Novi Vinodolski: scoperti due antichi affreschi sovrapposti

A colloquio con l’architetto Marko Franković, che con il suo Ufficio si occupa del progetto del Museo del popolo e della galleria all’interno del Castello dei Frankopani, che ospita la sede del Comune, dove in seguito alla perdita di una tubatura è venuta alla luce un’opera sorprendente

Gli antichi palazzi, oltre a essere degli scrigni di storia e arte, non di rado nascondono delle sorprese che spesso vengono a galla per puro caso. È successo di recente a Novi Vinodolski, nell’antico Castello dei Frankopani che ospita la sede del Comune, dove sono stati scoperti due antichi affreschi sovrapposti, risalenti rispettivamente al periodo dopo il 1280 e a quello dopo il 1480. L’affresco nato in pieno Medioevo, ovvero quello più antico, riporta la figura di un nobile con lo scudo, presumibilmente appartenente alla famiglia dei Frankopani, in groppa a un cavallo. Anche se per ora le raffigurazioni si intravedono appena, si tratta comunque di una scoperta straordinaria e di grande valore, che darà ulteriore lustro alla cittadina di Novi Vinodolski. Ne abbiamo parlato con Marko Franković, ex allievo dell’SMSI di Fiume, oggi affermato architetto, che con il suo Ufficio si occupa del progetto del Museo del popolo e della galleria all’interno del Castello.
“Premetto che ho studiato architettura a Venezia e ho fatto un master di specializzazione nel recupero del patrimonio industriale a Padova, dopodiché ho fatto ritorno in Croazia e ho aperto il mio Studio – esordisce Franković –. Come ufficio lavoriamo molto in due campi: ci occupiamo di restauri e di efficienza energetica, nel senso di innovazione nei materiali da utilizzare durante la costruzione. Siamo inoltre specializzati nella progettazione con il legno. Per quanto riguarda il restauro, abbiamo lavorato molto per l’Unione Italiana, sottoponendo a restauro diverse sedi quali il Teatrino ad Albona, Palazzo Pretorio a Cherso, Castel Bembo a Valle e tante altre piccole sedi in Istria”.

 

