La complessa realtà dei Balcani

La storia di questa vasta area è ancora tutta da scoprire in quanto la nostra conoscenza delle vicende che hanno segnato un territorio conteso e frammentato è ancora sommaria

La provincia di Tracia nel contesto balcanico

L’Europa è una regione geografica comunemente considerata un continente in base a fattori storico-culturali e geopolitici. Negli anni Cinquanta del secolo scorso alcuni Stati entrarono a far parte di un’unione economica, che poi è cresciuta diventando quella che noi conosciamo come Unione europea, che comprende 27 Stati membri d’Europa. I Balcani, o almeno quello che comunemente si sottintende come penisola balcanica, sono ancora un’entità culturalmente distante dal resto dell’Europa, ma la loro storia è legata intrinsecamente al resto del continente. A parlare de “I Balcani nel futuro dell’Europa” è stato il professor Egidio Ivetic, docente di storia moderna e Storia del Mediterraneo in età moderna all’Università degli Studi di Padova, in un incontro virtuale estremamente interessante.

 

Sergio Cecovini, presidente del Circolo della Cultura e delle Arti, ha dato il benvenuto a tutte le persone connesse, più di cento entusiasti e storici, nonché persone interessate alla materia, e ha spiegato che la storia dei Balcani è ancora tutta da scoprire in quanto la nostra conoscenza delle vicende che hanno segnato un territorio conteso e frammentato è ancora sommaria.

Raul Marsetič

Visione personale della regione
Raul Marsetič, direttore del Centro di ricerche storiche di Rovigno, che ha organizzato l’incontro in collaborazione con il Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, ha condiviso una visione personale dei Balcani, nella quale sicuramente molte persone del nostro territorio si sono riconosciute.

“Per noi, appartenenti alla Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia – ha dichiarato -, parlare di Balcani è stato complicato in quanto abbiamo cercato di scostarci da qualsiasi collegamento automatico a questa zona geografica. Spesso vi siamo stati accostati solo per l’appartenenza territoriale alla Jugoslavia, in quanto in passato parlare di Jugoslavia significava parlare di Balcani, quindi per decenni siamo finiti in un unico grande contenitore balcanico al quale abbiamo sentito di non appartenere. Per anni abbiamo evitato questi argomenti alimentando un blocco psicologico che ora dobbiamo superare per esprimere il nostro pensiero sui Balcani e le identità balcaniche. Credo che il Crs possa fungere da ente di dialogo e comprensione tra i tanti mondi che gravitano intorno all’Adriatico orientale. La nostra doppia cittadinanza e la nostra conoscenza delle lingue e culture slave fa sì che la CNI abbia una comprensione particolare delle realtà dei Balcani. L’entrata in Unione europea ha significato moltissimo per noi, mentre l’entrata nell’area Schengen concluderà il lungo percorso di piena inclusione”, ha concluso Marsetič.

Una strada difficile
A differenza di Croazia e Slovenia, gli altri Stati come Bosnia ed Herzegovina, Serbia, Macedonia, Montenegro e altri, sono ancora fuori dall’Unione europea e dovranno percorrere una strada molto difficile per entrarvi. Fino a che non avverrà quest’inserimento, i Balcani resteranno un possibile fattore di instabilità sul quale le grandi potenze potrebbero far leva.

Il professor Stefano Amadeo, docente di diritto dell’Unione europea all’Università degli Studi di Trieste, ha spiegato che per il giurista i Balcani sono un microcosmo in cui studiare i rapporti tra gli Stati. Secondo Amadeo, l’Europa unita rappresenterà sicuramente un fattore mitigante delle tensioni e quindi porterà i Balcani alla stabilità, in quanto l’Ue non è l’ennesimo esempio di sistema politicamente coercitivo, ma è un sistema economico regolato dal diritto, dove il diritto ha una prevalenza sull’economia. Lo Stato di diritto è divenuto uno degli elementi della coesistenza e della struttura interna degli stessi Stati, che usano come parametro d’esame la Corte di giustizia, proprio come è avvenuto tra Croazia e Slovenia nella questione del Golfo di Pirano. Con l’adesione all’Ue i conflitti potranno stemperarsi all’interno di un’unione giuridica.

