Rijeka, ora testa alla Coppa

Archiviato il successo sullo Šibenik, all’orizzonte c’è già la semifinale con l’Istra 1961. La posta in palio è altissima. «Molto dipenderà da noi: se saremo al top, allora ci prenderemo la finale», suona la carica Gnezda Čerin

Adam Gnezda Čerin, centrocampista del Rijeka

E sono quattro. Come le vittorie consecutive in campionato e i punti di distacco dal terzo posto. La cura Tomić sta iniziando a rinvigorire il Rijeka. Nell’ultimo mese c’è stato un deciso cambio di passo. I nuvoloni neri ammassatisi sopra Rujevica tra la fine di gennaio e l’inizio di marzo si stanno via via diradando. La crisi di gioco e risultati sembra ormai soltanto un lontano ricordo. Anche se sulle prestazioni in campo qualche dubbio permane ancora. Lo si è visto nel finale dello scontro diretto col Gorica e pure tre giorni fa in casa dello Šibenik. Non è un caso se a fine gara il tecnico dei fiumani era apparso piuttosto abbacchiato, non risparmiando critiche alla squadra. Un pensiero senz’altro condivisibile, non tanto per il risultato striminzito quanto invece per una prova un po’ sottotono e, a tratti, troppo rinunciataria. Tomić è un allenatore ambizioso e quindi esigente. Dai suoi pretende il massimo in ogni momento, indipendentemente dal risultato. Tuttavia, anche lui ha bisogno di tempo per infondere nella testa dei giocatori le sue idee e la sua filosofia di gioco. È un processo che richiede tempo. È arrivato in corsa e in così poco tempo non sarebbe corretto aspettarsi miracoli. Di questi tempi bisogna accontentarsi. Ogni vittoria è grasso che cola. Anche se solo per 1-0. Sbirciando in casa dei rivali dell’Hajduk, da quando Tramezzani si è seduto in panchina, la stragrande maggioranza delle vittorie è arrivata proprio con questo risultato. E sono tanti a tessere le lodi del tecnico reggiano per quel suo catenaccio all’italiana, brutto da vedere ma tremendamente efficace.

 

Il Rijeka ha iniziato a carburare. Ma soprattutto lo sta facendo nel momento chiave della stagione. Siamo nell’ultima parte del campionato, quella decisiva. La posta in palio è altissima: in gioco c’è il terzo posto, l’Europa e ben due trofei. Sì, perché anche se molti l’hanno ormai rimossa, in ballo c’è anche la Supercoppa con la Dinamo. Una sfida che sta ancora cercando una propria collocazione nel calendario, complici gli impegni degli zagabresi in Europa League. Magari non avrà lo stesso valore del Sole di Rabuzin, ma un trofeo rimane sempre un trofeo e vincerne uno può cambiare il volto di una stagione.

Conta il risultato
“Siamo finalmente entrati in una striscia positiva e ora le cose stanno iniziando a girare per il verso giusto – sottolinea Adam Gnezda Čerin tornando sul match col Šibenik –. Bisogna però essere onesti e riconoscere che non abbiamo disputato una grande partita. D’altra parte però affrontavamo una squadra che concede poco e che nel turno precedente aveva fermato la Dinamo. Alla fine ciò che conta sono i tre punti. La mie prestazioni? Con il nuovo modulo ho molta più libertà e in fase offensiva sono più vicino alla porta avversaria. Sono uno di quei giocatori ai quali piace avere il pallone tra le gambe e impostare l’azione”.

Siamo alla fase più calda della stagione. Si lotta per tutto: titolo, Europa, salvezza. La più incerta è la seconda, che mette in palio due pass per i preliminari di Conference League (a meno che l’Istra 1961 non vinca la Coppa e allora in palio ce ne sarebbe soltanto uno…). Tre squadre in lotta per due biglietti europei, racchiuse in un fazzoletto di sei punti. Gorica 49, Rijeka 45, Hajduk 43. Al traguardo mancano otto giornate e 24 punti potenziali da conquistare. Prima però bisogna pensare alla Coppa. Domani c’è il derby con l’Istra in semifinale. Un appuntamento da non fallire.

“Chiaramente siamo noi i favoriti, ma ci vorrà prudenza – avverte il centrocampista sloveno –. È una gara secca e in Coppa non sai mai che cosa può succedere. Sappiamo bene il valore di questa partita. Molto comunque dipenderà da noi: se saremo al top, allora ci prenderemo la finale”.

Un jolly in casa
Una delle note più positive allo Šubićevac è stata certamente la prova di Adrian Liber. Buttato nella mischia al 69’, gli ci sono voluti solamente tre minuti per servire un assist al bacio a Drmić, il quale non ha lasciato scampo a Rogić. Il giovane centrocampista, arrivato durante la sosta invernale dopo un anno e mezzo di apprendistato all’Orijent in Seconda Lega, ha dato molta vivacità alla manovra, ma soprattutto la scossa che mancava e nel finale ha avuto pure due occasioni per timbrare il cartellino. Personalità, tecnica e visione di gioco. Lo stesso Tomić aveva ribadito più volte di apprezzare le sue qualità e che col tempo gli avrebbe dato fiducia. Una fiducia ora pienamente ripagata. In questo finale di stagione Liber potrebbe rivelarsi un preziosissimo jolly. “Paura? Sono le mie prime presenze ed è normale che ci sia un po’ di tensione. Poi via via mi sono sciolto. Sono molto contento di quanto fatto in campo. Sono entrato per dare una mano ai miei compagni e penso di esserci riuscito. I consigli del mister? Mi ripeteva di stare tranquillo e di giocare senza pensieri”, ha detto Adrian a fine gara.
Il ragazzo ha stoffa e la concorrenza a centrocampo si fa sempre più spietata. Ben venga.

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