Aleksandra Pirjavec Mahić. La cute umana al centro dell’attenzione

Il chirurgo plastico e ricostruttivo, dott.ssa Aleksandra Pirjavec Mahić

Le anomalie della cute, soprattutto se causate da ferite, ustioni o interventi chirurgici, rappresentano spesso per l’individuo una fonte di disagio, fastidio e introversione, rendendolo insicuro nella sua quotidianità. Per ovviare a queste imperfezioni, lievi o gravi che siano, è bene rivolgersi a uno specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva, e a volte estetica.
Un settore probabilmente poco noto ai più, ma nel quale è… di casa il medico specialista di chirurgia plastica e ricostruttiva, la connazionale dott.ssa Aleksandra Pirjavec Mahić, chirurgo in forza presso il Reparto di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica del Centro clinico-ospedaliero di Fiume, nonché docente presso la Facoltà di Medicina di Fiume, che da trent’anni aiuta le persone con seri problemi cutanei.
Con la medicina nel sangue
La medicina ce l’ha nel sangue essendo figlia del compianto chirurgo dott. Ivo Pirjavec, a lungo collaboratore del nostro quotidiano nell’ambito della rubrica dedicata alla medicina.
“Già da piccola avevo due passioni, ma in un primo momento è prevalsa la musica. Frequentavo parallelamente due scuole medie superiori tra cui quella di musica e venivo definita un talento nel pianoforte. Nel 1979 sono riuscita perfino a iscrivermi al Conservatorio di Zagabria. Tra 120 candidati per cinque posti, me ne è stato assegnato uno. Purtroppo, dopo un po’ di tempo mi sono accorta che c’era una giovane talentuosa che ci superava tutti e ho deciso di troncare sul nascere la carriera di pianista e tornare a Fiume iscrivendomi alla Facoltà di Medicina. Terminati gli studi, ho lavorato per diversi anni come medico di base all’ambulatorio turistico di Lussinpiccolo per poi decidere nel 1991 di trasferirmi a Roma, dove avevo dei parenti, e iscrivermi all’Università La Sapienza. In seguito mi sono specializzata in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica al Policlinico Umberto I. Qui ho riscontrato un approccio ben diverso, fatto di tanta teoria, che mi ha convinta a iniziare a scrivere e pubblicare volumi, con un’impostazione molto seria e dedita al lavoro”.
Roma, Trieste e poi il ritorno a Fiume
La dott.ssa Pirjavec ricorda con particolare gioia il periodo romano, in cui ha stretto tantissime amicizie, soprattutto tra napoletani, che oltre a essere dei grandi lavoratori e dei bravissimi medici e chirurghi, erano sempre pronti a vivere la vita a pieni polmoni e divertirsi.
Dopo Roma, per la nostra interessante interlocutrice è seguito un breve periodo a Trieste e quindi un anno a Lubiana dove ha approfondito le proprie nozioni presso il Centro grandi ustioni, l’unico istituto di questo tipo su un vasto territorio e ancor’oggi punto di riferimento internazionale per tanti pazienti. Per lei è giunto quindi l’invito di tornare a Fiume. “Sono stata chiamata dall’allora direttore del CCO, il prof. dott. Žarko Tomljanović, il quale ha insistito tanto sul mio ritorno, anche se personalmente non ero molto convinta. Infine, per la gioia di mia madre, sono tornata nella mia città natale grazie anche allo stimolo datomi dal mio mentore, il grande chirurgo prof. Mario Zambelli. Erano gli anni postbellici e la chirurgia ricostruttiva era molto richiesta, le ricostruzioni, la microchirurgia e per noi giovani chirurghi il dottor Zambelli era il massimo. Venni assunta nel 1996 presso la Clinica di chirurgia, reparto di chirurgia plastica e ricostruttiva. Non facendo però ancora parte della Comunità europea, la Croazia non riconosceva la mia laurea e specializzazione italiana. Ho dovuto ripetere due esami, quello di chirurgia generale e quello di chirurgia plastica. Una strada tutta in salita per poter ottenere il certificato di equipollenza del titolo di studio”.
Parlando di chirurgia plastica e ricostruttiva, questa viene applicata soprattutto sui pazienti ustionati. “Per un ustionato, e stiamo parlando di ustioni di II e III grado, il processo di recupero è molto lungo. Ci vuole un trattamento particolare, che inizia in rianimazione, dove il ruolo fondamentale viene svolto dagli anestesiologi, e poi una serie di operazioni con trapianto cutaneo. Negli ultimi vent’anni la tecnologia ha fatto un grande passo avanti riuscendo a produrre cute artificiale o coltivata in laboratorio”.
