Fiume CEC Underground 2020 per salvare il progetto europeo

L’iniziativa è stata avviata da Daniela Urem assieme a un gruppo di operatori culturali e artisti nel momento in cui è diventato chiaro che le iniziative della Capitale europea della Cultura si erano arenate. Invitati a farsi avanti gli esponenti della locale Comunità degli Italiani con i loro progetti

Daniela Urem, produttrice, curatrice e ideatrice di programmi innovativi di istruzione superiore

Rijeka EPK Underground 2020 è un’iniziativa avviata da un gruppo di operatori culturali e artisti di Fiume creatasi nel momento in cui è diventato chiaro che il progetto CEC si è arenato a causa della pandemia da coronavirus, ma anche come conseguenza di una mancata reazione e adeguamento da parte dei responsabili del progetto alle nuove circostanze. A dare il via all’iniziativa, assieme a un gruppo ristretto di collaboratori, è stata Daniela Urem, presidente della Creative Cultural Alliance (CCA). Produttrice, curatrice e ideatrice di programmi innovativi di istruzione superiore, vanta più di vent’anni di esperienza in campo internazionale. Nell’ambito del CCA ha instaurato collaborazioni con diversi artisti e organizzazioni internazionali. Nel 2012 fondò l’Ufficio culturale in seno all’Università di Fiume lavorando allo sviluppo strategico, alla coordinazione dei corsi di studio e via dicendo. Nel 2013 fu coinvolta nella candidatura di Fiume al progetto CEC 2020 e in quell’ambito diede vita al programma internazionale di management artistico e culturale Unicult2020, destinato agli operatori culturali e a studiosi provenienti dall’Europa e da altri Paesi e presentato nel 2016 al Forum culturale dalla Commissione europea. Nel 2018, Unicult2020 divenne il primo programma europeo di management e politiche culturali implementato alle Università di Graz e di Nova Gorica, nonché all’Istituto di Tecnologie interattive di Madeira. Nel 2004, Daniela Urem si occupò di produzione di eventi culturali a New York, realizzandone più di 70 nelle sale più prestigiose quali Carnegie Hall, Lincoln Center, Tribeca Cinemas e altre. È membro attivo di Culture Action Europe e della Regional Cultural Policy and Management Platform, dove si presenta spesso in veste di relatore. In un breve colloquio abbiamo voluto conoscere gli obiettivi dell’iniziativa Fiume CEC Underground 2020 e i progetti che verranno realizzati nel suo ambito.
Senso di insoddisfazione
“Devo premettere che tra gli operatori culturali e tra gli artisti a Fiume vige ormai da quattro anni, quindi dal momento in cui la città è stata proclamata Capitale europea della Cultura 2020, un profondo senso di insoddisfazione che, dopo che il progetto si è arrestato più di un mese fa, è riaffiorato – esordisce Daniela Urem -. Con la cerimonia d’inaugrazione i cittadini hanno pensato che qualcosa sarebbe cambiato in città, ma ben presto tutto è tornato come prima. Nonostante il serpeggiante malcontento, avevamo deciso di guardare il tutto in un’ottica positiva e sostenere nonostante tutto Fiume CEC, rallegrandoci anche per alcuni eventi e progetti. Con lo scoppio della pandemia abbiamo cercato di proporre soluzioni e idee per portare avanti il progetto anche in circostanze radicalmente diverse, ma tutte le nostre proposte sono state ignorate. La comunicazione con la società Rijeka 2020 era inesistente da più di un mese, forse anche due, e non era chiaro quale fosse il motivo di questo silenzio, fino a quando non abbiamo saputo che la dirigenza era andata in ferie per due settimane, dopodiché sono arrivati i licenziamenti per 59 dipendenti.”
