Grande successo della lettura scenica de «L’Alfa Romeo dei fratelli Jankovits»

La vicenda dei due meccanici fiumani ha fatto ridere e piangere il pubblico presente a Palazzo Modello a Fiume

Elena Brumini, Andrea Tich, Bruno Nacinovich, Mirko Soldano e Serena Ferraiuolo

Per quanto sia bella, ricca di storia e cultura, interessante e dinamica, la città di Fiume è spesso stata una città in cui la vita è stata difficile e per niente scontata, soprattutto nel XX secolo.
Una moltitudine di cittadini di nazionalità italiana ha lasciato la città per rifarsi una vita in Italia, portando con sé un pezzo di storia fiumana che non verrà mai più restituito.
Laura Marchig ha raccontato le avventure dei fratelli Oscar ed Eugenio Jankovits, i migliori meccanici fiumani dell’inizio del secolo scorso, i quali progettarono e costruirono, nella seconda metà degli anni Trenta, l’Alfa Romeo 6C 2300 Aerodinamica Spider, un’automobile unica nel suo genere.
La presentazione della vicenda è avvenuta alla Comunità degli Italiani di Fiume e ha attirato tantissimi spettatori (rigorosamente distanziati tra di loro), che hanno ascoltato a bocca aperta la lettura scenica fatta da Bruno Nacinovich, Mirko Soldano, Andrea Tich, Serena Ferraiuolo ed Elena Brumini. Più che una lettura statica e lineare, quella presentata dagli attori del Dramma Italiano è stata una vera e propria infarinatura dello spettacolo che dovrebbe andare in scena nella primavera del 2021 e che sarà senza ombra di dubbio un successo a giudicare dalla reazione del pubblico dell’altra sera.
Una famiglia innamorata delle auto

I cinque attori durante lo spettacolo

La vicenda dei fratelli Jankovits, ovvero il loro interesse per le macchine è nato come risultato della stessa passione, nata nella mente e nel cuore del nonno.
Già dall’infanzia, dunque, Oscar e Gino giocano a fare gare, a guidare, a partecipare al Gran premio o magari diventare persino piloti del Führer.
La loro immaginazione non ha limiti e loro continueranno ad alimentarla e a indirizzarla sempre di più verso un progetto concreto, anche se di difficile realizzazione. Eugenio decide di studiare ingegneria meccanica, mentre Oscar si dedica agli studi di architettura, ma dopo poco abbandonano le rispettive facoltà e iniziano a lavorare come meccanici e formulare l’idea di dare il via alla produzione di un’automobile di stampo fiumano.
Il nonno, severissimo, è contrario all’iniziativa dei fratelli. “La macchina ce l’hanno solo i ricchi!” dice, ma i ragazzi nella loro lungimiranza gli spiegano che presto i tempi cambieranno, il numero di vetture aumenterà e anche il bisogno di concessionari, carrozzerie e officine, crescerà. Il legno sta per cedere il passo alla benzina e all’olio, affermano con convinzione.
Velocità, comodità e divertimento
Nasce così l’officina e autorimessa “Lampo” in via Ciotta, concessionario certificato Alfa Romeo in data 4 novembre 1933. E inizia così la costruzione, pezzo per pezzo, dell’Alfa Romeo Jankovits, una vettura che, in una simulazione fatta al computer, avrebbe potuto raggiungere i 250 chilometri orari. Oscar ed Eugenio hanno pensato e ripensato per anni ai modi più efficaci di rendere aerodinamica la vettura, di bilanciare peso e resistenza all’aria, di risolvere problematiche incontrate dalle formule soltanto negli anni Settanta. La bellezza della velocità, la riduzione delle distanze, il piacere del viaggio, sono tutti elementi che li hanno spronati a realizzare una macchina veloce, pratica e potente.
Ci sono voluti cinque anni per progettarla e quattro per costruirla, ma l’Alfa Romeo Jankovits è stata ultimata nel 1939 e per certi versi ricordava tanto la Batmobile di Batman, un supereroe nato nello stesso anno.
L’originalità dei due fiumani sta nel fatto che non si sono ispirati a nessun modello d’epoca, ma sono giunti a soluzioni a dir poco geniali lavorando incessantemente.
La fuga alla ricerca di una vita migliore

Gli spettatori muniti di mascherine e distanziati tra di loro

Alla Vigilia di Natale del 1946, approfittando del clima di festa, Gino e Oscar hanno attraversato il confine a tutta velocità eludendo i controlli delle guardie. Sono arrivati a Trieste con soli i cerchioni e senza ruote, bucate dai proiettili sparati dai militari.
Lo spettacolo racconta tutte le vicissitudini della famiglia fiumana, ma a parte i dettagli tecnici, che per la maggior parte delle persone probabilmente sono incomprensibili, quello che colpisce maggiormente è la vicenda umana e i destini di due promettenti geni della meccanica, che purtroppo sono costretti a rinunciare al loro sogno a causa della guerra e delle difficoltà economiche. L’Alfa Romeo dei fratelli Jankovits è uno spettacolo che tocca lo spettatore nel profondo, che fa ridere ma anche piangere, e che non vediamo l’ora di vedere in scena (probabilmente) a maggio dell’anno prossimo.

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