Ritorno a scuola: tanti i dubbi

Un'aula scolastica vuota. Foto: Željko Jerneić

“Abbiamo stilato le indicazioni su come dovrà avvenire il lavoro negli asili e nelle scuole e come dovrà svolgersi l’esame di maurità. Non spetta, comunque, agli epidemiologici decidere se riprenderanno le lezioni e i bambini faranno ritorno a scuola e nei giardini d’infanzia, ma al ministero dell’Istruzione. A quest’ultimo come pure a tutti gli organi competenti presenteremo le nostre raccomandazioni dopodiché si vedrà come avverrà il tutto. Lo ha dichiarato il direttore dell’Istituto nazionale per la salute pubblica di Zagabria Krunoslav Capak.

Pola. Tante domande senza una risposta
La tecnologia aiuta, ma è preferibile che la scuola vada fatta in classe. L’essere riusciti a gestire l’emergenza Covid-19, facendola rientrare nei limiti dell’accettabile, ha inciso sulla decisione governativa di riaprire le scuole elementari il prossimo 11 maggio, rimandando in aula gli scolari dalla I alla IV elementare. Poco, se non niente, è dato sapere in merito alle possibili soluzioni e misure di tutela igienico-sanitaria da adottare per far tornare la scuola in una dimensione quotidiana, ora mutata. Tanta è invece l’incertezza sul come affrontare tutta una serie di problemi organizzativi, didattici e di sicurezza, con il rischio di trasformare i dirigenti scolastici e gli insegnanti in controllori delle norme a discapito della didattica e sottraendo energia alla formazione. Nel caso della SEI “Giuseppina Martinuzzi” di Pola va gestita e tenuta a bada secondo la regola del distanziamento sociale, una scolaresca di oltre 200 allievi che frequentano le aule delle sezioni inferiori. Come si farà? “Lo sapremo – rivela la direttrice Susanna Cerlon – nel momento in cui riceveremo le indicazioni del Ministero della Sanità, della Protezione civile e dell’Istituto regionale di salute pubblica. In secondo luogo è ancora ignota la data di rientro in classe, condizionata dalle eventuali ripercussioni delle fasi 1 e 2 di rientro delle misure di contenimento del contagio. Da quanto dato a intendere dall’incontro di lavoro online con il ministro Divjak, non ci risulta che sia stata avanzata l’ipotesi di un mix di configurazione didattica, ovvero la convivenza della didattica a distanza – per i ragazzini lasciati a casa dai genitori – con la presenza in aula di piccoli gruppi. D’altra parte, le nostre sono classi di 24-25 alunni. Sono bimbi dai 7 agli 11 anni, ed è tecnicamente impossibile assicurare distanze di due metri tra gli uni e gli altri creando mini aule sottodimensionate, come non è fattibile tenerli lontani nelle pause di riposo e nel piazzale scolastico”.
“Tante domande e nessuna risposte: questa è la realtà del momento”: commenta Corrado Ghiraldo, direttore dell’elementare dignanese e delle sue sezioni croata e italiana rivelando che “diverse sezioni contano anche oltre 20 scolari e gli spazi sono quelli di sempre, mentre l’elenco delle incognite è lungo. Come si farà con le mascherine, come si possono tenere a freno bimbi piccoli, soprattutto nell’ora della merenda? Vi sono insegnanti che insegnano sia alle superiori che alle inferiori e che dovrebbero svolgere una didattica in contemporanea in aula e online, quindi anche insegnanti con orari distribuiti in due scuole, insegnanti a rischio con problemi salute o con bimbi piccoli e genitori anziani da accudire a casa…”.

