Rajka Jurdana Šepić: «Anche la scienza è cultura»

Con la prof.ssa Rajka Jurdana Šepić dell’Università di Fiume – che coltiva pure l’amore per la poesia e per il dialetto ciacavo, autrice di raccolte di poesie, sillogi e coautrice di raccolte collettive di versi – una carrellata sui numerosi progetti che il suo Team creativo Campus ha ideato nell’ambito di Fiume Capitale europea della Cultura 2020

Rajka Jurdana Šepić. Foto: Željko Jerneić

La prof.ssa Rajka Jurdana Šepić è una di quelle persone il cui entusiasmo, la voglia di fare, ma anche la molteplicità di talenti dei quali sono dotate, le portano a occuparsi delle attività più disparate. E fanno tutto con la medesima dedizione, tanto da “contagiare” con la loro passione anche chi le circonda. Inevitabilmente, tale fervore è destinato a portare a dei bei risultati e in questo campo la prof.ssa Jurdana Šepić ha di che essere orgogliosa.
Docente di fisica al Dipartimento di fisica dell’Università di Fiume, un segmento importante della sua attività professionale è l’opera di divulgazione scientifica con la quale si impegna a condividere, innanzitutto con i bambini e i giovani, le meraviglie delle scienze naturali nell’intento di risvegliare in loro la curiosità e l’interesse per queste discipline. A questo fine, è attiva ormai da anni nell’organizzazione del Festival della scienza a Fiume e nell’ideazione di diversi programmi radiofonici di divulgazione scientifica, tra cui la popolare trasmissione radiofonica “Baltazar” di Radio Fiume, realizzata dall’associazione Zlatni rez, della quale è membro. Il suo interesse non si limita, però, soltanto alla scienza, in quanto la prof.ssa Jurdana Šepić coltiva pure l’amore per la poesia e per il dialetto ciacavo, tanto che è autrice di due raccolte di poesie, redattrice di tre sillogi e coautrice di più raccolte collettive di versi. Ha all’attivo tre premi della giuria di esperti di Festival musicali per il miglior testo. Inoltre, è stata inserita come poetessa nell’Antologia della poesia ciacava del XX secolo, di Milorad Stojević, e nell’antologia “Versi na šterni”, di Boris D. Biletić.
Il Campus uno dei vicinati di CEC
La ragione per il colloquio con la prof.ssa Jurdana Šepić è la sua attività a capo del Team creativo Campus (Kampus kreativni tim), organo istituito nel 2017, che riunisce docenti, esperti, assistenti, operatori culturali e studenti, impegnati nell’ideazione di progetti e programmi nell’ambito di Fiume Capitale europea della Cultura 2020. Infatti, il Campus fa parte della direttrice programmatica “27 vicinati” in seno alla quale verranno portati avanti diversi progetti. Uno di questi è stato realizzato pochi giorni fa, quando lungo la scalinata centrale del Campus sono stati collocati dieci pannelli che raccontano la storia dell’Ateneo fiumano, che l’anno scorso ha celebrato il 45º anniversario della fondazione. L’attività del Team creativo Campus sarà ancora più intensa nel 2020, quando verranno allestite undici mostre legate a progetti promossi nell’ambito di concorsi del Team e del Vicinato Campus.
Com’è stato fondato il Team creativo Campus?
“Quest’organo (TTC) è stato costituito già durante la candidatura di Fiume al progetto Capitale europea della Cultura 2020 – esordisce la nostra interlocutrice –. All’epoca è stato costituito un consiglio di programmazione per Fiume CEC, mentre nel momento in cui la nostra città ha ottenuto l’ambito titolo, l’Università è stata inclusa nel progetto tramite due direttrici programmatiche, “Dolce e Salato” e “27 vicinati”. Io sono responsabile del programma “27 vicinati” in seno al Campus, per cui il TCC è stato costituito proprio per portare avanti i progetti ideati nel suo ambito. Il Campus nel suo insieme è uno dei 27 vicinati dal momento che si tratta di una parte della città densamente popolata in cui vengono portate avanti numerose attività culturali, artistiche e scientifiche. D’altro canto, il polo universitario è nato in una zona precedentemente occupata dall’esercito e quindi separata dal tessuto urbano di Tersatto.”
