I Quaderni del CRS di Rovigno in veste nuova

Il XXXI volume, oltre a riportare alcune novità, presenta questioni legate alla storia della minoranza italiana delle Regioni istriana e litoraneo-montana nel XX secolo

La copertina del XXXI volume dei Quaderni

È stato presentato ieri il XXXI volume dei Quaderni, l’annuale pubblicazione del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno.

 

Gli otto saggi compresi nella nuova edizione analizzano alcune delle fondamentali questioni legate alla storia della minoranza italiana delle Regioni istriana e litoraneo-montana, in relazione ai vari regimi di potere che si susseguirono nella zona a partire dal XX secolo.

Le novità del volume
Durante la presentazione online, organizzata per il tramite della piattaforma Zoom, Raul Marsetič, direttore del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, ha spiegato che, grazie ai cambiamenti delle modalità di lavoro proprie del Centro, degli ultimi due anni, è stato migliorato il livello di qualità delle pubblicazioni dell’istituzione, nonostante si fossero prolungati i tempi di produzione. Oltre a una migliorata impostazione scientifica dei Quaderni, ha aggiunto Marsetič, è stata modificata anche la veste grafica della pubblicazione.

La XXXI edizione dei Quaderni è stata introdotta da Orietta Moscarda, ricercatrice presso il Centro di Ricerche Storiche.

“I Quaderni, nell’ultima edizione, non vengono meno a quello che costituisce la loro missione originaria, ovvero di essere uno strumento al servizio degli studiosi della storia di confine, nonché di divulgazione storica presso il pubblico italiano, croato, sloveno, e quello più vasto della Comunità Nazionale Italiana”, ha dichiarato la studiosa. Inoltre, nel volume, la stessa Moscarda analizza minuziosamente la storia di Fiume tra il 1949 e il 1951 in merito alla repressione da parte del Cominform, l’ufficio d’informazione internazionale dei partiti comunisti europei.

Riscoperta di tematiche marginalizzate
Il nuovo numero della rivista esplora il modo in cui si situa il discorso sulle minoranze all’interno delle relazioni tra l’allora Jugoslavia e il Partito comunista italiano nel saggio di Bogdan Živković, nuovo collaboratore del Centro di Ricerche Storiche.

In occasione della presentazione, lo studioso serbo ha richiamato l’attenzione sul potenziale contributo che gli storici serbi potrebbero dare allo studio della storia della minoranza italiana della Regione, in quanto sensibili alla stessa questione delle minoranze, ma, dall’altro lato, oggettivi poiché non emotivamente coinvolti nella problematica.

Nel saggio dello studioso Ivan Buttignon viene illustrata l’attività del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste durante il Governo Militare Alleato. Come puntualizzato dallo storico e docente universitario triestino Raoul Pupo, il contributo di Buttignon risulta particolarmente importante in quanto legato a una tematica spesso trascurata che, in questo volume, si inserisce perfettamente nel più ampio studio dell’influenza del potere politico sulla Regione.

Lo studioso Francesco Scabar, nel saggio incentrato sull’attività del movimento Lista per Trieste, analizza l’attività del “sofisticato laboratorio politico”, come definito dallo stesso autore, in relazione alla “peculiare evoluzione politica e ideologica del mondo triestino e, di riflesso, anche di quello italiano”.
Il saggio biografico di Stefano Murello, dedicato a Umberto Cuzzi, traccia un profilo individuale e professionale dell’architetto parentino attivo nel periodo tra le due guerre a Gorizia e Torino. Artista noto da pochi, come afferma lo stesso autore dello scritto, ma assolutamente fondamentale per la storia della cultura istriana e giuliana, in quanto importante esponente dell’architettura razionalista.

La vita del politico e prefetto italiano Cesare Primo Mori è al centro del saggio di Stefano Felcher, docente e ricercatore storico. Il testo affronta, in particolare, il contributo di Mori rappresentato da “un’imponente serie di opere pubbliche, straordinarie soprattutto se rapportate ai mezzi operativi a disposizione, alle vastità delle zone di intervento”, come spiegato dall’autore. Molto interessante è il lavoro di Ferruccio Canali dedicato al cosiddetto “nazionalismo di confine”, in cui vengono indagate le modalità con cui è venuto a formarsi un senso di comunità a Pola in relazione al Romanismo giuliano (dominante nel periodo compreso tra il 1919 e il 1943), ovvero “il restauro, il recupero e la celebrazione delle importanti vestigia superstiti dell’antica Roma”.

Un’altra storia che viene riportata alla luce è quella del soldato volontario rovignese Federico Riosa, scomparso in battaglia durante la Prima guerra mondiale. Nel saggio firmato da Diego Han, viene analizzato il “culto della memoria e del ricordo” che circonda la figura di Riosa, sostenuto dalle autorità nel periodo del primo dopoguerra.

Le congratulazioni di Maurizio Tremul
In occasione della presentazione del volume, il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul ha ringraziato il Centro per l’impegno e la fatica dimostrata durante la crisi del coronavirus, grazie a cui è stato realizzato il nuovo volume di Quaderni.

“È fondamentale che le nostre istituzioni e la nostra Comunità prosegua il proprio lavoro”, ha dichiarato Tremul. “Questo tipo di incontri – ha aggiunto – dimostra la voglia di diffondere la nostra ricerca storica e culturale”.

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