Fiume. Assicurare le lezioni mettendo la salute al primo posto
Se il quadro epidemiologico dovesse mantenersi favorevole, sarà possibile far rientrare gli alunni a scuola e riaprire gli asili. Visto che la didattica a distanza sta ottenendo buoni risultati e procede senza intoppi, per alcuni allievi non sarà necessario ritornare tra i banchi di scuola e, quindi, l’anno scolastico potrebbe concludersi da… remoto. Un tanto aveva dichiarato giorni fa Krunoslav Capak, a capo dell’Istituto croato di salute pubblica. Una decisione, che nel caso in cui dovesse venir confermata, vedrebbe il rientro a scuola degli alunni delle classi inferiori. A patto, però, che vengano prese in considerazione tutta una serie di misure per scongiurare eventuali contagi. Misure che, comunque, vista l’età e il numero dei bambini e la grandezza delle classi, difficilmente possono venir applicate. Abbiamo tentato di scoprire, parlando con i rispettivi direttori, come un sistema simile potrebbe funzionare nelle quattro SEI di Fiume. “In questo momento non abbiamo alcuna informazione concreta a proposito – ha commentato Iva Bradaschia Kožul, direttrice della “San Nicolò” –. Disponiamo soltanto di quelle di dominio pubblico, e quindi niente di più di ciò che si sa dai media Siamo in attesa di ricevere le direttive sulla sicurezza dei bambini. Se non saremo in grado di assicurare tali misure, non sarà possibile far rientrare i bambini a scuola. Due metri di distanza sono molti e possiamo ad esempio organizzare lezioni in palestra. Una volta, però, usciti in cortile per il grande riposo, non so come potremmo garantire il necessario distanziamento sociale tra i piccoli. Un altro problema è dovuto al fatto che si potrà scegliere di continuare a seguire le lezioni online, il che comporterebbe un doppio lavoro per i nostri insegnanti, che già sono impegnati tutto il giorno a caricare in Rete tutto il materiale didattico. Vedremo”.
Verso la fine di questa settimana dovrebbe svolgersi una riunione alla quale verrà deciso il da farsi, ha annunciato la direttrice della “Dolac”, Dunja Kučan Nikolić. “Non abbiamo ancora ricevuto alcuna direttiva a proposito ed è quindi difficile pronunciarsi in merito. Premetto che le nostre classi sono molto numerose e questo rappresenta pertanto un grande problema. Spero che tra qualche giorno avremo informazioni in più”, ha concluso.
Il problema dell’acqua calda
Dello stesso parere il direttore della “Belvedere”, Denis Stefan. “Come tutta la cittadinanza, siamo a conoscenza del fatto che, in base al quadro epidemiologico e all’andamento della fase precedente, ovvero quella del 4 maggio, l’11 ci dovrebbe essere il rientro a scuola per i più piccoli, ovvero per gli alunni delle prime quattro classi. Se le misure riguardanti il distanziamento sociale dovessero rimanere in atto, diventerà difficile tenere lontani i bambini gli uni dagli altri. Dovranno indossare le mascherine o no? Non si sa. È stato detto pure che saranno i genitori a decidere se mandare i bambini a scuola o meno, e quindi gli insegnanti avrebbero l’obbligo di lavorare sia in classe che online. Non possiamo decidere niente da soli, dobbiamo aspettare le decisioni del Dicastero, anche perché non ci sono idee chiare sul da farsi”, ha spiegato.
In attesa di risposte concrete anche Gloria Tijan, direttrice della “Gelsi”. “Le ordinanze dovrebbero venir rese note questa settimana, dopo la riunione online con il ministro Divjak, che avrà il compito di attenersi ai dati resi dall’Istituto nazionale di salute pubblica. Alla riunione dovrebbe partecipare anche il fondatore delle scuole, ovvero la Città di Fiume. L’importante è evitare di mettere in pericolo i bambini, che sono in parvenza sani. Siamo un popolo molto ‘fisico’, ai bambini piace abbracciarsi tra loro, correre in braccio alle loro maestre, per cui sarà difficile tenerli lontani dopo tanto tempo di isolamento. Se le lezioni si svolgeranno in più classi, visto il gran numero di alunni, come faranno le insegnanti a seguire tutti e tenerli sotto controllo? Per non parlare del fatto che abbiamo anche insegnanti che soffrono di malattie croniche e quindi rientrano nella categoria a rischio. C’è poi il problema dei pasti, che dovrebbero venir consegnati in porzioni singole e sigillate. Penso che anche in questo caso, come per le lezioni a distanza, tutto sia fattibile, ma non nella data ipotizzata dal governo. Per uno scenario simile potremmo forse trovarci pronti a settembre. Per il momento mi sembra impossibile, ma aspettiamo la riunione e poi si vedrà”, ci ha detto.
Un altro problema che interessa le scuole è legato al fatto che nei bagni, per motivi di sicurezza, non c’è acqua calda, il che in caso di rientro a scuola non permetterebbe ai bambini di lavarsi per bene le mani, come richiedono le misure epidemiologiche.
All’11 maggio mancano, intanto, due settimane. Ieri ha preso il via la prima delle tre fasi d’allentamento delle misure antipandemiche. Non ci resta che avere pazienza e sperare che il tutto proceda come previsto. Tenendo, però, di conto il fatto che la salute va messa al primo posto.