Integrazione nella comunità
“Con la costruzione del Campus – prosegue –, per certi versi si può dire che siamo capitati in questa zona come degli alieni, quindi forse non siamo ancora completamente integrati nella vita di questo quartiere. L’obiettivo dei programmi che proponiamo è innanzitutto l’integrazione nella comunità, che tra l’altro è una funzione pubblica dell’Università. Questa nostra istituzione produce numerosi programmi e conoscenze che non sono destinate soltanto agli studenti, bensì ne possono usufruire anche i cittadini. Le lezioni, i laboratori e gli eventi di vario tipo sono aperti a tutti. Il nostro Team creativo è stato pertanto costituito per intensificare l’interazione dell’Ateneo con l’ambiente circostante, ovvero con l’intero Sušak, in quanto tra tutti i rioni cittadini inclusi nel programma ‘27 vicinati’ nella parte orientale di Fiume c’è soltanto il Campus. Noi cerchiamo, quindi, di collaborare anche con i rioni di Vežica superiore e inferiore e Tersatto, come pure con la Società dei sušačani. Del nostro Team possono prender parte tutti gli interessati che desiderano realizzare delle idee. Attualmente, questo organo conta una quarantina di persone di diversi profili.“
Quali progetti verranno realizzati?
“L’anno scorso, il TCC ha bandito un concorso per i progetti da realizzare nell’ambito di Fiume CEC e che verranno finanziati dall’Università. Ne sono stati selezionati 28, che verranno realizzati nel 2020 o l’anno dopo. Tra questi, ad esempio, il progetto ‘La matematica magica’ (Čarobna matematika), mentre la prima mostra che verrà aperta nel 2020 è stata realizzata dai colleghi del Dipartimento di storia e sarà legata alla Guerra civile spagnola. I colleghi di croatistica, invece, hanno proposto un progetto legato al patrimonio linguistico, mentre in seno alla Facoltà di Edilizia è stato ideato il cosiddetto Campus inclusivo. L’idea è di svolgere delle inchieste tra gli studenti e i cittadini per capire quali siano i contenuti da aggiungere nel Campus. Un esempio: nelle vicinanze del Campus c’è l’Ospedale di Sušak nel quale ogni giorno giungono pazienti provenienti dalle isole o dal Gorski kotar. Di solito vengono accompagnati dai familiari che sono costretti ad attendere per ore fino alla conclusione delle visite. Si pone quindi la domanda di come e dove trascorrere tutto questo tempo. L’idea è di offrire loro dei contenuti come mostre, bar, conferenze e altro. Nell’ambito delle inchieste preliminari si è voluto capire in che modo i cittadini utilizzano lo spazio del Campus, se hanno mai assistito a qualche lezione (e quale), se hanno mai preso un caffè in un determinato bar e via dicendo.”
Impegno volto al sapere e al progresso
“Oltre ai succitati progetti, esistono anche quelli di gruppo chiamati ‘Giornata magica’. Il nome del progetto è stato ideato dai bimbi dell’asilo ‘Đurđice’. Si tratta di un nuovo asilo che conta numerosi gruppi ed è effettivamente il nostro vicino, per cui abbiamo instaurato una bella collaborazione con quest’istituzione. I nostri studenti e docenti sono spesso ospiti dell’asilo e svolgono diverse attività con i bambini. Allo stesso modo, i bimbi fanno spesso visita alla nostra Accademia, dove disegnano, dipingono, modellano l’argilla e via dicendo. Questo programma si svolge per il secondo anno consecutivo. Un altro aspetto importante di questa collaborazione è il fatto che, quando vengono svolti laboratori di matematica o fisica negli asili, i bambini pongono domande alle educatrici anche diversi giorni dopo il laboratorio, per cui il personale degli asili ha pregato se fosse possibile fornire anche delle consultazioni specialistiche per il personale degli asili affinché possano rispondere con competenza alle domande dei bimbi. Si tratta, in effetti, di una specie di perfezionamento professionale, un impegno concreto volto al sapere e al progresso.”
