Etnie. Lotta per i diritti acquisiti

A colloquio con Aleksandar Tolnauer, presidente del Consiglio delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia

Aleksandar Tolnauer, presidente del Consiglio delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia. Foto: Goran Žiković

Nella sfera dei diritti delle minoranze nazionali nel 2019, in Croazia, sono state fatte numerose conquiste. Il Sabor ha approvato le modifiche alla Legge sull’elezione dei Consigli e dei Rappresentanti delle minoranze nazionali, mentre il governo e i deputati eletti nella XII circoscrizione hanno compiuto notevoli passi avanti nell’attuazione dei piani operativi sui quali si basa il sostegno di quest’ultimi alla maggioranza. Abbiamo analizzato questi e altri argomenti d’interesse per le etnie con un interlocutore d’eccezione, Aleksandar (Saša) Tolnauer, presidente del Consiglio delle minoranze nazionali della Repubblica di Croazia. Il nostro interlocutore ha anticipato anche quali sono gli obiettivi che il Consiglio si è posto per il 2020.
Cosa ricorderà dell’anno che si è appena concluso?
“Il 2019 è stato un anno specifico sia per il Consiglio sia per le minoranze nazionali. Siamo riusciti ad attuare dei progetti che avevamo in cantiere da anni. Mi riferisco, innanzitutto, ai piani operativi contemplati dall’accordo di coalizione stipulato tra i deputati ai seggi specifici e il governo. A prescindere dall’opinione che ciascuno può avere dell’Esecutivo, non possiamo negare che questo è stato il primo governo ad essersi impegnato in questo modo. È vero che in passato erano stati fissati dei piani d’azione, ma i medesimi non erano stati attuati. Ora, invece, sono state determinate le aggiunte in seno ai vari dicasteri.
Di concerto con i deputati delle minoranze nazionali siamo riusciti a far approvare la nuova Legge sulle elezioni dei Consigli e dei Rappresentanti delle minoranze nazionali. Un traguardo, questo, caldeggiato a lungo dal Consiglio. La nuova Legge non è perfetta, tuttavia, ha consentito di cancellare numerose lacune presenti nella normativa in vigore precedentemente. I Consigli e i Rappresentanti sono parte integrante delle autonomie di autogoverno. In alcune realtà essi funzionano in modo encomiabile, ma nella maggior parte dei casi venivano per così dire ignorati. Sta a noi batterci affinché ai Consigli e ai Rappresentanti sia riconosciuto un ruolo non soltanto consultivo. Intanto, siamo riusciti, tutti insieme, a dimostrare la validità della Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali, ossia che è giusto includere i deputati delle etnie nei lavori del Consiglio”.
Il ruolo dei deputati
Alcuni circoli non vedono di buon occhio ili fatto che i deputati eletti nella XII circoscrizione facciano parte del Consiglio. Hanno ragione a parlare di conflitto d’interessi?
“Iniziamo con lo sfatare il falso mito stando al quale sono il presidente del Consiglio e i deputati delle minoranze nazionali a decidere chi otterrà i finanziamenti. Si tratta di una tesi assurda dovuta alla scarsa conoscenza della materia. La ripartizione dei mezzi è stabilita da una Commissione indipendente composta da membri esterni al Consiglio. Io non devo neppure bussare alla loro porta se desidero evitare di finire in conflitto d’interessi. A loro volta, in seno al Consiglio, i deputati non partecipano alle votazioni che riguardano le rispettive minoranze nazionali.
La Legge costituzionale sancisce che il Consiglio è l’organismo apicale delle minoranze nazionali, in seno al quale si articolano gli interessi delle medesime. Per il tramite dei deputati delle etnie il Consiglio è in grado di articolare i suoi interessi nella sfera legislativa. Discorsi analoghi potremmo farli anche per quanto concerne i nostri membri che provengono dalle file delle autonomie locali e dalla società civile. I primi per quanto concerne le questioni di competenza delle unità di autogoverno. I secondi, invece, grazie al loro prestigio e autorevolezza, possono influenzare i temi connessi all’autonomia culturale portati avanti dalle associazioni delle minoranze nazionali”.
Quali sono gli obiettivi che vi siete posti per il 2020?
“Punteremo a incrementare ulteriormente la qualità dei programmi che beneficiano del nostro sostegno e a contrastare l’atmosfera d’intolleranza che si respira nella nostra società. Il 14 maggio 2015 il Consiglio aveva presentato a Pola la Dichiarazione sull’intolleranza e l’etnocentrismo. Nel frattempo la situazione è peggiorata. L’estrema destra si sta rafforzando in tutta l’Europa. C’è in atto un tentativo, non di riscrivere, bensì di falsificare la storia e capovolgere l’esito della Seconda guerra mondiale. Lo scorso 27 giugno abbiamo diramato un comunicato stampa per denunciare l’aumento dell’intolleranza e dell’etnocentrismo in Croazia, a prescindere dagli sforzi profusi dal governo al fine di contrastare le varie forme di discriminazione. Sbaglia chi crede che questa sia una battaglia che riguarda esclusivamente le minoranze nazionali, si tratta di una sfida che deve coinvolgere la società in generale, ne va del prestigio del Paese”.
