Koljanin: «Giocare? Ci sono pochissime speranze»

Il vicepresidente dell’Orijent 1919 sulle possibilità di far riprendere i campionati. La Federazione ha poco tempo per decidere

Marinko Koljanin, vicepresidente dell’Orijent. Foto Goran Žiković

La Croazia, per ora, sembra essere riuscita a evitare scenari apocalittici, ma il coronavirus, come sostengono gli epidemiologi, resta in agguato. A parte le previsioni poco confortanti per quanto riguarda il PIL e le proiezioni sulla disoccupazione, sta riaffiorando un cauto ottimismo e già da lunedì dovrebbero venire allentate le misure di contenimento dell’epidemia per quanto riguarda molti segmenti della vita sociale.
Si può essere ottimisti sul futuro dello sport che, in buona parte dipende dai finanziamenti pubblici? Il calcio è lo sport più ricco, un’industria, e cerca di resistere fino all’ultimo, ma vi sono sempre meno speranze che i campionati interrotti possano riprendere. Anche i campionati più ricchi e importanti sono a un passo dal forfait definitivo (in Francia lo hanno fatto) che determinerà, inevitabilmente, danni enormi dovuti, in primo luogo ai diritti televisivi. Se nei campionati come quello inglese, tedesco, italiano, spagnolo e francese i diritti TV sono fondamentali, in Croazia si tratta di cifre irrisorie per la Prima e figuriamoci per la Seconda Lega, considerata anch’essa professionistica.
Un groviglio di incertezze
Molti club della serie cadetta hanno inviato nei giorni scorsi una lettera alla Federcalcio chiedendo di sospendere il campionato in modo definitivo. I media croati fanno le loro valutazioni, legate alle fonti solitamente ben informate, ma l’ipotesi di una ripresa del campionato di Prima Lega è sempre più remota. Per la Seconda Lega lo è ancora di più visto che le squadre che vi militano non hanno ancora ottenuto il permesso di riprendere gli allenamenti. Quelle del massimo campionato, come il Rijeka, stanno sì lavorando sul campo di gioco, ma in condizioni tutt’altro che normali, dovendo rispettare molte misure per prevenire i contagi.
Il 18 maggio, termine ultimo in cui la Federcalcio dovrà esprimersi per far riprendere il campionato entro la fine di giugno, ci si potrà aspettare di avere un quadro generale tale da poter dare luce verde? Si è più vicini alla cancellazione dei campionati. Le voci di corridoio annunciano un epilogo senza retrocessioni, ampliamento dei campionati, mentre per i posti nelle competizioni europee si dovrà ancora decidere. In questo groviglio di incertezze ci sono due squadre fiumane, il Rijeka attualmente secondo in Prima e l’Orijent, secondo nella Seconda Lega. Il primo lotta per un posto nei preliminari di Champions, mentre i rossi di Crimea puntano alla promozione.
«Aspettiamo le decisioni»
Marinko Koljanin, vicepresidente dell’Orijent, prima dell’emergenza Covid-19 prospettava un futuro felice per il piccolo club che lo scorso anno era approdato alla Seconda Lega e che si è ritrovato in una situazione inaspettata, a un passo dal massimo campionato. Lo Šibenik è primo e vicinissimo comunque alla promozione, ma anche l’Orijent non è distante dal traguardo. Soltanto queste due squadre, assieme al Rudeš, hanno richiesto dalla Federcalcio la licenza per la prossima stagione in Prima Lega. “Obiettivamente – sostiene Koljanin -, ci sono pochissime speranze che si possa tornare a giocare. Noi non abbiamo nemmeno cominciato con gli allenamenti. Per poter giocare ci vogliono non meno di quattro settimane a pieno regime e ora i tempi stringono. Alcuni media annunciano questo o quell’epilogo, ma preferirei non commentare o fare dichiarazioni. Aspettiamo le decisioni della Federcalcio. Lunedì non credo che ve ne saranno. Nel frattempo, nessuno si può allenare seriamente. Ormai stanno rinunciando anche all’estero, in un Paese come la Francia dove il danno economico sarà enorme. Lì è il governo ad avere deciso la sospensione del campionato. Da noi, in questo senso, non ci sono queste perdite. Giocare o non giocare, nel nostro caso, è lo stesso. Se si dovesse riprendere, anche se a spalti vuoti, la situazione richiederà delle misure, a partire dai tamponi prima delle partite, dei costi aggiuntivi a quelle che sono le spese di organizzazione di una partita. Credo che siano in pochi a essere interessati alla ripresa del campionato in queste condizioni. Comprendo che si stia facendo tutto il possibile per tornare in campo, come richiesto dall’UEFA, ma personalmente non sono ottimista. Anche in Inghilterra e Germania ci stanno provando, ma sono convinto che anche lì dovranno arrendersi”.

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