Buie. Slitterà la data del rientro a scuola?
È ancora incerta la riapertura delle istituzioni scolastiche pensata per il prossimo 11 maggio. A Buie sono numerosi gli interrogativi relativi alla possibilità di corretto adempimento delle norme di sicurezza e dell’osservanza del distanziamento sociale, che non hanno ancora ricevuto una risposta e che sono piuttosto difficili da applicare quando ci sono di mezzo i bambini. Katia Šterle, preside della SEI “Edmondo De Amicis” di Buie, che comprende, oltre alla sede centrale, pure le periferiche di Momiano e Verteneglio, ha confermato che al momento, per procedere con le preparazioni per la riapertura, si attendono delle disposizioni scritte. “Comunque sarà difficile far rispettare ai bimbi tutte le norme previste, soprattutto per quanto riguarda i due mtri di distanza sociale che in caso di rientro in classe dovrebbero rispettare. Per loro è ancora difficile controllare i propri istinti e viene loro spontaneo avere un contatto fisico nel momento dei giochi. Tanti sono anche gli interrogativi dei genitori, che si chiedono che cosa ne sarà degli insegnanti più anziani, categoria a rischio, o con i bambini che soffrono di malattie respiratorie, come asma o allergie”, ha precisato Sterle, volendo poi segnalare anche determinate difficoltà tecniche, come ad esempio la mancanza dell’acqua calda nei bagni. Si è in attesa comunque di sentire gli epidemiologi e di ricevere le disposizioni ministeriali per iscritto che, secondo il parere della direttrice, contribuiranno a posticipare la data del rientro.

Parenzo. «Siamo pronti per rientrare in classe»
“Siamo in attesa dell’evolversi della situazione, poiché da un lato c’è il Ministero dell’Istruzione che propende per la riapertura delle scuole, mentre il nostro Comando di Protezione civile non ha dato ancora una delibera in materia. Se ci sarà la riapertura, noi saremo pronti, anche se ci saranno dei problemi di spazio. Le nostre aule non sono grandi, per cui mantenere le distanze previste sarà un problema, sopratutto nella IV classe, la più numerosa, che ha 20 alunni. L’ultima parola circa la presenza o meno degli alunni delle classi inferiori a scuola spetterà ai genitori. Se qualcuno rimarrà a casa, le educatrici dovranno affrontare un doppio turno di lavoro.
A lungo andare, potrebbero insorgere dei problemi circa la disponibilità di mascherine protettive per i maestri e di disinfettanti, che per il momento abbiamo. Avremo anche qualche problema di disinfezione degli ambienti, essendo rimasti con una sola donna delle pulizia. A mio avviso, l’anno scolastico poteva liberamente venire portato a termine con lezioni a distanza, che da noi hanno funzionato molto bene. Abbiamo svolto online anche delle verifiche del sapere. Devo dire che gli alunni hanno risposto molto bene a questo tipo di scuola, impegnandosi talvolta anche di più rispetto a quand’erano in classe. Questo periodo d’insegnamento a distanza ha avuto anche i suoi lati positivi. Il personale docenti si è mostrato all’altezza della situazione, e sono convinta che sarà così anche in futuro”, ci ha detto Ester Zarli, direttrice della SEI “Bernardo Parentin” di Parenzo.

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