«I pazienti con tumore sono particolarmente vulnerabili»

A colloquio con Ingrid Belac-Lovasić, responsabile della Clinica di radiologia e oncologia del Centro clinico-ospedaliero di Fiume

L’entrata della Clinica di radioterapia e oncologia del CCO di Fiume. Foto Goran Žiković

La pandemia di Covid-19 che ha colpito il mondo intero, ha provocato e sta tuttora provocando parecchi disagi e paure. Il virus è sconosciuto, non è stato ancora trovato un vaccino, e di giorno in giorno leggiamo articoli di scienziati, o presunti tali, che informano la cittadinanza sui pericoli e sulle conseguenze di questa malattia – che sembrano cambiare di ora in ora –, che potrebbero oberarci (anche inutilmente) la mente per ancora tantissimo tempo. Tutte queste notizie, vere o false che siano, provocano uno stato d’ansia nelle persone sane, figuriamoci in quelle che purtroppo combattono con malattie molto gravi, come quelle di natura oncologica. “Il paziente oncologico non deve assolutamente avvertire le difficoltà dell’attuale crisi sanitaria e le conseguenze legate al coronavirus – ci spiega Ingrid Belac-Lovasić, responsabile della Clinica di radiologia e oncologia del Centro clinico-ospedaliero di Fiume –. Sembrerà strano, però nei nostri reparti non è cambiato nulla e l’attività si svolge come prima che scattasse l’emergenza. Abbiamo pazienti in cura da prima, pazienti nuovi e quelli che hanno bisogno di sottoporsi alla terapia. Il numero di quest’ultima categoria è aumentato sensibilmente, anche perché il nostro ospedale copre le necessità dei pazienti in arrivo dalla Regione istriana e da quella della Lika e di Segna. Così, ad esempio, dopo il terremoto che ha colpito Zagabria, tantissimi pazienti dell’Istria, che si curavano nella capitale, ora vengono da noi. Non abbiamo mai avuto tanti pazienti in terapia come adesso. D’altra parte, abbiamo ridotto il numero delle visite a quei pazienti che venivano a fare i consueti controlli postoperatori annuali. Per loro abbiamo organizzato dei contatti interattivi. Teniamo consultazioni online, e abbiamo creato linee telefoniche a parte soltanto per queste categorie di malati, o per i loro familiari. Li contattiamo inoltre tramite posta elettronica o Skype, ogni giorno dalle ore 9 alle 17. Il tutto per evitargli contatti con il virus”, spiega il medico.

Ingrid Belac-Lovasić

Come per tutti i reparti, e in particolar modo per questo, dove i pazienti sono molto più vulnerabili degli altri, le misure di sicurezza e igiene sono state rinvigorite. “I pazienti vengono prenotati al minuto, al fine di evitare qualsiasi contatto con il paziente precedente. Il giorno precedente la visita, ci sentiamo per telefono per capire se riscontrano eventuali sintomi della malattia. Viene chiesto loro di misurarsi la febbre e lo stesso viene fatto al momento del loro arrivo in clinica. Devono indossare mascherine, guanti e disinfettare le mani. Al loro arrivo, vengono accompagnati dai loro cari fino all’ingresso, dopo di che vengono accolti dal personale medico, che li conduce in clinica. In questo senso vorrei ringraziare vivamente tutti i nostri pazienti e i loro familiari per la comprensione e la pazienza dimostrata in questi giorni difficili per tutti. Fortunatamente non abbiamo avuto per ora contagi tra i malati. Anche se, come ho detto prima, la lista dei pazienti in terapia è aumentata sensibilmente, siamo gli unici a non contemplare una lista d’attesa. Tutti i pazienti ricevono le dovute terapie”, assicura Belac-Lovasić.
Nell’ospedale diurno al momento sono ricoverati circa un centinaio di pazienti. I medici lavorano in due turni, dalle 7 alle 14 e dalle 14 alle 21. I due turni sono fisicamente divisi, nel senso che non ci sono punti di contatti né tra i medici, né tra i pazienti del primo e del secondo turno. Parte del personale al momento è a casa. “Sono operativi 2/3 della nostra forza lavoro affinché, in caso di necessità il resto dei dipendenti possa rientrare in clinica. Dobbiamo avere sempre dei medici in stand-by pronti a dare il cambio. Devo sottolineare che il CCO di Fiume è conosciuto per il suo metodo multidisciplinare nella cura dei pazienti e che ogni decisione viene presa dopo aver concordato il tutto con il relativo team. Anche in questo caso abbiamo dovuto adeguarci, visto che gran parte delle consultazioni viene effettuata in forma virtuale. Ringrazio quindi, ancora una volta, tutto il personale, i nostri pazienti e i loro familiari, perché non è facile. Però, come già affermato, il paziente non deve mai subire le conseguenze dell’attuale pandemia. Questa crisi non deve mettere a repentaglio la salute della cittadinanza, in particolar modo delle persone affette da patologie maligne”, conclude la dott.ssa Ingrid Belac-Lovasić.

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