Fiume come cavia
“In quel momento – prosegue – ho capito che Fiume si trova in una situazione molto particolare in quanto Capitale europea della Cultura, infelice per diversi motivi, non soltanto a causa della pandemia, e mi sono resa conto che l’esistenza del progetto CEC, che viene portato avanti da ormai 35 anni e impone delle regole molto rigide di funzionamento, vuol dire che l’Europa e i responsabili dell’istituzione europea CEC guardano con molta attenzione in che modo questo verrà portato avanti in un periodo di crisi. Fiume è praticamente una cavia in questo contesto. Questo è pertanto un momento ideale, una seconda occasione da cogliere al volo per realizzare un programma veramente appartenente alla città. Nella produzione di eventi culturali è essenziale individuare il momento giusto per agire perché è proprio allora che le porte iniziano ad aprirsi. Ho deciso di essere chiara, avere fiducia e riunire intorno a me un team di persone che avranno la possibilità di partecipare avviando un programma nuovo nell’intento di salvare il progetto CEC. L’accento sta sulle innovazioni e su un ragionamento creativo.”
Emina Višnić si dimetta
“Che cosa abbiamo fatto finora? Ci siamo opposti fermamente al licenziamento dei dipendenti della società Rijeka 2020 in un momento in cui l’Unione europea finanzia progetti di solidarietà e quelli legati al patrimonio culturale, l’assunzione tramite il fondo sociale e altri progetti simili. La decisione di licenziare 59 persone è stata una chiara illustrazione della politica che vige in questi territori. In secondo luogo, tutti questi fatti spiacevoli che stanno accadendo a Fiume sono legati a una forte influenza della scena non-profit e culturale zagabrese che effettivamente ‘regna’ in tutta la Croazia. Ritengo che in queste circostanze sarebbe giusto e auspicabile che la direttrice della società Rijeka 2020, Emina Višnić, si dimetta dal suo incarico. In questo momento non si ha una chiara immagine dei finanziamenti del progetto, né una proiezione del suo futuro. Personalmente, non ho alcuna ambizione di entrare nella dirigenza della società, ma mi impegno a riunire dei team di persone al fine di fare pressione sulla Città di Fiume per poter partecipare assieme alle persone competenti in seno alla Città alla creazione di un modello innovativo di funzionamento di Fiume CEC. Vorrei pertanto sottolineare che Fiume CEC Underground 2020 non è un movimento ‘contro’ il progetto, ma ‘per’ il progetto CEC e per un lavoro da fare insieme, mettendo da parte tutte le differenze, e per mostrare all’Europa e al mondo che siamo capaci di portarlo a termine. Così presenteremo in una luce positiva sia Fiume sia la Croazia”.
Quali sono gli obiettivi concreti di Fiume CEC Underground 2020 e chi fa parte della tua squadra di collaboratori?
“Assieme a me, del movimento fanno parte l’innovatrice Michela Magaš, il giornalista ed ex caporedattore del quotidiano Novi list, Edi Prodan, l’architetto Igor Rukavina, lo storico d’arte e curatore Branko Cerovac e lo scienziato Sven Maričić. Fin dall’inizio si è parlato con numerose persone e molte si erano anche offerte di fare parte del team. Noi desideriamo sfruttare la situazione in cui Fiume si è trovata e riteniamo di essere più competenti e capaci dell’attuale dirigenza di Rijeka 2020 per lavorare assieme alla Città di Fiume, all’Università, ai partner internazionali e a tutta la Croazia al fine di lanciare un messaggio di successo all’Europa portando al termine questo progetto.
Per quanto riguarda i nostri obiettivi, chiediamo tre cose. In primo luogo, chiediamo che le persone che sono state licenziate vengano riassunte; in secondo luogo chiediamo che la direttrice Emina Višnić si assuma le sue responsabilità e che si dimetta, oppure che al suo posto arrivi Irena Kregar Šegota, che ora ricopre il ruolo di direttrice delle comunicazioni e della partnership in seno alla società. Irena è una persona molto capace che conosce tutti a Fiume e potrebbe continuare con i progetti pianificati senza manipolazioni politiche. Il sindaco Vojko Obersnel consegna ogni anno durante il Carnevale le chiavi della città ai cittadini. Ora dovrebbe fare la stessa cosa e lasciare il progetto ai cittadini di Fiume. In terzo luogo, chiediamo che le persone del nostro team, che sono esperti in diversi campi, lavorino direttamente con Irena Kregar Šegota e che si possa vedere chiaramente in quale situazione ci troviamo, qual è la cornice finanziaria all’interno della quale ci possiamo muovere e in che modo possiamo candidare progetti per ottenere determinati finanziamenti, metterci in contatto con persone di rilievo internazionale e via dicendo. In poche parole, lavorare come ai tempi della candidatura di Fiume a Capitale europea della Cultura. Il che, come sappiamo, è stato un lavoro ben fatto.”