Installazione di Darko Fritz
“Un altro progetto interessante è quello dell’artista Darko Fritz, che si occupa di installazioni negli spazi esterni. Una di queste sarà sistemata anche nel nostro Campus, nei pressi della Facoltà di Edilizia, e sarà realizzata in pietra ed edera. L’installazione recherà il messaggio ‘I’m not a robot’ (Non sono un robot), in quanto gli interventi di Fritz nello spazio sono legati a Internet; sarà lunga una trentina di metri e segnerà l’inizio della costituzione di un parco che andrà ad abbellire l’ambiente esterno del Campus. Devo aggiungere che anche l’allestimento sarà concepito come un laboratorio aperto a tutti, in seno al quale si potrà imparare a scolpire la pietra”.
Qualche collaborazione con l’estero?
“Il nostro TCC ha una fruttuosa collaborazione pure con Trieste, che l’anno prossimo porterà il titolo di Città europea della Scienza, per cui nel 2020, nella prima settimana di marzo, avremo un programma più intenso nel vicinato Campus al quale prenderanno parte anche i nostri colleghi del capoluogo giuliano. Nella prima metà di luglio, invece, verranno organizzati degli shuttle bus per Trieste, che permetterà agli studenti, docenti e cittadini di visitare i loro programmi scientifici. Tra gli altri progetti c’è anche il laboratorio di pronto soccorso, ideato dalla Facoltà di Medicina, al quale potranno prendere parte i cittadini interessati.”

Rajka Jurdana Šepić davanti al Campus di Tersatto

I progetti proposti dal TCC comprendono tutte le discipline scientifiche e umanistiche presenti all’Università?
“Certo, perché la cultura è tutto ciò che coltiviamo: dalle capsule di Petri nelle quali crescono colture cellulari, alle cultura della scienza, coltivata anche nell’ambito del Festival della Scienza. A proposito, proprio quest’anno ho proposto che la prossima edizione del Festival, che si tiene sempre in aprile, abbia come tema la cultura della scienza. Gli obiettivi dell’Università sono la visibilità dell’istituzione e la sua funzione pubblica, in quanto questa non è destinata soltanto a coloro che la frequentano o che vi lavorano, bensì a tutti i cittadini.”
A proposito di cultura della scienza. Ormai da anni siamo testimoni di una crescente diffusione di idee pseudoscientifiche e di movimenti antiscientifici nel mondo (un esempio sono gli antivaccinisti e i terrapiattisti), mentre al contempo la scienza vera e propria, basata sulle prove, viene vista come un nemico.
“Si tratta di un fenomeno diffuso, anche perché chi diffonde idee antiscientifiche lo fa spesso a scopi di lucro. Questo lo vediamo soprattutto nel campo della cosiddetta ‘medicina alternativa’, dove coloro che la propagano – e lo fanno con molta efficacia – offrono ‘cure’ per le quali si fanno pagare profumatamente. Gli scienziati veri non sono milionari e non vivono nel lusso, in genere non sono nemmeno interessati a questo stile di vita. In questo senso è importante lavorare sul marketing della scienza, ovvero sulla divulgazione scientifica. Qui bisogna accennare anche al rapporto tra la scienza e i media, la scienza e la religione e la scienza e la pseudoscienza. In seno al nostro Dipartimento ci sono corsi di divulgazione scientifica che si occupano proprio di questi temi.”
Che cosa ci dice sulla divulgazione scientifica?
“Il problema della scienza è che soltanto da venti o trent’anni in Croazia si rivolgere più attenzione alla divulgazione scientifica. In precedenza, gran parte degli scienziati non lo vedevano di buon occhio, in quanto ritenevano che questo tipo di attività intaccasse la dignità della scienza trasformandola in spettacolo. All’epoca non esistevano programmi di divulgazione scientifica perché era diffusa l’opinione che non fosse compito degli scienziati occuparsi di questa attività. Ma se non lo fanno gli scienziati, chi lo può fare? Per fortuna, negli ultimi vent’anni le cose sono cambiate. Oggi siamo testimoni di una fantastica cultura della scienza, con la promozione di numerosi eventi, progetti, laboratori, manifestazioni e trasmissioni radiofoniche dedicate a questa disciplina. Detto questo, si rimane senza parole osservando il diffondersi di idee antiscientifiche nel mondo contemporaneo. Se uno crede che le ‘cure’ alternative funzionano, allora mi chiedo per quale motivo vada comunque dal medico quando è malato.”
Il surplus di informazioni
Che cosa ne pensa delle sovrabbondanti comunicazioni che ci investono?
