«Noi, bambine ad Auschwitz» ora anche in croato

Tradotto il libro delle sorelle Bucci

Il libro “Noi, bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah”, di Andra Bucci e Tatiana Bucci, pubblicato in Italia dalla Mondadori nel 2019, da ora è disponibile pure nella traduzione in lingua croata, con il titolo “Mi, djevojčice iz Auschwitza. Naša ispovijest: kako smo preživjele Holokaust”. Il volume è stato pubblicato da Naklada Val di Fiume, con la traduzione di Vanesa Begić e l’introduzione di Tvrtko Klarić.

 

Il 28 marzo 1944
Il libro è stato scritto a quattro mani dalle sorelle Bucci affinché si sappia, affinché “non succeda mai più”. Secondo le stime più recenti, ad Auschwitz-Birkenau vennero deportati oltre 230.000 bambini e bambine provenienti da tutta Europa, solo poche decine sono sopravvissuti. Andra e Tatiana fanno parte di questa piccola schiera. Questa, in breve, la storia narrata: la sera del 28 marzo 1944 la famiglia Perlow viene svegliata da forti rumori: entrano i nazisti nella loro casa di Fiume. La madre delle bambine allora di quattro e sei anni, era di origine russa. La sua famiglia era fuggita dai Pogrom verso l’Ungheria e di là a Fiume, così come tanti altri ebrei.

Nove mesi d’inferno
La madre sposerà un cattolico istriano, Bucci, nonostante la contrarietà dei parenti. Ma quella notte, quel bussare alla porta segnerà l’inizio di una lunga violenza, dopo una breve sosta nella Risiera di San Sabba a Trieste, saranno deportate ad Auschwitz-Birkenau, dove molti di loro saranno uccisi.
Sopravvissute alle selezioni forse perché scambiate per gemelle o forse perché figlie di un padre cattolico, o semplicemente per un gioco del destino, le due sorelle saranno internate, insieme al cugino Sergio di sette anni in un Kinderblock, il blocco dei bambini destinati alle più atroci sperimentazioni mediche.

Vivere a Birkenau per le due bambine diventa la normalità, nove mesi d’inferno fino a quel 27 gennaio 1945, la liberazione. Che non significa però il ritorno a casa. Le sorelline trascorreranno ancora un anno prima in un orfanotrofio di Praga e alcuni mesi a Lingfield, in Inghilterra, in un centro di recupero diretto da Anna Freud, dove finalmente conosceranno la normalità vera, umana. Ricordano il caldo della camera e dei lettini che vennero loro assegnati, il cibo finalmente, e giochi e giocattoli. Sarà qui che le ritroverà la mamma. Questi i contenuti delle pagine dalle quali non dovremmo mai togliere il segnalibro, perché senza passato non c’è futuro.

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