L’Avvento nell’arte istriana

La penisola custodisce un importante patrimonio artistico legato al Natale, ai Tre Re e all’Epifania, raffigurati nei quadri e negli affreschi di numerose chiese. Un tipico esempio ne è pure il presepe, presente in Istria dal 700. Ce ne parla lo storico dell’arte Marino Baldini

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L’Avvento nell’arte istriana

L’ultima domenica di novembre sono iniziati l’Avvento e il periodo natalizio. Questo periodo festivo culminerà il 25 dicembre e terminerà il 6 gennaio dell’anno prossimo. Nella tradizione istriana è questo un periodo costellato di eventi e di feste, che ha lasciato il segno anche nell’arte regionale. Ne abbiamo parlato con lo storico dell’arte Marino Baldini.

Marino Baldini

“In Istria abbiamo un patrimonio artistico importante legato all’Avvento, specialmente al Natale, al 6 gennaio, ovvero ai Tre Re e all’Epifania – dice Baldini –. A Visinada per esempio, gli affreschi d’influenza giottesca della chiesa di San Barnaba, espongono due temi importanti: la Natività, che consta pure dell’immagine della Fuga in Egitto, dunque un puro ed essenziale tema natalizio, e dall’altra parte l’Epifania o i Tre Re. A Visinada s’è mantenuta tra l’altro l’usanza di visitare le famiglie, cantando la canzone “Noi siamo i tre re venuti dall’Oriente.” Il tema dell’Avvento è presente un po’ dappertutto, nell’arte figurativa, in quella popolare, negli affreschi, a Gologorizza per esempio, ma pure in altre località, particolarmente con la scena della Natività, come pure in tutta una serie d’opere prodotte da alcuni grandi maestri pittori”.

Un tipico esempio d’arte natalizia è il presepe, presente in Istria dal 700, con particolare diffusione agli inizi del XX secolo, nelle chiese e nelle case. Tanto per fare qualche esempio, quello realizzato dal parroco Cavallarin a Buie era elettrico. Sempre a Buie, Giovanni Gržinić aveva realizzato la casa di Natale di Gesù, mentre Mario Mocibob, autore tra l’altro della prima carta geografica dell’Istria del secondo dopoguerra, ne aveva realizzato uno a Caroiba.

“I presepi sono tipici dell’arte popolare – spiega Baldini –, ma li creavano anche le botteghe artigianali altoatesine. Particolarmente nell’800 queste generarono il maggior numero dei presepi presenti nelle chiese istriane. Questo è un patrimonio immenso, una grande ricchezza, diffusa dalla costa all’interno. Andando a verificare le sculture dei presepi, nella loro parte inferiore si può notare la firma del maestro o della bottega altoatesina che li ha realizzati. Siamo di fronte a un patrimonio che, salvo qualche eccezione di provenienza austriaca o locale, ci riporta all’Alto Adige, alla Val Gardena, a Bressanone e alle aree circostanti Bolzano”.

Il presepe del Duomo di Buie

Molte chiese sono intitolate alla Natività. Possiamo quindi dedurre che esista tutta un’arte architettonica ecclesiastica collegata all’Avvento?

“Si, alcune sono legate in modo più diretto, altre no. Tutti i templi cattolici sono dedicati a Dio, alla Madonna, ai Santi, ma certe architetture e in particolar modo le Cattedrali, si fondano sulla Natività. Tutte le Cattedrali hanno il battistero, che ci riporta al battesimo di Cristo e la scena dell’Annunciazione, che preannuncia l’evento del Natale. Questa viene di regola presentata negli affreschi nell’arco trionfale delle Cattedrali, come nel caso della Basilica Eufrasiana di Parenzo. L’Annunciazione non sempre s’è preservata. La troviamo certamente nei presepi, anche se qui la sua comparsa è molto più tarda, nei quadri e negli affreschi.

Partendo da Capodistria, il battistero era presente in tutte le sedi diocesane, come Cittanova, Parenzo e Pola. Era sempre dedicato a San Giovanni Battista. Anche laddove oggi non ne è rimasta alcuna traccia, l’Annunciazione era sempre rappresentata, artisticamente parlando, nell’arco trionfale, nell’altare, nei mosaici, negli affreschi o sotto qualche altra forma”.

La Natività nella chiesa di San Barnaba di Visinada

Questi temi sono presenti anche nei libri e nelle miniature?

“Certo. Basti ricordare il libro miniato istriano più antico, custodito al Paul Getting Museum di Los Angeles, proveniente da Parenzo e appartenente al vescovo Engelmarius, nativo di Ratisbona, miniato col tema centrale dell’Avvento, del Santo Natale e dell’Epifania. Al suo interno presenta delle splendide pagine interamente dipinte in tempera e in doratura, con delle scene bellissime, che in certi casi ci ricordano addirittura l’interno e lo spazio completo del complesso della Basilica Eufrasiana, con il duca d’Istria dell’epoca e il vescovo Engelmarius celebrante la Santa messa nel centro episcopale diocesano. Ci sono poi la Fuga in Egitto, la Natività, i Tre Re. Queste pagine più dipinte che miniate, sono inoltre dedicate al benedizionale per l’acqua e il fuoco del vescovo Engelmarius, all’Avvento e all’Epifania, con dedica latina. Parliamo di circa mille anni fa”.

Eccellono però, con le scene natalizie, gli affreschi?

“Abbiamo tutta una serie d’affreschi, realizzati dai maestri castuani, tra i quali quelli di Vincenzo da Castua a Vermo e gli affreschi altoatesini della chiesa di San Nicola a Pisino. Va sempre però sottolineato che primeggiano, in Istria quelli, d’ispirazione giottesca della chiesa di San Barnaba a Visinada, che tra l’altro offre l’intero ciclo cristologico e mantiene le scene della Natività, dell’Epifania e della Fuga in Egitto. E dunque si compongono d’una trilogia natalizia”.

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