“Negli ultimi anni, vero, nella cultura della scienza è emerso un surplus di informazioni. Questo fenomeno coinvolge sia i bambini che gli adulti. È diventato, infatti, molto difficile trattenere l’attenzione dei bambini durante le lezioni. Siamo circondati da troppe informazioni sonore e visive che ci impediscono di mantenere l’attenzione fissa su un’attività per una determinata quantità di tempo. La scienza, invece, richiede molto tempo, molta pazienza, un ambiente tranquillo e tanta concentrazione. Queste sono cose che mancano nel mondo contemporaneo. All’epoca in cui ero studentessa era difficile trovare informazioni su un argomento. Per farlo bisognava andare in biblioteca, chiedere il volume che desideriamo consultare, attendere che la bibliotecaria ce lo porti, leggere l’informazione e via dicendo. Oggigiorno, le informazioni sono ovunque, delle quali, però, gran parte non è attendibile oppure sono completamente false. Quindi, la sfida attuale nella divulgazione scientifica è come distinguere le informazioni attendibili da quelle false, il che è essenziale.”
Come distinguere le informazioni attendibili da quelle false?
“Al giorno d’oggi, innanzitutto bisogna sapere da quale fonte giunge l’informazione per capire se questa sia attendibile o no. Purtroppo, siamo testimoni di tantissime persone che seguono i consigli di celebrità concernenti, ad esempio, il rifiuto dei vaccini, il che ha portato alla diffusione di malattie infettive che soltanto qualche anno fa erano state proclamate estinte in quasi tutto il mondo. Se qualcuno ha problemi con l’automobile, non va da un medico per chiedere consigli, va da un meccanico. Lo stesso vale anche nel caso delle malattie. Se uno è malato, va dal medico, che ha studiato vent’anni per svolgere la sua professione, e non chiede consigli a una celebrity in tutt’alto campo. È importante che i cittadini sappiano distinguere le informazioni vere o false anche perché in futuro dovremmo decidere su molte cose: sulla potenziale costruzione di centrali nucleari, sulla morte assistita e tanti altri argomenti importanti. Per poter giungere a una decisione è indispensabile essere informati e disporre di fatti e di prove.
Analfabeti funzionali
“La responsabilità dei cittadini è sempre più grande, mentre al contempo gli esami PISA dimostrano che il 30 per cento dei nostri quindicenni sono degli analfabeti funzionali che non comprendono ciò che leggono. La democrazia esige un cittadino informato, funzionalmente alfabetizzato e responsabile, mentre i dati dimostrano che la nostra società è sempre più lontana da questo modello. Di conseguenza, la nostra lotta per la cultura della scienza deve essere ancora più intensa.”
Lei si occupa di divulgazione scientifica da tanti anni. Nonostante tanti problemi, quali sono stati i risultati positivi nel suo lavoro con i giovani?
“Uno dei risultati è che le scienze naturali sono tenute più in considerazione perché è chiaro che stanno attraversando un periodo di crisi. Ma ciò non riguarda soltanto la Croazia, è un fenomeno diffuso anche in Europa, in quanto i dati dimostrano che quanto più alto è il livello di benessere di un Paese, si registra una diminuzione del numero di matricole ai corsi di scienze naturali. Un fenomeno inverso si registra, invece, nei Paesi poveri, in quanto qui la scienza è vista come un modo per uscire dalla povertà. Anche la Croazia, sebbene non si tratti di un Paese ricco, segue le tendenze dell’Europa occidentale e l’interesse dei giovani per la scienza è piuttosto basso, in quanto si tratta di una disciplina difficile, che esige tanta pazienza e concentrazione.
Vedo, comunque, tanti risultati positivi nel campo della popolarizzazione della scienza, che viene presa molto sul serio in ogni Dipartimento dlla nostra Università. La crisi persiste, però, nel campo dell’insegnamento della matematica e della fisica. È una mancanza da sempre presente, anche quando io andavo a scuola, mentre oggigiorno si è ulteriormente inasprita. Pochi desiderano lavorare a scuola e questo fenomeno riguarda anche altre materie, non soltanto la matematica e la fisica. Questo è un problema di valori che vengono coltivati nella società. I giovani non hanno nessun desiderio di lavorare nelle scuole e il sistema d’istruzione è in forte crisi. Le scienze naturali sono sempre una lotta.”

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