Sono circa due o tre ogni anno in Croazia, i casi di ustionati gravi (nella maggior parte sono conseguenze di incidenti) con il 40 o 50 p.c. di cute ustionata, e per queste persone l’iter curativo è molto lungo. Dura circa un anno, con trattamenti chirurgici e d’altro tipo.
Collaborazioni imprescindibili
“Questi pazienti vengono di solito trasferiti in un centro ustioni, una struttura in cui il personale s’occupa soltanto ed esclusivamente di ustioni, dalla fase acuta alle ricostruzioni. In Croazia un centro ustioni vero e proprio non esiste in quanto sono strutture molto costose e devono coprire una popolazione che va dai 4 ai 10 milioni di abitanti. Io mi occupo dell’ultima fase di riabilitazione, quella dedicata alla ricostruzione della pelle ustionata. Negli ultimi tempi ho introdotto un nuovo trattamento per le gravi ustioni, usando la cute sintetica integrale e la cute coltivata. I risultati sono soddisfacenti in ambedue i metodi. La differenza tra i due trattamenti sta nel fatto che la cute coltivata viene realizzata in laboratorio, in condizioni sterili, usando un pezzo di pelle (epidermide) del paziente, quella sintetica è la parte dermica della cute coperta da uno strato superficiale di silicone, che viene rimosso dopo due o tre mesi, dopo di che si esegue il trapianto”.
La collaborazione tra i chirurghi ricostruttivi e gli operatori di laboratorio è molto importante.
“Un laboratorio specialistico si trova a Zagabria, ma un centro molto forte di cui c’è assoluto bisogno opera a Verona. Si tratta di una delle cosiddette ‘banche dei tessuti’, da dove si esegue il prelievo cadaverico di tessuti, cartilagini e ossa, un impianto futuristico in cui vengono conservati questi tessuti specifici per il trattamento degli ustionati o in ortopedia.”
Speranze per la quota rosa in chirurgia
Come già detto, oltre al suo lavoro in ospedale, la prof.ssa Pirjavec Mahić è docente presso la Facoltà di Medicina, dove trasmette con particolare passione il proprio sapere agli studenti.
“La specializzazione in chirurgia plastica è in calo poiché i giovani si sono resi conto che si tratta di un cammino molto lungo e difficile, che i rischi sono enormi e che i pazienti non hanno ormai grande considerazione degli operatori sanitari. Mi rallegra comunque il fatto che negli ultimi anni stia crescendo il numero di studentesse che decidono di intraprendere questo cammino”.
Un altro campo in cui la nostra interlocutrice si destreggia con grande autorevolezza è quello della prevenzione e della cura del melanoma, della chirurgia della mano (in casi di lesione dei tendini o dei tessuti molli e altro) e del seno dopo una mastectomia.
“Oggigiorno quest’ultima è una piccola parte del trattamento del carcinoma, in quanto, se possibile, viene eseguita la quadrantectomia, operazione che conserva una parte del seno. Nel 20 p.c. dei casi viene però praticata la mastectomia, che necessita di una ricostruzione chirurgica. Personalmente sono del parere che la ricostruzione debba venir eseguita ancor prima dell’inizio dei trattamenti chemioterapici o radiologici, in quanto è più facile intervenire sui tessuti che non hanno subito lesioni collaterali e anche in virtù di un approccio psicologico verso la paziente. Non si tratta di un intervento estetico, i risultati non sono ‘belli’, ma psicologicamente la paziente si sente meglio”.
Dieci anni fa, conseguito il Dottorato di ricerca sui pazienti ustionati, nasce l’idea di scrivere un libro, concretamente un manuale, a supporto dei colleghi, studenti, chirurghi e medici di base.
“Il volume è giunto alla sua seconda edizione grazie all’intervento diretto di numerosi colleghi che hanno collaborato alla sua stesura già dai primi giorni. Il titolo ‘Ustioni’, parla da sé. Racconto la mia esperienza e quella dei miei colleghi nei vari campi della chirurgia plastica e ricostruttiva, di quando e dove intervenire essendo la cute molto importante per il nostro organismo. Un vero e proprio scudo del corpo umano, un organo molto complesso e robusto, ma allo stesso tempo estremamente delicato”.

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