Un piano d’azione per Jasenovac

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Un piano d’azione per Jasenovac

Le delegazioni del Sabor e del governo, guidate rispettivamente dal presidente del Parlamento, Gordan Jandroković e dal premier Andrej Plenković hanno reso omaggio alle vittime del campo di prigionia di Jasenovac. Alla cerimonia di ieri, indetta nella ricorrenza del 77º anniversario del tentativo d’insurrezione degli internati del lager ustascia, hanno aderito pure i rappresentanti dei parenti delle vittime, i rappresentanti del Consiglio nazionale serbo (SNV), con a capo il deputato Milorad Pupovac, quelli della Federazione dei rom in Croazia “Kali Sara”, condotti dal deputato Veljko Kajtazi, e della Federazione dei combattenti antifascisti e degli Antifascisti della Croazia (SABA RH), guidati dal presidente Franjo Habulin. A Jasenovac c’erano pure i rappresentanti di 26 missioni diplomatiche accreditate in Croazia, tra i quali gli Ambasciatori dello Stato d’Israele, Ilan Mor e della Repubblica Italiana, Pierfrancesco Sacco. Al corteo hanno aderito, inoltre autorità civili, religiose, politiche e varie ong. C’era pure il Capo dello Stato. Zoran Milanović ha preferito, però, rendere omaggio alle vittime del regime ustascia separatamente.

L’Ambasciatore Pierfrancesco Sacco al Centro memoriale di Jasenovac. Foto: Twitter

La Comunità ebraica non si è recata a Jasenovac, manifestando così il suo disappunto per il mancato divieto dell’uso dell’iconografia ustascia. La Comunità ebraica si recherà a Jasenovac il 28 aprile, nella ricorrenza dello Yom HaShoah (Giornata del ricordo dell’Olocausto). Rimanendo in argomento il deputato Kajtazi ha sollecitato il governo a emulare la Germania e l’Austria e a infliggere multe severissime, anche 5.000 euro a chi ricorre al saluto ZDS. Il premier Plenković ha detto di essere pronto a valutare la possibilità. A sua volta l’Ambasciatore Mor ha osservato che la Germania rappresenta un ottimo esempio di come vadano trattate questioni del genere. Pupovac, dal canto suo ha annunciato che è stato raggiunto un accordo teso alla formulazione di un Piano d’azione per Jasenovac, gli altri campi di prigionia e luoghi di sepoltura delle vittime.

Anche, ieri, nonostante la triste ricorrenza sono proseguite le polemiche legate alla richiesta di grazia presentata dall’avvocato Anto Nobilo per conto dei suoi assistiti, Josip Perković e Zdravko Mustač, i due ex dirigenti dei servizi segreti jugoslavi prima e croati dopo, condannati all’ergastolo in Germania per il loro ruolo nell’assassinio dell’emigrante croato, Stjepan Đureković, liquidato dai sicari delll’UDBA nel 1983 in Baviera. In margine alla visita al Centro memoriale di Jasenovac, il Presidente della Repubblica, ha nuovamente rinfacciato al premier di essere il discendente di un collaboratore della Polizia segreta del regime comunista jugoslavo, chiarendo che non tollererà che figure del genere tentino di discreditare i generali della Guerra patriottica che hanno firmato l’appello a favore della grazia per Perković e Mustač. Una retorica che ha spinto nei giorni scorsi il premier a troncare la comunicazione con l’inquilino del Pantovčak, che ora, come annunciato da Ivan Anušić (vicepresidente dell’HDZ e Presidente della Regione di Osijek e della Baranja) rischia d’essere boicottato pure dai presidenti di Regione e sindaci eletti nelle file dell’HDZ.

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