Obersnel: «Reagire a ogni forma d’intolleranza»

Il sindaco di FIume, a poche settimane dalla fine del suo ultimo mandato, ha tenuto un discorso in occasione del 3 maggio, giornata storica per la città

Il sindaco Obersnel si rivolge al pubblico

Ieri, in occasione del 3 maggio, giornata della liberazione di Fiume dall’occupazione nazifascista, si è tenuta come ogni anno l’accademia solenne. Nel Palazzo del governo, nella monumentale Sala dei marmi la cerimonia per ricordare i 76 anni dalla liberazione si è svolta tra pochi intimi e con un modesto programma artistico. C’erano il presidente dell’Associazione dei combattenti antifascisti della Città di Fiume Dragutin Rađenović, il sindaco Vojko Obersnel, Marina Medarić come vicepresidente della Regione litoraneo-montana, la rettrice dell’Università fiumana Snježana Prijić Samaržija, i vicesindaci Marko Filipović e Nikola Ivaniš, il questore Tomislav Dizdar, Dinko Tamarut come presidente dell’Associazione dei combattenti antifascisti della Regione e l’arcivescovo Ivan Devčić. A loro aggiungiamo una manciata di rappresentanti dei media, gli allievi della scuola di musica “Ivan Matetić Ronjgov” e alunni della scuola elementare “Nikola Tesla” che hanno allestito lo spettacolo.

 

Rađenović, nel suo breve intervento, ha rievocato i giorni in cui Fiume veniva liberata dai partigiani, un successo militare che in seguito avrebbe contribuito ad annettere Fiume alla Jugoslavia.

Per Vojko Obersnel è stato, dopo 21 anni, l’ultimo discorso da sindaco nel giorno in cui si celebra la liberazione della città: “Avremmo voluto ricordare quest’evento attraverso una serie di iniziative e manifestazioni, ma a causa della pandemia ci ritroviamo qui, in pochi, ma determinati nel celebrare questa data, fondamentale per Fiume e per la Croazia. Sono convinto che negli anni a venire questa sala sarà nuovamente gremita come lo è sempre stata prima del Covid-19. Da anni cerchiamo di approfittare di ogni occasione per ricordare i valori e i traguardi raggiunti nello spirito dell’antifascismo. Purtroppo, sono rimasti pochi i testimoni di quei giorni, ma desidero ringraziarli una volta ancora per ciò che hanno fatto per tutti noi. Senza di voi Fiume oggi non sarebbe quella che è, rimasta coerente con sé stessa, una comunità aperta, tollerante e rispettosa verso le diversità etniche, di razza e di cultura. Il 3 maggio non è solo il giorno in cui c’è stata la liberazione dal fascismo, il giorno in cui la guerra è terminata, ma anche il giorno in cui è terminata un’epoca dominata da un’ideologia basata sulla paura, sulla fame e sulla morte, un tempo in cui una cerchia ristretta di persone decideva i destini di milioni di vite, privando il mondo del bene più prezioso, cioè la libertà”.

Dragutin Rađenović, presidente dell’Associazione cittadina dei combattenti antifascisti
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Obersnel ha quindi ripercorso il cammino di Fiume dal dopoguerra all’indipendenza della Croazia, anni in cui è diventata il porto principale e uno dei centri industriali più importanti dell’ex Jugoslavia. “Abbiamo respirato a pieni polmoni quando nella nostra città s’intrecciavano gli influssi da Ovest e da Est, riconoscendo i valori di entrambi, la solidarietà e il progresso della società e del movimento operaio nel socialismo e la libertà individuale dell’Occidente”.

Il primo cittadino, a poche settimane dalla fine del suo ultimo mandato, ha accennato anche al passato recente, seguito al raggiungimento dell’indipendenza della Croazia e alla guerra patriottica: “Fiume non ha subito devastazioni, nel senso che non è stata investita dagli eventi bellici, ma ha dato un grande contributo alla difesa del Paese. I difensori della nostra Città e della Regione, figli e nipoti dei combattenti antifascisti, hanno difeso ciò che hanno ereditato. Oggi dobbiamo parlare della continuità dell’antifascismo, ben oltre l’accendere una candela o deporre una corona di fiori. È ben più importante contrapporsi con determinazione a chi mette in dubbio i crimini commessi con le istituzioni che spesso chiudono un occhio davanti a certe cose, ai tentativi di rivalutare la simbologia ustascia, con l’assoluzione di chi si è reso responsabile di questi tentativi. Per questo motivo è necessario ripetere certe cose. Il nostro compito è trasmettere i valori e la verità ai bambini e ai giovani. I nostri figli e nipoti devono conoscere quelli che sono i valori dell’antifascismo e la storia che ha portato alla nascita del nostro Paese, nella guerra di liberazione e in quella patriottica. L’antifascismo oggi è la lotta contro ogni forma di intolleranza e violenza, di ogni forma di discriminazione, di genere, razza, etnia, orientamento sessuale o altro. Sapendo ciò che produsse la scintilla dell’antisemitismo negli anni Trenta e a quali tragedie ha portato, oggi dobbiamo reagire subito. Nessuno può essere certo che certe cose non si possano ripetere”.

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