L’avanzata degli estremisti riguarda soltanto la Croazia o stiamo parlando di un fenomeno di proporzioni più ampie?
“Siamo testimoni di un periodo storico particolare. In Europa la xenofobia, il razzismo e l’antisemitismo sono fenomeni in crescita e nessuno osa dire apertamente perché si stanno sviluppando. Per certi versi si tratta di un modello di business. Stiamo assistendo a grossi moti migratori che possono causare da un lato l’abbattimento del costo del lavoro e dall’altro l’innalzamento dei guadagni. Diamo più importanza all’imballaggio che al contenuto e di conseguenza la società tollera e incentiva la violenza. Sta a noi batterci contro questo clima. Dal canto nostro lo stiamo facendo dialogando con il governo. L’Esecutivo guidato da Andrej Plenković sta profondendo grandi sforzi su questo fronte”.
Budget ai livelli del 2009
A quanto ammonta il budget a disposizione del Consiglio?
“Per il finanziamento dell’autonomia culturale nel 2020 avremo a disposizione 43.395.000 kune (l’informazione è stata pubblicata a pagina 131 delle Narodne novine, numero 117, del 2 dicembre 2019, nda), di cui 41.995.000 kune riservati ai programmi delle associazioni e degli enti delle minoranze nazionali. In base all’Accordo bilaterale stipulato con l’Italia, la Croazia è in obbligo di versare 500mila kune al Dramma Italiano di Fiume. Altre 860mila kune saranno spese in base agli impegni assunti dal Paese nell’ambito della Strategia sull’inclusione dei rom fino al 2020, mentre 60mila kune saranno impiegate per finanziare l’Incontro (Lipovljani, 30 mila kune) e la Serata (Bjelovar, 30mila kune) delle minoranze nazionali. L’importo di 41.995.000 kune comprende pure le risorse destinate alla Voce del popolo, al CRS di Rovigno nonché alla copertura degli obblighi che abbiamo assunto nei confronti dell’Ungheria”.
Rispetto al 2019 le risorse a vostra disposizione sono rimaste invariate, sono aumentate o hanno subito un taglio?
“Rispetto al 2019 il budget è lievitato del 21,35 p.c. Ma forse, e non mi stancherò mai di rilevarlo, più che parlare di un aumento sarebbe corretto dire che i contributi a nostra disposizione sono tornati ai livelli del 2009. Dialogando con il governo siamo tornati ai livelli di finanziamento che avevamo raggiunto dieci anni fa. Nel frattempo c’è stata una crisi, non possiamo farne una colpa agli Esecutivi che si sono susseguiti in passato. D’altro canto, non possiamo fare finta che dopo l’adesione della Croazia all’Unione europea l’attenzione nei confronti delle minoranze nazionali abbia subito una stagnazione, per non parlare del periodo quando al governo c’era il tandem Karamarko-Orešković e fu accarezzata l’idea di rivedere i diritti delle minoranze nazionali”.
L’autonomia culturale
Che cos’è l’autonomia culturale?
“A definire che cosa sia l’autonomia culturale è la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, un trattato delle Nazioni Unite entrato in vigore nel 1976. Si trattò di una svolta epocale nella storia della civiltà umana. Storicamente le minoranze nazionali aspiravano principalmente a ottenere l’autonomia territoriale, un po’ come accade oggi con i catalani in Spagna o i finlandesi in Svezia. L’autonomia culturale è una scelta politica che ha consentito di superare questa situazione, fornendo ai Paesi gli strumenti per prevedere nelle rispettive legislazioni il diritto delle etnie, minoranze e comunità nazionali a tutelare e coltivare le loro peculiarità, identità, lingua, tradizioni, memoria storica e confessione religiosa, stabilendo il concetto di Stati multinazionali. In altre parole, potremmo dire che l’autonomia culturale è un’importante conquista dei sistemi democratici e della politica condotta nelle società multietniche contemporanee”.
Dunque non ha senso parlare di etno-business?
“Negli ultimi anni siamo riusciti a far evolvere la qualità dei programmi della società civile proposti dalle associazioni delle minoranze nazionali nella sfera dell’autonomia culturale. Ma ciò di cui andiamo più fieri è il fatto di aver ridotto ai minimi termini la prassi del cosiddetto ‘etno- business’. A causa di questo siamo stati sottoposti a duri attacchi da parte delle organizzazioni che spendevano i contributi in modo ingiustificato e che di conseguenza hanno dovuto restituire le risorse loro assegnate, versando pure gli interessi”.
Come vengono ripartiti i mezzi a vostra disposizione?
