Fiume: la pandemia ha provocato grandi disagi

A colloquio con la psicologa Tijana Debelić in vista della Giornata mondiale della salute mentale, che ricorre sabato 10 ottobre e che verrà celebrata anche a Fiume

La psicologa Tijana Debelić

Mai come quest’anno il Mentalfest, ovvero il Festival della salute mentale, ha avuto un impatto così incisivo. Dal periodo del lockdown fino ad oggi sono state tantissime le persone che hanno avuto bisogno di un supporto psicologico, causato da stress, paura, incertezza e anche solitudine. Ne abbiamo discusso con la psicologa Tijana Debelić, in vista della Giornata mondiale della salute mentale, che verrà celebrata sabato, 10 ottobre. “Nel mondo ci sono tantissime persone che soffrono di disturbi psichici. Si reputa che una persona su 6 abbia avuto un qualche disagio. Tantissime quelle che non hanno mai chiesto aiuto, anche perché hanno paura di venire stigmatizzate e discriminate. Altre soffrono di depressione. Molte di queste non hanno mai ricevuto un aiuto adeguato perché si cerca di curare i sintomi e non la causa. Da quando è scoppiata la pandemia, si parla un po’ di più di disagi mentali, perché abbiamo finalmente indirizzato tutta la nostra attenzione verso questo tipo di problemi. Anche coloro che prima non ne soffrivano, ora presentano disturbi di qualche genere. Quando la vita cambia così bruscamente, ci troviamo spaesati, anche perché non abbiamo supporti esterni che ci insegnino come comportarci. Il tutto ha provocato uno stress fortissimo, perché c’erano anche direttive che venivano modificate da un giorno all’altro. Quando mancano una certa coerenza e una certa sicurezza, ci ritroviamo spaesati. Vediamo persone, che finora condividevano le nostre idee, costrette d’un tratto a combattere con l’incertezza del domani. Viviamo in un periodo in cui è difficile mantenere intatta la salute mentale. Finora gran parte del supporto organizzato dall’Ordine nazionale degli psicologi è stato offerto gratuitamente, affinché ci fosse un primo aiuto d’emergenza a chi ne avesse bisogno. Abbiamo scritto testi di auto aiuto e organizzato incontri online per dare un po’ di supporto”, racconta la nostra interlocutrice.

I ragazzi soffrono parecchio
Una fascia d’età che è stata particolarmente colpita sono i bambini e i ragazzi, catapultati da un giorno all’altro in un mondo parallelo, senza poter più socializzare come prima. “Si tratta di un discorso complesso perché alla loro età non sono lungimiranti, bensì vivono al presente. Tanti hanno vissuto quindi il lockdown magari come una vacanza, senza rendersi conto che prima o poi sarebbero dovuti tornare a scuola e recuperare il tutto. Molti non ci hanno fatto caso più di tanto, altri invece, maggiormente portati allo studio, hanno avuto dei problemi dovuti a paure e incertezze, in particolar modo i maturandi o chi stava per iscriversi alle medie superiori. Molti hanno avuto in famiglia casi di coronavirus e quindi costretti ad essere segregati a casa. Per non parlare della preoccupazione. Ne abbiamo avuti diversi, di casi simili, con ragazzi sopraffatti dal disagio. I giovani sono ingenui, sentono i discorsi dei genitori, vedono la tv e si preoccupano del futuro, forse anche più di noi, perché hanno capito che nemmeno gli adulti sanno come gestire la situazione. C’è chi fa finta di nulla, ma in realtà è un modo per difendersi dalla realtà, e chi invece manifesta apertamente il proprio disagio. Non bisogna sottovalutare la prima categoria. Anche se non sembra, i ragazzi oggi stanno soffrendo molto. È difficile stare a scuola chiusi in classe, non poter uscire, socializzare con le altre classi, avere solo 10 minuti di riposo, ore blocco. Penso che chi ha il potere di decidere, debba anche saper ascoltare i suggerimenti dati dall’Ordine degli psicologi. Si rischia di incorrere in grossi problemi se la situazione dovesse rimanere tale ancora per molto. Mantenere stabile la salute mentale diventerà una sfida per tutti noi, per cui dobbiamo essere pronti ad aiutare chi ne avrà bisogno”, ha concluso Tijana Debelić.

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