Stefano Amadeo

Cosa sono esattamente i Balcani?
La lezione del professor Ivetic è iniziata con una relazione interessante sul concetto di Balcani, un termine che desta ancora molti dubbi, anche tra gli esperti. Si tratta sicuramente di una zona frammentata per quanto riguarda le sovranità politiche. La divisione arriva a un grado tale, che né in Asia, né in Africa o in America si trovano contesti così frammentati e una tale concentrazione di confini. “Il luogo comune – ha illustrato Ivetic – è che i Balcani comincino a Trieste, anche se nel corso dei secoli le teorie a riguardo sono state numerose. Quando chiesero a Metternich dove iniziano i Balcani lui rispose che iniziano dalla Landstrasse, in centro a Vienna. Ovviamente, questa risposta non può venir presa in considerazione al giorno d’oggi e quindi preferiamo soffermarci sui confini naturali o storici”.
Ivetic ha spiegato che l’Istria, ad esempio, non può essere considerata parte della penisola balcanica, in quanto geograficamente e culturalmente non presenta le stesse caratteristiche dell’area più orientale. I Balcani si potrebbero delimitare dalla città di Fiume e le foci del Danubio (un confine lungo circa 1100 km) e da Belgrado e la punta del Peloponneso.

È problematico il confine settentrionale, che per consuetudine è definito dai corsi dei fiumi, ovvero il Danubio fino a Belgrado, poi il fiume Sava e successivamente la Kupa fino a dove sparisce (presso il monte Risnjak, vicino a Fiume). Quindi il confine occidentale dei Balcani arriverebbe fino all’interno del Golfo del Quarnero.

La storia dell’area ne traccia i confini
Il basso corso del Danubio, ha continuato Ivetic, è stato il limes romano, la barriera per difendersi all’interno dei confini imperiali dall’Impero ottomano.

Tra i territori romani c’erano gli Stati tributari di Valacchia (i principi rumeni pagavano un dazio per evitare scontri armati). La zona da Belgrado al confine della Slovenia, ovvero il confine sul fiume Sava, è più recente, ma è forse più forte, in quanto segna la divisione tra l’area degli Asburgo (1684-99 reconquista contro la resistenza turca) e quella ottomana o turca. La città di Zemun, ad esempio, storicamente ha subito molto di più l’influenza mitteleuropea, della Belgrado sotto l’influenza ottomana. Il confine sulla Sava, dunque, segna la separazione tra il mondo ottomano e post-ottomano. Miroslav Krleža affermava che a nord di tale confine c’era il sud dell’Europa centrale.

Egidio Ivetic

Il confine nord-occidentale
“La parte più discussa del complesso tema dei Balcani è il nord ovest – ha continuato Ivetic -. Secondo lo storico serbo Jovan Cvijić, i Balcani arriverebbero fino a Lubiana e Gorizia (Isonzo), ma si tratta di una geografia che si adattava alle pretese del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Secondo questa teoria anche Trieste sarebbe balcanica. Il geografo tedesco Theobald Fischer disse invece che l’Europa possiede tre meridioni, ovvero la penisola iberica, l’Italia e i Balcani e in questo modo inserì nella definizione anche il termine di penisola, che è assolutamente corretto in quanto il mare delimita l’area da tutte le parti. Storicamente, dunque, Fiume è una città di confine, mentre il confine tra Croazia e Slovenia è stato fissato nell’843 col Trattato di Verdun dopo Carlo Magno. Per questo motivo tale confine è definito ‘forte’ o ‘duro’, in quanto è uno dei più antichi d’Europa”.

Le catene montuose come separatori
Il Gorski Kotar e la Lika appartengono al sistema dinarico e il mito ottocentesco che indicava il confine dell’Italia al valico montuoso del passo di Vrata è assolutamente errato.

Gorizia è lambita dal sistema dinarico, che finisce nel Kosovo e anche Lubiana si accosta alle Alpi Giulie. L’unica zona morfologicamente neutrale è l’Istria, che dunque non può venire inserita nella zona dei Balcani, in quanto esula dalla sua configurazione, ma neanche in quella italiana o dinarica o in altri contesti, ha spiegato il docente.

Egidio Ivetic Balcani

Le religioni fanno da spartiacque
Se gli Stati, i fiumi o i monti possono separare le culture, un altro elemento d’allontanamento è la religione, ovvero l’ortodossia, una proposta culturale spinta da parte della Russia. Seguendo l’esempio dei sassoni luterani, i rumeni tradussero la Bibbia per avvicinarla al popolo e in questo modo si allontanarono dall’Europa sia in quanto a cultura (non avevano avuto né Rinascimento né Illuminismo), che religione. Il terzo elemento di rottura è, ovviamente, la presenza islamica in parte dalla Tracia (Anatolia) e fino alla zona di Bihać.

Una brusca interruzione
Per quanto la lezione del professor Ivetic fosse stata interessante, anche perché corredata da cartine geografiche e altre illustrazioni, qualcuno ha tentato di sabotarla con continue interruzioni e interventi sulla parte visiva. Purtroppo in tali condizioni è stato impossibile seguire il discorso e quindi gli organizzatori sono stati costretti a interrompere l’incontro e continuarlo con un altro link e selezionando il pubblico. Ci auguriamo che si possa ripetere l’esperienza in un’altra occasione e che i malintenzionati vengano individuati e estromessi dal convegno.

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