Fiume è pronta a tutto

Il Centro clinico-ospedaliero è pronto a intervenire se la situazione legata al coronavirus dovesse degenerare. La struttura ha messo a disposizione circa settanta respiratori per i casi più gravi

Davor Štimac. Foto: Željko Jerneić

Ora siamo davvero in guerra. Contro un nemico invisibile, subdolo, letale. Un nemico che sta sconvolgendo la nostra esistenza, la nostra quotidianità, le nostre relazioni sociali. E che sta mettendo in ginocchio la nostra economia. Siamo tutti sulla stessa barca. Ma dobbiamo reagire, lottare… e vincere. Inutile dire che questa lotta ci costerà caro, in termini di vite e di posti di lavoro. È giunto il momento di essere responsabili e di seguire le indicazioni delle autorità e dei medici, anche se ciò comporta un cambiamento radicale delle nostre abitudini che, forse, è proprio l’aspetto più difficile da accettare. Niente più ritrovi al bar per un caffè, niente più cene al ristorante, niente più shopping, niente più palestra, niente più partite di calcetto con gli amici dopo il lavoro, niente più viaggi. Senza contare che siamo a un passo dalla quarantena obbligatoria. Una misura estrema, ma forse in questo momento è l’unica strada percorribile per uscirne e tornare gradualmente alla normalità.
Gli eroi di oggi sono medici e infermieri, che si fanno in quattro per fronteggiare l’emergenza. In Croazia è stata sfondata quota 100 contagiati. Numeri, paradossalmente, comunque confortanti se messi a confronto con quelli degli altri Paesi. Pensiamo ad esempio alla vicina Italia, il cui sistema sanitario è al collasso. Ma non è una gara a chi fa meno. La priorità è ora cercare di “appiattire” il più possibile la cosiddetta curva dei contagi in modo da non sovraccaricare e quindi da non mandare “fuori giri” il sistema sanitario.

La Clinica otorinolaringoiatrica è stata provvisoriamente riconvertita in reparto per infetti da Covid-19

Lavoriamo diversamente
Nel momento in cui stiamo scrivendo queste righe a Fiume e nel suo circondario ci sono 14 contagi accertati (in attesa dell’esito di altri tamponi). Segno di un’organizzazione efficace e oculata, nonché di una reazione tempestiva del Centro clinico-ospedaliero.
“Stiamo lavorando in maniera diversa, suddividendo l’ospedale in due parti – spiega il direttore del CCO, Davor Štimac –. Una destinata ai pazienti affetti da coronavirus, ma che presentano una sintomatologia lieve, e a coloro che manifestano sintomi riconducibili a esso, i quali si trovano ora nei reparti di Infettivologia e di Otorinolaringoiatria. Viceversa, su indicazione del ministro della Sanità, abbiamo svuotato e liberato la Neurologia, dotandola di respiratori per i pazienti più gravi, quindi con insufficienza respiratoria. Ci siamo attrezzati con oltre 50 respiratori, ai quali si aggiungono altri 16 per i ricoverati in terapia intensiva. Inoltre, abbiamo dato istruzioni precise a tutti gli altri reparti, perciò ora tutto il personale sanitario sa come comportarsi e quali misure adottare qualora dovesse venire accertata una positività al Covid-19”.