“La ripartizione dei mezzi a disposizione del Consiglio avviene sulla base di metodologie che rispecchiano gli standard europei. I controlli sono rigorosi, d’altronde i soldi a nostra disposizione sono stati erogati dai contribuenti. La Croazia fa parte dell’UE e anche noi abbiamo dovuto adeguare i nostri parametri al codice europeo sul finanziamento delle associazioni della società civile. Ovviamente, esistono delle specificità di cui ci siamo impegnati a tenere conto. Nel 2019 il Consiglio ha dovuto introdurre un regolamento sul rischio connesso all’erogazione dei mezzi finanziari. La responsabilità fiscale connessa all’impiego dei fondi a nostra disposizione ricade su di me in qualità di presidente del Consiglio delle minoranze, ma anche sui rappresentanti legali di coloro che sono i beneficiari dei contributi”.
Possiamo attenderci un inasprimento dei criteri di ripartizioni dei contributi?
“Il Consiglio è qui per aiutare i potenziali fruitori dei finanziamenti e non per complicare loro la vita. Ci sforzeremo di semplificare l’iter di candidatura. Siamo passati al sistema delle applicazioni. Ciò significa che non appena una domanda viene notificata al Consiglio, lo sa anche il Ministero delle Finanze. Sotto questo punto di vista i controlli sono accurati ed è un bene che lo siano. Nel 2020 ci sforzeremo di migliorare ulteriormente il sistema delle applicazioni e a promuovere corsi di formazione rivolti ai nostri potenziali beneficiari”.
Il rischio di assimilazione
Sono circa 1.300 le richieste di finanziamento che vagliate ogni anno. Il Consiglio dispone di un organico adeguato?
“Dal punto di vista logistico ci confrontiamo con grossissimi problemi. Siamo un team di sole sei persone e purtroppo molti hanno iniziato a considerare il Consiglio alla stregua di un ufficio di contabilità delle minoranze nazionali. Ma i nostri compiti vanno ben oltre. Ci occupiamo dei problemi degli appartenenti alle minoranze nazionali, ma si rivolgono a noi pure gli appartenenti alla maggioranza e addirittura gli appartenenti alle minoranze laddove costituiscono la maggioranza della popolazione. Il denaro non è sempre al centro della nostra attenzione. Uno dei nostri compiti fondamentali consiste nel vigilare sul rispetto della Legge costituzionale e vegliare sull’attuazione dei diritti acquisiti. I diritti acquisiti non sono una costante né tanto meno esiste la certezza che i medesimi rimarranno garantiti in eterno. Anche per questa ragione è importante che gli appartenenti alle minoranze nazionali mantengano il diritto a eleggere al Sabor i deputati delle etnie. Nessun partito ha elaborato un programma incentrato sui temi che riguardano le minoranze nazionali. Non mi riferisco alle divisioni ideologiche, bensì alle questioni di natura pragmatica”.
In Croazia le minoranze corrono il rischio di essere assimilate?
“È importante non scordarsi mai che la multietnicità è una caratteristica di quasi tutti i Paesi in Europa e nel mondo. La gestione delle differenze identitarie tra la maggioranza e le minoranze è soggetta ai mutamenti della società dovuti a questioni legate alla sicurezza, alla storia e alla situazione politica. La gestione delle diversità è sempre in mano alla maggioranza, che di conseguenza ha una responsabilità sociale maggiore e l’onere di attuare una dottrina multiculturale, includendo gli appartenenti delle minoranze nazionali nelle decisioni rilevanti per il funzionamento della società. In altre parole, nelle società democratiche contemporanee anche le minoranze devono essere coinvolte nei processi decisionali in generale e non solo per quanto concerne i temi che le riguardano direttamente, ghettizzandole. In questo modo si sostiene la coesione, lo sviluppo e la stabilità della società. L’alternativa è rappresentata dall’assimilazione e dalla sottovalutazione dei problemi delle minoranze, che non hanno mai prodotto nulla di buono”.
Le testate minoritarie sono molto seguite
Nel 2019 la Voce del popolo ha celebrato il 130° anniversario dall’uscita del primo numero e il 75° anniversario di pubblicazioni ininterrotte. Qual è oggi il ruolo dei mezzi d’informazione nelle lingue delle minoranze nazionali in Croazia?
“Viviamo in un periodo nel quale la verità e la menzogna si rincorrono. La festa di nozze è più importante dell’amore e diamo più importanza al funerale che al ricordo della persona defunta. Di conseguenza, per le minoranze nazionali il ruolo dei mezzi d’informazione è estremamente importante. A prescindere da che cosa se ne pensi, i nostri mass media sono molto seguiti. La stampa nelle lingue delle minoranze nazionali è più che necessaria, se non ci fosse non ci sarebbe nessuno interessato a scrivere in merito ai temi che ci riguardano. Bisogna anche riconoscere alla Croazia il merito di aver creato i presupposti affinché i mass media delle minoranze nazionali possano esistere e funzionare. Nel Paese vengono pubblicate 54 testate minoritarie, nessun altro Stato europeo può dire altrettanto”.

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