La nautica da diporto non conosce crisi

I risultati dei marina croati non saranno come l'anno scorso, ma comunque tutt'altro che disprezzabili

Una panoramica di Parenzo con in primo piano la riva e il marina. Foto Ivo Vidotto

Quest’anno ci aspettavamo di incassare un miliardo di euro di proventi dal turismo nautico. A causa della pandemia, però, le entrate valutarie saranno ovviamente inferiori, ma non quanto in altri settori dell’industria dell’ospitalità, che subiranno danni enormi”. Lo ha dichiarato Renata Marević, direttrice del marina di Ponte (Punat), interpellata in occasione della riapertura dei confini e quindi, si spera, della ripresa del turismo. Le sue parole fotografano perfettamente il clima di moderato ottimismo che si respira tra gli operatori della nautica da diporto.
Il governo, da parte sua, ha ben presente l’importanza del turismo per il prodotto interno lordo del Paese, in modo particolare di alcuni suoi settori nevralgici, come quello nautico. Non per niente una delle prima misure relative alla riapertura dei confini è stata quella di permettere l’ingresso in Croazia ai proprietari di barche, oltre che ai titolari di immobili. Sono molti, infatti, i cittadini stranieri che hanno una barca in Croazia. In alcuni casi questa passa tutto l’inverno in una marina, in altri, più rari, la barca viene portata a svernare nel Paese del proprietario, ma l’opzione praticata con maggior frequenza è quella di tenere l’imbarcazione in una specie di parcheggio invernale nelle vicinanze dei marina, anche per non spendere troppo per il trasporto del mezzo.
Con l’arrivo della bella stagione, e in questo caso con la riapertura dei confini, yacht di tutti i tipi iniziano ad arrivare nei marina dell’Adriatico orientale. Quest’anno la situazione è un po’ particolare, ma la Croazia ha il vantaggio di essersi garantita un’immagine positiva, come destinazione corona-free, ossia sicura per praticare il turismo, perché i contagi sono stati contenuti.
“Da noi nei giorni scorsi è arrivato un gran numero di ospiti. Ovviamente non possiamo fare un paragone con l’anno scorso, però in tanti sono già tornati e la maggior parte di chi non è ancora arrivato ci ha contattato per avere informazioni, esprimendo la volontà di venire il prima possibile”, ha spiegato Renata Marević, la quale ha detto che c’è anche un certo numero di nuovi clienti, attratti dagli improvvisi posti barca liberi.
Per fare un’analisi economica delle conseguenze dell’epidemia, bisogna considerare il fatto che i 22 marina dell’ACI sparsi dall’Istria alla Dalmazia erano quasi sempre zeppi. Quindi c’è una buona possibilità che per ogni cliente che rinunci a venire se ne possa trovare uno nuovo.
“Abbiamo ricevuto molte richieste da parte dei titolari di yacht di lusso di grandi dimensioni, provenienti dalla Francia, dalla Spagna e dall’Italia, ma anche dai Caraibi. Alcune di queste imbarcazioni finiranno con ogni probabilità nel marina di Rovigno, che è stato pensato apposta per questo tipo di clientela”, ha dichiarato il presidente della direzione dell’ACI, Kristijan Pavić, il quale ha spiegato come ci siano stati dei contatti anche in merito al trasferimento della flotta charter delle Baleari, con l’operazione che però non è ancora andata in porto. Le stime per gli arrivi sono di circa 150 yacht di lunghezza superiore ai 24 metri, il che significa circa mille turisti e duemila membri d’equipaggio, che dovrebbero portare a notevoli introiti.
Attenzione, però, perché se da un lato potrebbero non esserci conseguenze economiche negative per chi ha clienti ricchi e spendaccioni, per altri segmenti dell’industria dell’ospitalità gli effetti della crisi sanitaria potrebbero essere disastrosi. Ad esempio per gli ostelli la situazione si presenta molto seria. Negli ultimi anni il loro numero è aumentato costantemente in tutta la Croazia, in modo particolare lungo la costa. Il rapporto domanda offerta è dunque molto diverso rispetto a quello dei marina e le conseguenze della crisi potrebbero essere devastanti. Basti pensare che la sola città di Spalato conta 40 ostelli, al momento tutti vuoti.
Questo tipo di alloggi viene solitamente utilizzato da persone più giovani, con un potere d’acquisto inferiore, che quest’anno potrebbero avere difficoltà a raggiungere la località di villeggiatura prediletta. L’anno scorso soltanto gli ostelli di Spalato, con una disponibilità complessiva di 1.300 posti letto, avevano fatto registrare 115mila pernottamenti, ma al momento tutte le stanze sono vuote come pure molte delle vie del centro, che usualmente in questo periodo dell’anno pullulavano di turisti.
Chi lavora nel settore le sta provando tutte, dagli sconti mirati alle offerte particolari, ma gli ospiti semplicemente non ci sono. Secondo le stime più pessimistiche l’80 per cento degli ostelli della Regione di Spalato e della Dalmazia non sopravvivrà fino alla fine dell’anno.

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