San Biagio. Dignano celebra il suo patrono

La Città ha celebrato il suo patrono San Biagio. Alla messa in lingua italiana ha fatto seguito la Messa solenne cantata e concelebrata. Al rito guidato dal vescovo emerito mons. Ivan Milovan hanno partecipato il coro della locale Comunità degli Italiani e quello parrocchiale

L’incontro conviviale dopo la messa

Lunedì di festa per Dignano, che ieri ha celebrato il suo Santo Patrono, San Biagio. Il Santo che dall’alto della facciata della parrocchiale a lui intestata guarda, severo, la sua gente. Un appuntamento, quello del 3 febbraio, che non è mai stato disertato, tanto è forte il legame dei dignanesi con il Patrono. Ma non solo dignanesi. Al Santo, in passato come ora, s’inchinavano e s’inchinano pure gli abitanti delle località limitrofe e oltre, che chiedevano protezione contro tutto quello che poteva attaccare la gola. Il passato più lontano vedeva nel giorno pure una ricca fiera.
La festa del Patrono ha avuto la sua apoteosi, com’è giusto che sia, proprio ieri, nel giorno in cui il calendario cristiano ricorda San Biagio. Per l’occasione è stata celebrata una messa in italiano (ore 8,30), cui ha fatto seguito il rito dell’unzione della gola. La Messa solenne, cantata e concelebrata, è iniziata alle 11. Il rito è stato guidato dal vescovo emerito mons. Ivan Milovan. Anche la “messa grande”, cui hanno partecipato il coro della CI di Dignano e quello parrocchiale, è stata seguita dal rito dell’unzione della gola. Nel pomeriggio, alle 17, è stata officiata un’altra messa, per i pellegrini, con il rito della benedizione della gola.
Dopo la messa concelebrata c’è stato un momento di comunanza nel piazzale davanti alla chiesa. La Città ha infatti organizzato un programma d’intrattenimento con l’offerta di “capusi e luganighe” (piatto tipico del giorno di festa), fritole e vin brulè. Tutto con sottofondo musicale. Nell’occasione c’è stata pure la distribuzione del periodico cittadino “Attinianum”.
La giornata centrale e conclusiva della Festa è stata anticipata dal Torneo scacchistico per cadetti “Giornata di San Biagio”, che si è svolto sabato nella Casa del giovane e dalla messa pomeridiana di domenica, con il rito della benedizione dell’olio e l’unzione della gola.
Chiudiamo con una (o forse più) curiosità. Poco in odor di santità, ad essere sinceri… diciamo tra il sacro e il profano. Se gli Usa, la Pennsylvania, ad essere precisi, ha la sua meteo-marmotta, Punxsutawney Phil, che il giorno della Candelora, tirata fuori dalla tana guarda l’ombra per prevedere l’arrivo della primavera, la tradizione popolare di casa vuole per la Candelora (2 febbraio) il detto “La Madonna Candelora, de l’inverno semo fora; se la vien con piova e vento, de l’inverno semo dentro”. Come faremo considerata la nebbia di ieri, non si sa.
E per San Biagio, come ebbe modo di scrivere G. Radole nel “Folclore istriano” (MGS Press, trieste, 1997, pag. 88) la previsione recitava così: “Se San Biaso vien rabioso/el porta ano bon/ ma se ‘l vien col sol briloso/sarà un ano ‘sai sbuson”.

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