Salvore. Rimossa mina antinave

Tanti gli ordigni bellici ancora in mare tra Umago e Trieste

La mina antinave fatta brillare. Foto Franco Sodomaco

I sommozzatori della Questura istriana hanno ripreso ieri la rimozione di residuati bellici lungo la costa umaghese risalenti alla Seconda guerra mondiale: ieri è stata rimossa una mina antinave che giaceva sul fondale presso Salvore, agganciata della rete a strascico del motopescherccio “Esky” di Danilo Latin. L’operazione di recupero e di trasporto fino al molo del cementificio di Umago, è durata dalle ore 9 fino alle 12.30, dopodiché la mina è stata fatta brillare nella cava del cementificio verso le 16.30. Ma in mare, di ordigni ce ne sono ancora tanti: si tratta principalmente di mine antinave, bombe d’aereo, granate e siluri che ancora si trovano sui fondali al largo di Umago. Il corridoio marittimo da Umago a Trieste, è stato una tappa obbligatoria per le navi e per questa ragione durante la II Guerra mondiale è stata disseminata di mine. E non tutte, dopo la guerra, sono state eliminate dai dragamine. Dopo il 1943, sono stati gli Alleati a disseminare il mare di bombe, perché la contraerea di Salvore e i caccia tedeschi di Ronchi dei Legionari, aspettavano le fortezze volanti inglesi e americane nell’Alto Adriatico, soprattutto al largo di Umago e a Salvore, dove ci sono state diverse battaglie aeree.

Ordigni che poi finiscono nelle reti a strascico dei pescatori e, alcuni di questi, sono pericolosi, perché sbattendo contro la chiglia della barca possono attivarsi. In alcune zone, tra l’altro, ci sono ancora i relitti di siluranti tedesche piene di munizioni. Per questa ragione, e quasi sempre su segnalazione dei pescatori, ogni anno gli artificieri della Polizia, recuperano gli ordigni inesplosi per poi farli brillare vicino a Pola, nel poligono di Marlera. Alla fine della Seconda guerra mondiale, quando in queste zone erano iniziate le operazioni di sminamento da parte degli inglesi, molti pescatori si azzardavano a recuperare gli ordigni per svuotarli del loro contenuto e vendere gli involucri metallici delle bombe come ferro vecchio. Il tritolo, invece, lo bruciavano. A quei tempi ci si arrangiava così, sfidando la morte, purtroppo anche per fame. Gli inglesi localizzavano gli ordigni sui fondali con dei dragamine; poi con dei cavi venivano tagliati gli ancoraggi e, quindi, una volta emerse in superficie, le mine venivano mitragliate e fatte esplodere. Quelle che non scoppiavano venivano però lasciate riaffondare ancora piene di esplosivo e, per questa ragione, vengono recuperate e distrutte.
Altri pescatori, anche per molti anni dopo il conflitto, usavano l’esplosivo dei residuati bellici per pescare di frodo, non senza conseguenze per mani, occhi e persino vite. Su queste disavventure è stato anche girato a Umago e Rovigno il film “La grande strada azzurra” con leggende del cinema come Yves Montand, Alida Valli, Francisco Rabal, Umberto Spadaro, Peter Carsten, Federica Ranchi, Terence Hill e Ronaldo Bonacchi. Va ricordata anche la tragedia del dragamine inglese “Coriolanus” affondato il 5 maggio del 1945 al largo di Cittanova dopo aver urtato una mina, dello stesso tipo di quella recuperata ieri.

Facebook Commenti