Confini. Transiti più rapidi

Colloquio a Portorose tra i ministri degli Interni di Slovenia e Croazia, incentrato soprattutto sul regime ai valichi di frontiera. Si fa affidamento sui green pass per rendere più fluido il traffico

Davor Božinović e Aleš Hojs a Portorose

I ministri degli Affari interni di Croazia e Slovenia, rispettivamente Davor Božinović e Aleš Hojs, hanno avuto colloqui ieri a Portorose incentrati sulla presidenza slovena dell’Unione europea e su questioni attuali, prima fra tutte il regime di attraversamento dei confini ai tempi della pandemia da Covid-19. L’incontro ha avuto luogo a margine della riunione ministeriale nel quadro dell’iniziativa Brdo-Brioni. Come facilitare l’attraversamento delle frontiere ai cittadini e in tale contesto quale importanza avrà l’introduzione dei certificati verdi digitali che attestano la vaccinazione dal coronavirus o la guarigione dal morbo? Questi, come rilevato dai due ministri, alcuni degli argomenti trattati. La Croazia sta già facendo uso dei cosiddetti passaporti Covid e a fare altrettanto sono pure diversi Paesi dell’Unione europea. Božinović ha fatto sapere al suo omologo sloveno che dall’inizio di giugno ad oggi sono stati rilasciati più di 100mila green pass e che la Croazia è pronta ad accettare tali certificati rilasciati da tutti gli Stati dell’Unione europea. Finora, come reso noto da Božinović, ad entrare in Croazia con il certificato suddetto sono stati circa 10mila ospiti provenienti soprattutto da Polonia e Repubblica ceca, ma anche da Danimarca e Germania. Tra breve anche la Slovenia introdurrà l’uso del green pass per i propri cittadini facilitando loro l’attraversamento dei confini croato-sloveni, ha annunciato Hojs aggiungendo come è stato concordato di aprire valichi di confini speciali nell’area di frontiera che gravita verso Brežice e Krško, ovvero nella parte sudorientale della Slovenia, riservati esclusivamente ai lavoratori sloveni e croati.
Per quanto riguarda invece la popolazione locale che vive lungo il fiume Dragogna al confine tra i due Paesi e il regime di frontiera da applicare, Hojs ha dichiarato che non ci sono novità al riguardo. Secondo il ministro degli Interni sloveno dopo l’introduzione dei passaporti Covid l’attesa per attraversare le frontiere sarà ridotta notevolmente. “Sono certo che a quel punto i problemi attuali verranno risolti”, ha concluso Hojs che con il suo omologo croato ha parlato altresì della presidenza slovena dell’Unione europea nel secondo semestre di quest’anno e soprattutto del Patto su migrazione e asilo e del nuovo Codice Schengen che si troverà al centro dell’attenzione del prossimo incontro informale dei ministri degli Affari esteri dei Paesi dell’UE che si terrà a metà giugno a Brdo presso Kranj.
Soffermandosi sulla problematica dell’immigrazione illegale, Hojs ha affermato che dai dati di cui dispone la Croazia risulta chiaro che Zagabria blocchi con successo il flusso di migranti sulla rotta balcanica, in particolare quelli al confine con la Bosnia ed Erzegovina intenzionati a raggiungere i Paesi occidentali. “Proprio per tale motivo Lubiana si adopera per l’ingresso della Croazia nell’area Schengen”, ha dichiarato il ministro degli Interni sloveno. “Ciò significa che la Croazia difende i confini esterni dell’Unione europea e l’entrata di Zagabria nello spazio Schengen è anche nell’interesse di Lubiana”, ha concluso il ministro degli Affari interni Božinović.

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