Carpathia, la nave che salvò i pochi superstiti del Titanic

Alla CI di Fiume allestito uno spettacolo che racconta la storia

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Carpathia, la nave che salvò i pochi superstiti del Titanic

Alla storia del tragico destino del transatlantico Titanic è legata quella della nave Carpathia, che nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912 soccorse tutti i superstiti del naufragio. Il racconto dell’RMS Carpathia, che spesso cade in secondo piano parlando del fatale viaggio inaugurale del Titanic, è stato al centro dell’evento tenutosi ieri presso il Salone delle feste di Palazzo Modello, sede della Comunità degli Italiani di Fiume.

Manuela Rassini ed Elena Colombetta

L’audace impresa del Carpathia

La scelta della tematica non è casuale, in quanto era proprio il capoluogo quarnerino il porto di destinazione del Carpathia, che qualche giorno prima del fatidico naufragio salpò da New York. Scritto e diretto da Francesco Fait, “El vapor Carpathia e i naufraghi del Titanic” mira a illustrare la coraggiosa impresa del Carpathia creando un’immagine approfondita del contesto storico, sociale e politico nel quale l’avvenimento ebbe luogo. In questo senso, più che di una rappresentazione teatrale, si potrebbe parlare piuttosto di una lezione performativa, in cui il racconto storiografico degli eventi si sposa al piacere della messinscena. A partire da un’introduzione incentrata sulle caratteristiche che resero il Titanic “la massima espressione della tecnologia navale d’epoca, nonché il più grande e lussuoso transatlantico fino ad allora mai costruito”, la narrazione si addentra in descrizioni dettagliate delle navi da crociera dei primi anni del Novecento, con riflessioni sui rapporti tra le varie classi sociali. A portare avanti il racconto sono due emigrate delle nostre parti, una triestina e una istriana (interpretate da Elena Colombetta e Manuela Rassini), che si immaginano al bordo del Carpathia. Attraverso i simpatici dialoghi delle due protagoniste, lo spettacolo porta alla luce non solamente l’immagine del microcosmo dei transatlantici, bensì illustra anche i modi di pensare delle persone, le usanze e l’ambiente sociale dell’epoca. L’utilizzo del dialetto, in questo senso, ha la funzione di rendere al pubblico familiare un episodio così lontano della storia. In aggiunta, le due protagoniste arricchiscono di continuo la narrazione di aneddoti spiritosi e particolarmente azzeccati per il pubblico della minoranza nazionale italiana.

El vapor Carpathia e i naufraghi del Titanic

Tra didattica e performance

A completare l’ambientazione, oltre a proiezioni di filmati e immagini d’epoca, sono gli intermezzi musicali e i brani d’accompagnamento eseguiti da Giacomo Sfetez alla chitarra; Giulia Fonzari al clarinetto; David Zernjal al violino e alla fisarmonica; e Andrea Sfetez al contrabbasso, autore anche dell’arrangiamento.

I brani sono stati cantati da Giacomo e Laura Sfetez. “El vapor Carpathia e i naufraghi del Titanic” è un racconto dell’audacia dell’equipaggio del Carpathia, che pur trovandosi a una distanza di 40 miglia dal luogo dell’incidente, si diresse tempestivamente in direzione dei superstiti. Il naufragio del Titanic rimane una delle più grandi tragedie mai avvenute in ambito marino. Ben due terzi del totale delle persone a bordo persero la vita, mentre tra i 705 naufraghi soccorsi ci furono soprattutto passeggeri delle prime classi. In questo senso, il racconto del salvataggio del Titanic da parte del Carpathia, nave adibita al trasporto di emigranti dal vecchio al nuovo mondo e viceversa, mette in luce anche l’ingiustizia delle differenze tra le classi sociali dell’epoca. La performance interpretata dai musicisti del Salon Orkester Serenade Ensemble e da Elena Colombetta e Manuela Rassini è uno spettacolo in cui la didattica si unisce al piacere della narrazione, l’interpretazione musicale alla ricchezza del dialetto e il racconto storiografico all’analisi sociale. Uno spaccato dei modi di pensare dei primi decenni del Novecento attraverso il racconto del più celebre naufragio della storia.

Giacomo Sfetez, Giulia Fonzari, Andrea Sfetez e David Zernjal

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