Bunker Katarina B: un gioiello militare

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Bunker Katarina B: un gioiello militare
La posizione in cui è sito il bunker offre una vista su tutta la Città. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Fiume è una città che non smette mai di sorprendere, ricca di angoli e luoghi suggestivi che riportano costantemente alla luce frammenti di storia e cultura e che, tramite questa rubrica, cerchiamo di raccontare. Un luogo dove il fascino del passato e del presente si uniscono in un percorso unico o, almeno, è ciò che ci si auspica. Ma il capoluogo quarnerino è anche la sua provincia, il territorio, le infinite risorse che gli fanno da corona. Fra queste, considerata la sua tumultuosa storia, in gran parte militare, vi è l’incredibile patrimonio bellico di cui dispone, un sottosuolo sorprendente costituito da bunker, grotte, trincee scavate, casematte, rifugi, resti del limes romano (l’antico muro difensivo), tunnel sotterranei. Una realtà preziosa e interessantissima, decisamente non conosciuta come meriterebbe. A tal proposito è da rilevare che la maggior parte dei Paesi che ci circondano, quali la Slovenia, l’Austria, la Germania, l’Ungheria, l’Italia e la Serbia, hanno intrapreso la strada della valorizzazione della stessa aprendo svariati musei bellici i quali, oltre a collezionare, tutelare e valorizzare il materiale storico-militare, costituiscono altresì un ottimo aspetto turistico. Si pensi solo al Museo di storia militare di Caporetto, in Slovenia, dall’invidiabile collezione museale e con uno spazio dedicato anche alla storia della città, dalle origini al secondo dopoguerra, eccellente esempio di come un luogo relativamente piccolo e sconosciuto possa diventare un ente fra i più apprezzati e visitati del succitato genere. E Fiume?

Il mondo sotterraneo fiumano
La città di San Vito vanta noti complessi militari (sotterranei e non) sulle alture di Santa Croce (Sveti Križ), Tersatto, Santa Catarina-Pulac-Veli vrh e Drenova, nonché fortificazioni più piccole nel rione di Zamet, ovvero nelle zone in cui si trovava l’ex confine tra l’Italia e l’ex Jugoslavia. La maggior parte di essi è stata costruita dagli italiani negli anni ’30 del secolo scorso quali unità della famosa “linea Ingrid”, ovvero dello scudo di difesa alpino. Quelli più grandi sono sei e, tra i più conosciuti, vengono annoverati i bunker Katarina A e Katarina B (a tutte le roccaforti veniva attribuito il nome di un eroe della storia contemporanea, cosicché le due strutture sono anche chiamate “Angheben I” e “Angheben II”, in memoria di Mario Angheben, volontario italiano nato a Fiume, come pure il Monte lesco sul colle di Santa Croce. Trattasi di complessi nelle cui costruzioni è stata utilizzata la tecnologia più moderna, con materiali e attrezzature di altissima qualità. Scendere nelle loro viscere è una vera avventura, un’affascinante immersione nella storia, nei ricordi e nelle emozioni condivise.

L’ingresso principale nella struttura.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Il Katarina B
Il bunker Katarina B era costituito da due fortificazioni: i settori “Sinistra” e “Destra”(rispettivamente est e ovest), collegati da corridoi che, uniti, formavano un anello, nei quali oggidì si può effettuare un giro completo senza la necessità di tornare nello stesso passaggio (come, invece, è indispensabile nel Katarina A). Gli stessi sono comodamente percorribili (in senso circolare), alti oltre due metri e conducono a quelle che erano le stanze dei soldati, ai servizi igienici e a vari altri locali, tutti ottimamente ventilati e illuminati. La lunghezza della galleria circolare principale, che collega le fortificazioni del settore sinistro con quello destro, è pari a circa 360 metri e, considerando anche quella di tutti gli altri corridoi, si raggiungono i 790 metri di estensione. La struttura, inoltre, dispone di quattro entrate/uscite, di cui una di sicurezza, come pure di 14 diramazioni che conducono a collocazioni di combattimento adibite di postazioni di avvistamento (o torrette) in acciaio, così ben posizionate e mimetizzate che la stessa non è mai stata conquistata militarmente. Trattasi di una fortificazione conservata molto bene (meglio di tutte quelle scoperte a Fiume), nella quale sono stati addirittura trovati dei cavi elettrici (anche se si presume che non siano originali). Gli unici segni di deterioramento sono osservabili sugli elementi in acciaio, quali le travi e le volte rugginose negli spazi poco profondi e le pietre corrose adiacenti all’ingresso principale. Si presuppone che le parti sotterranee in cemento siano state verniciate in seguito all’edificazione del bunker e che i graffiti sulle mura risalgano al 1991. Il complesso, purtroppo, non si avvale dello status di bene culturale.

Una delle gallerie.
Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

La precisione architettonica
Nella progettazione e costruzione della roccaforte è stata prestata moltissima attenzione. A detta di Vladimir Tonić nel manuale “Sulle orme del ‘baluardo alpino’ a Fiume e in Croazia”, la stessa è ben testimoniata da una serie di dettagli quale, ad esempio, la parte frontale arrotondata della pedata di una scala, caratteristica dell’architettura civile. “Ciascuna delle fortificazioni aveva un ingresso separato e una sezione logistica ben attrezzata, con generatori di corrente per l’illuminazione, la ventilazione e la comunicazione. La sala dei generatori e il serbatoio della benzina erano siti vicino all’entrata del settore destro. La fortificazione Katarina B – est disponeva anche di un ulteriore bunker, nel quale era posizionato un fotofono, necessario per la comunicazione tra le roccaforti A e B. Vi era pure un’uscita di sicurezza, difesa dalla postazione di una mitragliatrice leggera”, scrive l’autore, specificando, altresì, che il bunker poteva accogliere approssimativamente 180 tra ufficiali e soldati. Dal punto di vista architettonico, spiega ancora Tonić, considerando l’epoca della sua costruzione (effettuata in totale segretezza) e l’ubicazione estremamente impegnativa (le pendici del canyon della Fiumara), possiamo affermare che il complesso Katarina B rappresenta un eccezionale esempio di costruzione fortificata del XX secolo.

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