Fin dall’inizio, una delle principali obiezioni legate al progetto Fiume CEC era il fatto che molti operatori culturali e artisti fiumani non erano stati consultati né presi in considerazione nell’ambito del progetto.
“I cittadini di Fiume hanno avuto l’opportunità di proporre i loro progetti tre mesi prima dell’inaugurazione ufficiale, quando era stato pubblicato un bando di concorso che offriva modesti mezzi per la realizzazione dei programmi che sarebbero stati selezionati al fine di includere in questo modo i cittadini di Fiume nel progetto. La maggior parte dei nostri cittadini partecipa a CEC in base a questo concorso, mentre altri fiumani che sono stati assunti dalla società Rijeka 2020 lavoravano per uno stipendio davvero modesto. Noi altri che abbiamo lavorato all’inizio alla candidatura di Fiume non siamo stati in seguito presi in considerazione. Il progetto non aveva un’anima, non era percepito come qualcosa che appartenesse ai cittadini.”
L’impressione generale è che la direzione di Rijeka 2020 avrebbe dovuto gestire in maniera diversa la situazione venutasi a creare allo scoppio della pandemia…
“Bisognava sfruttare subito questa situazione, non andare in ferie. Bisognava lavorare ininterrottamente e chiamare tutti coloro che potevano dare una mano, tra cui anche noi, utilizzare la tecnologia per aprirsi verso la città e vedere che cosa è possibile fare per superare le difficoltà causate dalla pandemia. Noi siamo concentrati su come salvare i progetti e come utilizzare la tecnologia per realizzarli, ma per fare questo dobbiamo avere la libertà decisionale. La politica non deve manipolare con questo progetto e noi desideriamo portarlo al termine, come pianificato, a febbraio 2021.”
Avete avviato dei colloqui con il sindaco e il capodipartimento per la cultura, Ivan Šarar, volti alla soluzione della questione CEC?
“Stiamo preparando un documento con il quale contatteremo la Città, le istituzioni dell’Ue e il Ministero della Cultura. Per ora, in seno alla Città si sta aspettando che questa nostra iniziativa si sciolga e cessi di esistere, anche se non è più possibile ignorarla. Non soltanto per il numero di persone che vi ha aderito e che continua ad aderire e a dimostrare il loro sostegno, tra cui anche persone di rilievo dall’Europa. Già ora disponiamo di una massa critica che non si può ignorare, per cui sono sicura che non c’è più ritorno. Speriamo che con la nostra trasparenza riusciremo a suscitare anche quella della dirigenza di Rijeka 2020 e quella della Città. Il progetto Fiume CEC richiede che la politica non sia inclusa, per cui la nostra iniziativa è in linea pure con la legge relativa a questo progetto. Noi contiamo su persone competenti, abbiamo il programma, abbiamo addirittura la conferma di John Malkovich (il celebre attore americano, nda) che verrà a Fiume per dare il suo sostegno al nuovo progetto Fiume CEC. L’artista multidisciplinare Jan Fabre, per esempio, ci ha già ceduto una sua scultura da esporre per la durata di un anno. Questi sono soltanto alcuni esempi. Per i responsabili del progetto e per il sindaco questa è una situazione molto delicata dalla quale difficilmente riusciranno a districarsi, anche se posso immaginare che il sindaco sia in fondo contento che la situazione si sia sviluppata in questa maniera. Vedremo in che modo Obersnel cambierà il suo atteggiamento. Credo che dovrebbe semplicemente ritirarsi e dirsi felice per il fatto che il progetto vada avanti. Ripeto, vedo queste circostanze come un’occasione fantastica di fare il meglio nella situazione in cui il progetto si è trovato e di creare delle politiche europee nuove. Sono felice che questo accada proprio per questo motivo. Mi interessa pure includere in maggior misura nel progetto la Comunità degli Italiani, per la quale ho notato che è stata piuttosto marginalizzata. Mi piacerebbe vedere un team della CI proporre i loro progetti dimodoché possano venire inclusi nel nostro programma.”

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