Pericolo terremoti. Fiume deve temere?

A colloquio con l’ingegnere Dragan Ribarić, dopo i sismi che hanno colpito Zagabria

L’ingegnere civile Dragan Ribarić

Le immagini di devastazione della città di Zagabria in seguito al violento terremoto di domenica scorsa sono ancora bene impresse negli occhi e nella mente di tanti. Una tragedia che ha portato via una giovane vita, una ragazza di 15 anni, ferito decine di persone e lasciato centinaia senza più una casa. E per di più in un momento già di per sé estremamente difficile. A distanza di quattro giorni, la terra attorno alla capitale croata continua a tremare perché lo sciame sismico non si è ancora esaurito e le scosse di assestamento proseguiranno ancora per settimane, se non per mesi. Un evento di portata eccezionale: quella scossa di magnitudo 5.4 sulla scala Richter, con epicentro nella frazione di Kašina, è stata la più violenta degli ultimi 140 anni a Zagabria. Per trovare un sisma più violento bisogna risalire al novembre del 1880, quando un terremoto di magnitudo 6.3 devastò la città, provocando anche in quell’occasione una vittima. Un dramma che ha scoperchiato il classico vaso di Pandora, mettendo a nudo il problema della staticità e della sicurezza degli edifici.
Fine Ottocento
“La maggior parte degli edifici lesionati o che hanno subito dei crolli, risale alla fine dell’Ottocento – spiega l’ingegnere civile Dragan Ribarić, docente presso la Facoltà di Edilizia di Fiume –. Quelli in centro hanno subito meno danni perché costruiti adottando misure di sicurezza più severe, mentre quelli al di fuori del centro storico e che risalgono allo stesso periodo, molti di più in quanto fatti con muri più sottili ed elementi di collegamento inadeguati”.
Da giorni gli ingegneri strutturali sono impegnati a effettuare sopralluoghi per stabilire lo stato degli edifici e quindi la loro agibilità.
“Qui è necessario fare una distinzione – precisa Ribarić –. Un conto è un tetto collassato o piuttosto un danno alle parti superiori di una casa, che possono venire tranquillamente ricostruite. Un altro, invece, se il danno compromette direttamente la statica della casa. Qualora i muri portanti siano gravemente lesionati, è molto difficile sanarli, perciò in questi casi bisogna valutare se procedere alla demolizione dello stabile o alla sua ricostruzione”.
La scossa più forte è stata nitidamente avvertita anche a Fiume e tanti cittadini sono stati svegliati all’alba, in particolare coloro che abitano ai piani più alti. Inevitabilmente, una certa preoccupazione si è insinuata nei fiumani e ora una domanda sorge spontanea: e se lo stesso evento si fosse verificato nella nostra città?
Non c’erano norme antisismiche
“I danni sarebbero stati minori semplicemente perché Fiume è piccola rispetto a Zagabria. Anche da noi numerosi edifici risalgono al XIX secolo. Le tecniche di costruzione dell’epoca includevano muri massicci, solitamente più spessi ai piani inferiori e più sottili man mano che si sale. I materiali più utilizzati erano soprattutto mattoni e muratura, mentre i controsoffitti erano spesso realizzati in legno. Ci sono poi edifici più solidi nei quali sono state utilizzate le cosiddette volte prussiane, rinforzate con travi in acciaio. All’epoca si costruiva così e non c’erano norme antisismiche come nel caso di oggi. Queste strutture si trovano soprattutto in centro città. Il principale problema è legato al fatto che sono relativamente alte, fino a cinque o sei piani, e di conseguenza più sensibili ai terremoti”.
La svolta arrivò nel 1963 in seguito al devastante terremoto che mise in ginocchio Skopje. All’alba del 26 luglio una scossa di magnitudo 6.1 devastò la capitale dell’odierna Macedonia del Nord, provocando oltre mille vittime.
Elementi di collegamento
“Dopo quella catastrofe furono introdotte norme antisismiche molto più rigorose. In realtà venivano applicate anche prima, ma non erano obbligatorie e soltanto le imprese edili più serie e affidabili le adottavano. Ad esempio, il grattacielo di Sušak e quello fiumano erano stati eretti facendo largo uso di cemento armato. Oggi nei progetti di costruzione si pone particolare attenzione al collegamento tra i vari elementi come colonne, travi, muri, controsoffitti, ecc. Nel momento in cui vengono rivestiti in cemento e collegati tra loro con l’armatura, questo insieme acquista un’alta resistenza anche ai terremoti più violenti. Un’altra caratteristica molto efficace per resistere ai terremoti è il poco peso. Oggi i giapponesi, che da sempre convivono con i terremoti, tendono a costruire case in legno, quindi leggere, ma che prevedono collegamenti molti solidi tra tutti gli elementi che ho citato. Anche dopo una violenta scossa, queste case rimarranno in piedi, a differenza di quelle realizzate in muratura”.
In Croazia la maggior parte gli edifici è progettata per resistere alla magnitudo 7 sulla scala Richter.
Faglia di Bisterza
“Anche qui bisogna fare una premessa. Resistere non significa non subire alcun danno. Gli edifici sono progettati per restare in piedi in seguito a questo tipo di sisma. In altre parole, gli elementi portanti devono rimanere intatti, mentre altri secondari per la stabilità come tetti, soffitti o finestre, si possono ‘sacrificare’ perché poi è facile ricostruirli. Naturalmente, è possibile costruire stabili completamente immuni anche ai fenomeni più violenti, ma è chiaro come ciò comporti dei costi proibitivi”.
Com’è noto, Fiume è situata in un’area sismica e terremoti come quello di qualche giorno fa potrebbero ipoteticamente verificarsi nel prossimo futuro.
“La faglia più vicina a noi corre lungo Bisterza, passa da Klana, Pašac e dalla valle di Vinodol e quindi prosegue verso sud. Ed è proprio questa frattura la fonte principale dei terremoti che si verificano nella nostra Regione. Ovviamente è impossibile prevedere un terremoto, ma in compenso si può calcolare la stima sulla sua magnitudo, ovvero sulla quantità di energia che potrebbe liberarsi. I sismologi utilizzano le cosiddette carte di rischio basate su statistiche e rilevazioni dei sismografi. Sulla base di questi calcoli, è ipotizzabile che a Fiume si possano verificare eventi sismici fino al settimo grado della scala Richter. Per quanto riguarda invece Zagabria, qui il rischio è più alto e corrisponde a scosse fino all’ottavo grado”, conclude Dragan Ribarić.

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