L’Otorinolaringoiatria accoglie i malati di coronavirus con sintomatologia lieve

Dimesso il primo paziente
Nei giorni scorsi era rimbalzata la notizia della guarigione del primo paziente al quale era stato riscontrato il virus, il cui quadro clinico era piuttosto serio in quanto aggravato dalla polmonite. In seguito ai progressi del suo stato di salute, era stato sottoposto a due test, entrambi con esito negativo.
“Inizialmente era in condizioni molto serie – rivela il direttore –. Presentava febbre alta e diverse infiammazioni alle vie respiratorie dato che il virus aveva intaccato buona parte dei polmoni. È stato quindi sottoposto a una terapia sintomatica e a un’altra antivirale, poi rivelatesi efficaci. È stato già dimesso e ora dovrà osservare due settimane di autoisolamento in modo da avere la certezza della completa guarigione. Ad oggi abbiamo avuto dieci casi di positività a Fiume, senza contare il suo circondario (a livello di Regione sono invece 14 gli infetti complessivi, nda). Uno è il paziente ormai guarito, altri quattro si trovano in isolamento, ma le loro condizioni sono in miglioramento, e infine ci sono cinque persone asintomatiche che sono sottoposte a un periodo di autoisolamento a casa propria. Tutti e cinque sono positivi al virus, però al momento non presentano alcun disturbo, perciò abbiamo ritenuto che la soluzione migliore fosse quella di farli rimanere a casa anziché ricoverarli”.

La Clinica di Neurologia è stata svuotata e liberata per poter accogliere i respiratori per i casi più gravi

Centro di riferimento
Per nessuno dei pazienti risultati positivi si è reso necessario l’utilizzo dei respiratori.
“Nei casi più gravi bisogna ricorrere ai respiratori poiché la sintomatologia del virus intacca le vie respiratorie, talvolta provocando gravi disturbi. Fortunatamente casi simili, per il momento, non riguardano la nostra città. Bisogna inoltre tenere presente che Fiume è il centro di riferimento non soltanto per la Regione litoraneo-montana, ma anche per quella istriana e della Lika e di Segna, per cui secondo una nostra valutazione sono necessari una settantina di respiratori. Che poi sono quelli di cui ci siamo effettivamente dotati. In altre parole, siamo pronti a fronteggiare un’epidemia di dimensioni ben maggiori rispetto a quella attuale”.
Controlli agli ingressi in ospedale
L’emergenza sanitaria ha inevitabilmente svuotato ambulatori e il Pronto soccorso, diventati in un certo senso off limits per cercare di ridurre al minimo assembramenti.
“Se uno si sente male deve in primo luogo contattare il medico di famiglia, che a sua volta informa i medici negli ambulatori o al Pronto soccorso, i quali poi di concerto stabiliscono se sia necessario o meno recarsi in ospedale. Chiaramente ci sono anche malati cronici, che devono necessariamente effettuare esami e cure, ma tutti loro vengono sottoposti ad accurati controlli agli ingressi in ospedale. A questo proposito abbiamo ridotto gli arrivi di circa due terzi. Il resto sono in gran parte malati oncologici, i quali ovviamente devono sottoporsi ai trattamenti prescritti perché non possiamo mettere a rischio la loro salute per via di quest’emergenza”.
Disciplina ferrea
Anche al personale sanitario sono state comunicate indicazioni precise su come comportarsi in queste circostanze eccezionali, soprattutto alla luce di quanto successo pochi giorni fa a Zagabria, dove alcuni medici dell’ospedale Rebro erano andati segretamente a sciare in Austria, contraendo il virus e quindi contagiato altri colleghi, con centinaia di persone finite in isolamento.
“Tutti sono operativi e non abbiamo alcuna carenza di personale. In questo momento, loro sono la nostra risorsa più preziosa. Gli abbiamo dato direttive precise su come tutelarsi, vietato riunioni e contatti con gruppi di persone. Devo dire che regna una disciplina ferrea e tutti stanno dando il massimo per cercare di superare questo difficilissimo momento. In generale, c’è un’ottima organizzazione a tutti i livelli. Con il mio team, siamo in contatto giornaliero sia col ministro che con l’Unità di crisi nazionale, e seguiamo attentamente le loro indicazioni. Ovviamente in una situazione delicata come questa, possono capitare in qualsiasi momento degli imprevisti, per cui dobbiamo essere sempre preparati e pronti a ogni evenienza”, ha concluso il direttore del CCO di Fiume, Davor Štimac.

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