Rijeka, la fine di un ciclo? Urgono forze fresche

Sotto accusa un po’ tutti, ma in particolar modo i cosiddetti senatori della squadra

Goran Tomić ha provato a scuotere la sua squadra nel primo tempo, ma inutilmente

Fosse accaduto una quindicina di giorni fa avremmo pensato magari al classico pesce d’aprile. Invece è tutto vero: il Rijeka è fuori dalla Coppa Croazia, competizione che aveva vinto nelle ultime due stagioni. Merito di un Istra 1961 che non ha rubato assolutamente nulla, anzi l’esatto contrario, ma colpa soprattutto di un approccio alla gara del Drosina a dir poco vergognoso, in particolar modo di chi dovrebbe dare l’esempio. Per intenderci, hanno deluso tutti, ma alcuni dei cosiddetti “senatori” hanno forse confermato che il loro ciclo al Rijeka è da ritenersi ormai concluso. Nel calcio non si vive di gloria o di eccessiva riconoscenza: ciò che è stato anni fa è ormai acqua passata e il tempo passa per tutti. A fine stagione ci sarà bisogno di un parziale “reset”, ovvero dell’innesto di forze fresche in grado di portare voglia ed entusiasmo a una squadra che ha eccome bisogno del ricambio generazionale. Bisogna puntare sui vari Liber o Gnezda Čerin, affiancando loro dei giocatori in cerca di un trampolino di lancio e di una determinata qualità tecnica. Soltanto così si potrà rimanere ai vertici del calcio nazionale, ora che l’Osijek sta crescendo a livello societario e che l’Hajduk sta pian piano risalendo le posizioni in classifica. Senza dimenticare il Gorica o, come successo la scorsa stagione, la Lokomotiva.

 

Tornando alla semifinale di Coppa, quanto visto nel primo tempo è stato a dir poco imbarazzante, come ha confermato d’altronde anche l’allenatore Goran Tomić a fine gara. Una squadra che era assente sia sul piano del gioco che su quello mentale, al punto da permettere all’Istra 1961 di segnare tre gol in appena 45’ minuti e di chiudere di fatto i giochi in largo anticipo. Inaccettabile, per una squadra come il Rijeka, incassare tre gol senza mai tirare in porta. Poi, nella ripresa, la musica è cambiata, ma ormai era troppo tardi. Dai secondi 45 minuti possiamo comunque dedurre che Adrian Liber merita sicuramente più considerazione: è lui il futuro di questa squadra e non è certo un caso se il gol partita allo Šubičevac sia nato da una sua iniziativa personale e se la sfiorata rimonta al Drosina sia iniziata al momento del suo ingresso in campo.

Adrian Liber, qui in un duello con Josip Špoljarić, è stato l’unica nota positiva della serata

Goran Tomić è sicuramente un bravo allenatore, ma non ha certo la bacchetta magica. Inutile cambiare moduli o interpreti se poi si scende in campo con quell’atteggiamento. Ciò che può fare al momento è escludere dall’undici titolare qualche artefice della “Waterloo” al Drosina, tanto per lanciare un segnale forte e chiaro alla sua squadra. Perché, inutile girarci intorno, anche Simon Rožman aveva a suo tempo (dopo la sconfitta in campionato a Varaždin) individuato qualche giocatore “poco interessato e partecipe“. Se la società vuole tutelare l’allenatore, Rožman o Tomić a prescindere, deve inevitabilmente alzare la voce e puntare il dito su più di un responsabile.

Il boccone amaro è stato inghiottito, ma non c’è tempo per metabolizzarlo. Già domani a Rujevica arriva infatti la Lokomotiva. Dopo l’eliminazione dalla Coppa, l’unica strada per la neonata Conference League passa ora attraverso il campionato. Il calcolo è molto semplice: per la certezza assoluta bisogna chiudere nelle prime tre posizioni. Le prime due sono ormai assegnate, mentre la terza è al momento di proprietà del Gorica. Il Rijeka accusa un ritardo di quattro lunghezze, anche se è chiaro che non sarà una lotta a due, ma a tre: l’Hajduk, quinto, è infatti a -2 dal Rijeka con una partita da recuperare (dunque, potenzialmente a +1). Anche il quarto posto potrebbe portare all’Europa, a patto però che ad aggiudicarsi il Sole di Rabuzin non sia… l’Istra 1961, bensì una tra le prime tre classificate in campionato. Ricordiamo che l’altra semifinale vedrà di fronte Dinamo e Gorica, al momento rispettivamente prima e terza in graduatoria. Insomma, anziché tifare per i “cugini polesi”, come sarebbe tutto sommano nella logica, a Rujevica le speranze sono rivolte verso la Dinamo.

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