San Giorgio e Sant’Eufemia: il lastricato della chiesa torna all’antico splendore

Ristrutturate la parte occidentale e quella meridionale del sagrato. Recuperati i reperti

Il nuovo lastricato sul sagrato della chiesa di Sant’Eufemia

I circa tremila turisti che attualmente soggiornano a Rovigno hanno l’opportunità di godere delle bellezze del monumento più importante della città, ovvero della chiesa di Sant’Eufemia, nel pieno splendore del lastricato messo a nuovo.

 

La prima fase dei lavori ha compreso la ristrutturazione della parte occidentale del lastricato, mentre l’anno scorso il restauro si era concentrato sulla parte meridionale, estremamente ricca di ritrovamenti archeologici, il che ha influenzato notevolmente le tempistiche e la complessità delle operazioni di ricostruzione. Oggi, a lavori conclusi, sono ben visibili i risultati del restauro e dell’avvaloramento degli inestimabili reperti di importanza storica, che hanno reso possibile un approccio multidisciplinare, nonché la collaborazione della Sovrintendenza di Pola, del Ministero della Cultura e dei Media, del Segretario di Stato del Ministero della Cultura e dei Media, dell’Istituto nazionale per il restauro, delle ditte e dei progettisti, con la Città di Rovigno e con Parrocchia di San Giorgio e Sant’Eufemia.

Senza barriere
Grazie al restauro del lastricato meridionale, posto innanzi alla chiesa parrocchiale, è stato possibile accertare l’esistenza di strutture archeologiche e di elementi architettonici, i quali sono stati adeguatamente salvaguardati, avvalorati e di conseguenza esposti. Le pietre del lastricato esistenti sono state riutilizzate per accentuare gli elementi circostanti di notevole rilevanza storica, come la chiesa di San Michele Arcangelo, le tombe lungo la parte meridionale della chiesa parrocchiale, la tomba di Giovanni Battista Basilisco risalente al XVI secolo, come pure il primo gradino dell’entrata principale della chiesa recentemente ricostruito. Per la parte restante del lastricato è stata utilizzata la pietra istriana del tipo “kirmenjak”, che per dimensioni e trattamento corrisponde perfettamente al lastricato originale. I lavori restaurativo-conservativi hanno incluso la ristrutturazione delle pietre tombali già presenti e l’esposizione di quelle rinvenute recentemente.

Con quest’intervento è stato possibile uniformare l’area circostante la chiesa parrocchiale, rimuovendo così la fino allora presente barriera architettonica e consentendo in questo modo a tutti i visitatori, inclusi quelli con mobilità ridotta, di usufruire del nuovo lastricato.

I lavori sul lato meridionale hanno inoltre individuato le prime fasi della costruzione del lastricato, risalenti all’inizio dell’edificazione della chiesa, ovvero all’8 maggio 1725, conclusesi poi nel dicembre del 1736. I metodi di sepoltura del tempo condizionarono notevolmente il profilo architettonico delle tombe e di conseguenza anche tutto l’aspetto dell’area confinante la chiesa, situata nello stesso punto in cui si trovava l’allora chiesa di San Giorgio. La chiesa, come la conosciamo oggi, ha iniziato a prendere forma nel X secolo ed è stata riadattata a cavallo tra il XII e il XIII secolo, mentre a causa della crescita della popolazione, nel XVIII secolo è andata incontro a un ulteriore adattamento, che ha richiesto la demolizione degli edifici sacri vicini, intitolati rispettivamente a San Rocco, Sant’Orsola e San Michele Arcangelo. I resti sotterranei di quest’ultima sono tutt’oggi rimasti intatti, in quanto la medesima Confraternita si era opposta, a quel tempo, alla demolizione degli ossari e delle tombe.

Al fine di presentare in futuro al pubblico questo rarissimo esempio di struttura sotterranea, è stata eseguita una riparazione statica delle volte della chiesa di San Michele Arcangelo. Durante l’operazione di restauro del lastricato sono stati creati inoltre i presupposti per la realizzazione di un’anticamera d’accesso alle strutture interne.

Le strutture sotterranee del XVII e XVIII secolo sono state infine sanate, mentre la lapide tombale rinvenuta recentemente e raffigurante lo stemma con tanto di iscrizione della famiglia di Giovanni Battista Basilisco, risalente al XVI secolo, è stata prelevata da parte del Museo archeologico dell’Istria, presso il quale è in corso la stesura della documentazione inerente gli interventi restaurativo-conservativi da effettuare sulla lapide.

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