Pahor e Mattarella a Basovizza: gli esuli ci sperano

Giovanni Montenero
Il monumento nazionale Foiba di Basovizza

Nonostante le notizie filtrate da Lubiana, che non danno ancora come ufficialmente certa la visita del Capo dello Stato sloveno, Borut Pahor, assieme al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) e le altre sigle della diaspora adriatica auspicano vivamente che tale significativa cerimonia abbia luogo.
Notevole interesse
“Appena la notizia ha cominciato a circolare – spiega Renzo Codarin, presidente nazionale dell’ANVGD – molti nostri comitati provinciali e altre associazioni degli esuli hanno già inteso inviare una propria rappresentanza a quella che si preannuncia come una storica tappa nel processo di riconoscimento a livello internazionale di quella che fu la strage delle foibe e non soltanto una giornata d’interesse cittadino”. Nel rispetto delle attuali disposizioni sanitarie di distanziamento, si prevede una presenza significativamente rappresentativa degli esuli di tutta Italia alla tanto attesa visita dei due Capi di Stato alla Foiba di Basovizza: “Si tratta di un luogo simbolico – spiega ancora Codarin –, nel quale il popolo dell’esodo si è sempre riunito, anche prima dell’istituzione del Giorno del Ricordo, per commemorare i propri morti, pure coloro i quali sono stati infoibati in Istria o annegati in Dalmazia, quanti furono deportati a guerra finita senza che poi se ne sapesse più nulla e coloro i quali morirono nei campi di concentramento della Jugoslavia comunista”.
Passo avanti
La visita di Pahor a Basovizza “rappresenterebbe la continuazione ideale di
una precedente giornata realizzatasi sotto gli auspici di rappresentanti dotati di buona volontà e di onestà intellettuale dell’associazionismo degli esuli” (il senatore Lucio Toth)
e della comunità slovena (il Senatore Miloš Budin): “In occasione del concerto dei tre Presidenti svoltosi a Trieste il 13 luglio 2010 – ricorda, infine, il presidente nazionale dell’ANVGD – i Capi di Stato di Italia, Slovenia e Croazia, dopo aver reso omaggio all’ex Balkan, si recarono al monumento che ricorda l’esodo dei 350mila istriani, fiumani e dalmati in fuga dal clima di terrore con cui si stava instaurando il regime comunista di Josip Broz Tito. A dieci anni di distanza attendiamo un nuovo significativo passo avanti nella ricostruzione della storia di queste martoriate province nel rispetto delle memorie e dei lutti vissuti da ciascuna comunità nazionale”.

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