Progetti in 3D
“Ci siamo specializzati nella scansione degli edifici in 3D – continua l’architetto –. All’inizio di quest’anno ci è stato affidato l’incarico di progettare un Museo all’interno del Castello dei Frankopani a Novi Vinodolski. Una parte dell’edificio è già ora adibita a Museo, ma l’idea delle autorità cittadine è di trasformare l’intero maniero in un Museo e di trasferire la sede del Comune in un altro palazzo. Abbiamo iniziato a realizzare il progetto e siamo arrivati a sviluppare completamente l’impostazione dell’insieme con le colleghe del Museo di Marineria e di Storia del Litorale croato di Fiume e con la direttrice del Museo del popolo di Novi Vinodolski, Đurđica Krišković”.
Un caso fortuito
“Per puro caso, a causa di una perdita dal tubo nel cucinino all’interno del Castello, si è proceduti con la sostituzione del tubo e durante i lavori si è capito che i muri erano dipinti. La Sovrintendenza per la conservazione e il restauro dei beni storico-culturali di Fiume ha immediatamente interrotto i lavori per capire di che cosa si trattasse. Durante il nostro lavoro di progettazione, ci è stato chiesto di fare un sopralluogo e mentre stavamo facendo dei rilievi abbiamo scoperto due affreschi. Per ora non conosciamo ancora i particolari delle raffigurazioni, ma siamo sicuri che l’affresco più antico risalga al periodo successivo al 1280, mentre l’altro, che è sovrapposto al primo, è datato nel periodo dopo il 1480. Si tratta assolutamente di alcuni dei reperti più antichi esistenti nella Regione litoraneo-montana, ma anche a livello nazionale”.
Un nobile a cavallo
“L’affresco si trova nella stanza attualmente adibita a cantina, anche se originariamente si trattava probabilmente di un salone grande, in quanto uno degli affreschi raffigura uno dei Frankopani. Il nobile è a cavallo e porta uno scudo con lo stemma dei principi di Veglia, ma la sua testa non è visibile perché si trova al piano superiore, in quanto in passato questo era un unico vano.
Una settimana fa abbiamo fermato il progetto del Museo affinchè si potesse effettuare un rilievo in 3D e man mano che toglieremo gli strati dalle pareti rifaremo un altro rilievo. In questo modo avremo documentati tutti gli strati di intonaco, il che ci permetterà di decidere in seguito quali verranno conservati e quali no. Una cosa simile l’avevamo già fatta a Castel Bembo a Valle. Infatti, al piano principale del Castello, detto piano nobile, avevamo trovato ben tredici strati di intonaco”.
Un compito delicato
“Molto probabilmente, a Novi Vinodolski avremo un compito molto delicato, ovvero di staccare l’affresco più recente da quello più antico con raffigurato il cavaliere e di rifare il progetto del Museo, in quanto ora questo è stato arricchito con un nuovo e prezioso contenuto. Si suppone, infatti, che proprio nell’attuale cantina del Comune sia stato effettivamente firmato il celebre Codice di Vinodol. Finora si credeva che quest’atto si fosse verificato nella stanza in cui oggigiorno si tengono le sedute del Consiglio comunale.
Quando si procede con il restauro, siamo costretti a fare una scelta su quale strato conservare tra quelli rinvenuti durante il sondaggio dei muri in via definitiva. Ovviamente, tutti gli altri andranno persi, per cui precedentemente devono essere documentati”.
Un valore enorme
Durante il sondaggio a Novi Vinodolski gli architetti si sono accorti che il valore di ciò che avevano scoperto era enorme, anche se le autorità comunali non lo avevano capito subito.
“Ad un certo punto ho fatto loro l’esempio del ciclo di affreschi ‘L’allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo’ di Ambrogio Lorenzetti (1338-39) conservato a Siena – una lezione che faccio all’Università di Fiume – che si ricollega all’HUL (Historic Urban Landscapes), ovvero come la tutela del paesaggio possa diventare una fonte di sviluppo del territorio – ci spiega Marko Franković continuando –; un esempio di recupero e sviluppo del paesaggio rurale è quello di Val d’Orcia, una piccola regione della Toscana che qualche decennio fa era sottosviluppata e che oggigiorno non sente affatto gli effetti negativi del turismo di massa, che invece investe Siena e Firenze. È una zona completamente rurale nella quale negli anni Novanta si era verificato un intenso fenomeno di spopolamento, passando da 70mila abitanti nel secondo Dopoguerra ad appena 2-3mila abitanti. Si tratta di un processo che si nota anche da noi nelle zone lontane dai grandi centri urbani. Ad ogni modo, un gruppo di giovani all’epoca disoccupati aveva deciso di fondare un’associazione e poi una società riunendo cinque Comuni della Val d’Orcia, ispirandosi all’affresco di Lorenzetti. Avevano spiegato alle autorità comunali che come Lorenzetti aveva concepito il Buon governo, presentando il paesaggio come uno spazio in cui gli abitanti si occupano di agricoltura e altre attività, così loro hanno pensato di fare 600 anni dopo. Il concetto è rimasto lo stesso.
Recupero del paesaggio
Da lì, passo per passo, sono riusciti a incrementare l’affluenza di turisti, ma non puntando sul turismo di massa, bensì orientandosi sul turismo specializzato, dove i turisti trascorrono un mese o un mese e mezzo vivendo nella Val d’Orcia. A questo fine sono stati recuperati e sottoposti a restauro tutti gli edifici rurali e i cinque Comuni coinvolti nel progetto. Uno dei cinque è Montalcino, noto per il vino Brunello, il quale a sua volta è il risultato di questo progetto di recupero del paesaggio. Certo, questo vino veniva prodotto anche prima, ma grazie a questo progetto è stato ulteriormente sviluppato. Nel 2003 questa parte d’Italia ha registrato quasi un milione di turisti che hanno soggiornato nella Val d’Orcia vivendo nella zona per un periodo. Tutto ciò è molto diverso da quello che succede a Venezia, ma anche a Ragusa (Dubrovnik) o a Spalato, per dare alcuni esempi del nostro Paese, dove il turismo rovina l’attività locale.
Un’opportunità da cogliere
Tutto questo per dire che con la scoperta di questi affreschi a Novi Vinodolski siamo sulla stessa traccia della Val d’Orcia. Qui c’è una storia molto interessante, legata ai principi di Veglia, ovvero ai Frankopani, che potrebbe fare da base per un ragionamento più vasto dove sia la costa che l’hinterland potrebbero diventare un’unità con il progetto che la Regione porta avanti ormai da anni, legato ai Castelli dei Frankopani. L’idea di questo progetto è molto particolare, in quanto da ciascuno dei castelli è possibile vedere l’altro in lontananza. Infatti, all’epoca questo fatto era importante perché permetteva ai signori di ciascun castello di mandarsi messaggi a vicenda. Pertanto, i vari castelli fino a Tersatto sono collegati tra di loro”.
Rilievi dettagliati
“Ritornando all’affresco, per quanto riguarda la testa del cavaliere, che si trova nel vano superiore della sede del Comune, questa non è stata ancora rinvenuta. Ciò che vediamo nell’affresco è lo scudo, con sopra, supponiamo, lo stemma dei Frankopani; vediamo che il cavaliere è seduto in groppa al cavallo, ma tutto sarà più visibile e chiaro una volta iniziato il restauro, che sarà guidato da Josip Vuksan. Ora dobbiamo effettuare un rilievo dettagliato, in modo da permettere ai restauratori di iniziare con il lavoro, dopodiché realizzeremo diverse fotografie in 3D dei vani. Questa tecnica ci permette di sovrapporre i vari strati al computer, per poi spegnerli e accenderli a piacimento per decidere come procedere con il restauro. Ciò vuol dire che possiamo anche decidere di abbattere i piani tra i vani e restituire allo spazio il suo aspetto originale. Queste sono delle scelte che faremo dal punto di vista strategico assieme alla Sovrintendenza per la conservazione e il restauro dei beni storico-culturali”.
“Non è ancora noto che cosa raffiguri il secondo affresco – conclude Franković –, ovvero lo strato risalente al periodo dopo il 1480, in quanto non sono stati ancora tolti gli strati di intonaco più recenti. Infatti, quando parliamo di affreschi dobbiamo sapere che per realizzarli il colore viene mescolato con l’intonaco, per cui ha un certo spessore. Da qui sappiamo che si tratta di un affresco, anche se per ora non abbiamo ancora capito che cosa raffiguri nel dettaglio. Molto spesso ci si imbatte in scoperte davvero interessanti. Per esempio, durante il restauro di Castel Bembo, a Valle, avevamo scoperto che l’affresco aveva un’armatura. Infatti, all’epoca, per l’armatura veniva usato il fieno, che veniva mescolato all’intonaco con il colore dell’affresco e poi applicato alla parete. Oggi, l’armatura si fa con le fibre di carbonio. Per quanto riguarda la nostra scoperta al Castello di Novi Vinodolski, lavoreremo in parallelo sugli affreschi assieme ai restauratori e tra un mese sapremo dire con più chiarezza di che cosa si tratta”.

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