Bruno Paladin: «Fiume ha bisogno di una nuova positività creativa»

L’artista connazionale verrà insignito stasera, lunedì 15 giugno, al TNC Ivan de Zajc della Targa d’oro della Città di Fiume per il suo eccezionale contributo all’arte

Bruno Paladin. Foto Željko Jerneić

Bruno Paladin non ha bisogno di presentazioni. L’artista connazionale è uno degli esponenti di maggiore spicco della scena artistica fiumana, la cui instancabile creatività è stata riconosciuta in innumerevoli occasioni in Croazia e all’estero e premiata con decine di riconoscimenti. Il suo decennale impegno è stato quest’anno riconosciuto anche dalla Città di Fiume, che ha deciso di onorare Paladin con la Targa d’oro per il suo eccezionale contributo all’arte e alla promozione del capoluogo quarnerino in Croazia e fuori dai suoi confini. In un breve colloquio abbiamo voluto conoscere come ci si sente a essere insigniti di un premio così prestigioso e che cosa questo voglia dire nella ricca carriera del nostro interlocutore. Ovviamente, non si poteva evitare un commento sulla quarantena conclusasi da qualche settimana, della quale molti artisti hanno approfittato per creare opere ispirate alla pandemia. Uno di questi è stato anche Paladin.
“La quarantena è stata per me una scoperta – ha esordito l’artista -. Mentre molti dei miei colleghi si lamentavano di questa ‘prigione forzata’, io mi ero preparato dei piccoli telai e lavoravo a casa. In 40 giorni ho realizzato tantissimi bozzetti, acquerelli… tanti piccoli formati in tecnica mista. È stato questo un periodo in cui conducevo una vita tranquilla, che non è di solito il caso. In quei giorni ho avuto l’opportunità di riflettere con calma sul presente e il futuro dell’umanità. In condizioni regolari ho sempre mille impegni, tra persone che mi fanno visita nell’atelier ci sono spesso artisti e il lavoro diventa più creativo. Naturalmente, anche stare in compagnia è una bella parte del mio lavoro, ma a volte può risultare stancante.”
Immagino che per gli artisti questo periodo non è stato tanto diverso rispetto alla situazione regolare in quanto di solito lavorano da soli…
“Questo è vero, ma a me piace conversare, scambiare esperienze con altri artisti nell’ambito di colonie e convegni artistici in giro per il mondo. Qui si parla soprattutto di arte, non di politica. Il mio sogno è stare in una comunità di artisti dove si mangia e si cucina insieme, anche perché, ho notato, in generale gli artisti sono creativi anche nel cucinare.”
Dunque, non tutti gli artisti amano lavorare isolati?
“All’inizio della pandemia ero ansioso perché non si sapeva molto sul virus e credo che se fossi stato da solo a casa tutta questa situazione avrebbe avuto un impatto negativo su di me. Per fortuna, non ero solo. Come tanti altri artisti, ho sfruttato questa situazione per esprimermi creativamente sul tema del coronavirus. Ho creato 20 lavori di piccolo formato che possono costituire un polittico, un trittico e tutto ciò che si vuole perché funzionano in diverse combinazioni. Ho realizzato anche una novantina di formati rettangolari. È stata una quarantena laboriosa per me.”
Ricevere il Premio della Città di Fiume deve essere una bella soddisfazione…
“Certo. È un bel riconoscimento e una sorpresa. Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine e che mi hanno proposto per questo premio. Grazie a Melita Sciucca e Irene Mestrovich che mi avevano invitato a presentare una mostra retrospettiva degli ultimi trent’anni della mia carriera nel Museo civico l’anno scorso. Il direttore del Museo, Ervin Dubrović, voleva che il tema della mostra sia legato a Fiume e alla fiumanità. In quell’ambito avevo preso come tema il siluro e avevo trovato nell’archivio del Museo civico dei bellissimi disegni tecnici che erano progetti per la costruzione di quest’arma. Utilizzando questi disegni avevo realizzato delle grafiche in serigrafia raccolte in una cartella dal titolo ‘L’essenza’.
