Cina e Corea: le due gatte che convivono alla CI polese

Sono ormai diventate le beniamine sia del sodalizio che degli avventori. Preferiscono tenersi distanti l’una dall’altra, a meno che non debbano... difendere il territorio

Alessandro Lakoseljac Ukmar con Cina

Non sono le gatte del Colosseo romano, ma sono quelle della Comunità degli Italiani di Pola al civico 1 di via Carrara. Che pure si trovano davanti a un anfiteatro, quello polese. Parliamo di Cina e Corea (il nome ‘ufficiale’ sarebbe del Nord), le prime e uniche a soggiornare, negli ultimi anni, nella sede del sodalizio polese. Sono, in un certo qual modo una specie di mascotte della CI, essendo le beniamine sia del personale che degli ospiti. Ma vediamo com’è iniziata questa particolare storia legata ai felini del Circolo polese. Il merito di averle… adottate va innanzitutto a Gigliola Pergolis, che al tempo gestiva il bar della Comunità, all’allora presidente della CI e vicesindaco di Pola, attualmente facente funzione di presidente della Regione istriana, Fabrizio Radin, nonché ad Alessandro Lakoseljac Ukmar, bibliotecario comunitario e… gattaro incallito.

Gigliola Pergolis

Meglio al coperto
“Nella primavera o estate del 2014, non ricordo esattamente – così la Pergolis –, ero alle prese con il lavoro sul terrazzo dell’Estivo, e ho notato Cina, che ormai aveva circa un anno e mezzo d’età, e che veniva giù dal palco. Era malconcia, sanguinante, e cercava acqua nei vasi delle piante. Ovvio che le ho dato da bere e pure un pezzo della mia merenda. Poi semplicemente è rimasta, all’inizio restava fuori però con il tempo ha capito che era meglio soggiornare al coperto del bar. Non ho potuto farci niente, in quanto Cina mi ha ‘stregata’ con quelli occhioni verdi. Alla proposta di accogliere la gatta Fabrizio Radin ha detto sì e le ha dato il nome Cina, lo pseudonimo per i gatti usato ancora da sua bisnonna Michela”, ha puntualizzato la Pergolis.

Lo sguardo serio di Cina

Caratteri diversi
Con il bar allora costretto a chiudere, a prendersi cura della ‘reginetta’ della Comunità degli Italiani è stato il bibliotecario Lakoseljac Ukmar, che le riserva un ottimo trattamento: il felino dorme in biblioteca e non all’aperto, e in quanto al cibo non gli manca niente, delicatezze comprese. “Cina e Corea, con quest’ultima che avrebbe alcuni anni d’età e che a sua volta è giunta ‘spontaneamente’ nella nostra sede, comprensibilmente hanno dei caratteri completamente diversi – ha puntualizzato il bibliotecario –. La prima è una ‘signora’, una ‘bibliotecaria’, mentre la seconda vive all’aperto, è considerata la gatta del custode Dalen Barlessi, e fa le fusa agli ospiti del locale, che si affezionano ben presto, sia quelli fissi che i nuovi arrivati. Comunque, le due gatte non è che si amino molto. A volte sanno giocare assieme, però preferiscono tenersi distanti. A meno che non arrivi qualche terzo incomodo. Ne sa qualcosa un gatto nero randagio proveniente dal vicino Museo archeologico istriano: lo hanno cacciato subito”, così Ukmar Lakoseljac, che di gatti a casa ne ha ben quattro.

Cina in biblioteca

Comunicano quando serve
“I nostri gatti sono un bene… mobile per la nostra Comunità – ha puntualizzato Radin –. In pratica Cina e Corea hanno trovato la demarcazione tra il 47° parallelo nord, dove si trovano i rispettivi Stati. Ossia, comunicano quando serve. Il paragone tra questi animali e gli uomini, viste le reciproche caratteristiche, non è difficile da spiegare”. Infine, una valutazione della segretaria della Comunità degli Italiani, Sara Filiplić Pinzan, che a sua volta assieme alla domestica Lara Laković, si prende cure delle gatte. “Cina è incredibile, da un malandato gatto di strada, grazie anche un po’ di fortuna e alle persone che si è trovata intorno, negli anni è diventata un’aristocratica. Dorme in biblioteca, e quando si sveglia dalle 10 alle 10.30 ‘bussa’ alla porta del mio ufficio. Il tutto per farla uscire sul terrazzo e permetterle di arrampicarsi sul tetto. In poche parole, si sente una padrona. C’è stato un periodo nel quale non voleva andare sul tetto, visto che un gabbiano aveva fatto il nido e l’aveva aggredita. Però questa è una storia passata e ora ha ripreso la routine quotidiana”.

La pacatezza di Corea

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