Tornando al premio, sono contento che la Commissione giudicatrice si sia accorta che in tutti questi anni non ho soltanto preso parte alla vita culturale della città come artista, bensì anche come curatore di mostre e promotore di eventi artistici internazionali proponendo diversi colleghi artisti. Inoltre, da più di 25 anni sono molto attivo in Slovenia, dove promuovo artisti croati e connazionali che si distinguono per il loro stile particolare. Tra questi sono Zdravko Milić, Bojan Šumonja, Vojo Radoičić, Zvonimir Kamenar, Marina Banić, Miljenka Šepić, Fulvio Juričić e Goran Štimac. Sono persone che rispetto e le cui opere sono originali e vantano una calligrafia molto personale. Si tratta di progetti che ci hanno poi portati anche in Spagna, Brasile, Cina, Paesi Bassi e in altri Paesi del mondo. Credo che il ruolo di ogni artista sia promuovere l’arte della propria regione e territorio. Nel corso degli anni avevo invitato in Croazia diversi artisti stranieri. Si tratta di occasioni in cui si instaurano collaborazioni preziose e si promuove la nostra Regione anche attraverso l’arte. Mi fa piacere che pure questo mio impegno sia stato riconosciuto.”
Molto spesso premi di questo genere, che onorano l’opera omnia di una persona, possono sembrare come un modo per mettere il punto su una carriera…
“Nel mio caso non è sicuramente così. Non posso immaginare di ritirarmi in pensione e di non lavorare più. Nel corso della mia carriera sono stato premiato numerose volte a tantissimi Ex tempore e concorsi culturali internazionali. Questo fatto mi ha sempre stimolato e dato la certezza di essere sulla strada giusta.”
Qual è la sua opinione sul progetto Fiume Capitale europea della Cultura dal punto di vista artistico?
“Non riesco a capire per quale motivo i responsabili di CEC hanno scartato ben sei progetti proposti dall’Associazione nazionale degli artisti (HDLU) di Fiume. Vengono proposte mostre di artisti sconosciuti e giovani, che è certamente una cosa buona in quanto bisogna dargli spazio, ma non si è preso in considerazione l’operato di artisti affermati che hanno dato un contributo significativo alla scena artistica cittadina. Mi dispiace che i responsabili di CEC si concentrino quasi esclusivamente sull’arte concettuale, limitando così anche il pubblico che eventualmente fruirebbe degli eventi artistici. Sono consapevole del fatto che i tempi cambiano e che le tendenze vengono dettate dai critici, dai circoli artistici e così via, ma facendo così non si dà spazio ad altre tendenze artistiche. Credo che con i soldi dei contribuenti si dovrebbe avere un raggio molto più ampio di azione ed essere più inclusivi. A suo tempo avevo visitato Graz mentre la città era Capitale europea della Cultura e qui ero rimasto a bocca aperta a vedere mostre di artisti internazionali di grande rilievo. Per Fiume il titolo di Capitale europea della Cultura è una grande occasione, ma non vedo che essa venga sfruttata come dovrebbe.”
Quali emozioni prova nei confronti della propria città?
“Voglio bene alla mia città e proprio per questo vorrei vederla fiorire in ogni senso. Mi rattristano gli spazi vuoti e abbandonati che vedo facendo un giro in centro. Uno di questi è il passaggio coperto in via Križanić nei pressi dell’albergo Continental dove un tempo avevo il mio studio. Purtroppo, ogni esercizio che vi è stato aperto, ben presto ha dovuto chiudere. Così anch’io ho sloggiato e ora ho uno studio nei pressi dell’ex Cartiera. Oggi il passaggio è desolatamente vuoto ed è davvero un peccato. La città ha bisogno di una positività creativa che includa artisti di tutti i profili.”

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