I ricordi di Giulio Sabatti visinadese esule ad Arezzo

Dal blog di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine

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I ricordi di Giulio Sabatti visinadese esule ad Arezzo

Sul blog di Elio Varutti (www.blog-di-elio-varutti.webnode.it/news), laureato in Sociologia all’Università di Trento (ha pubblicato nel 2017 con la Provincia di Udine “Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi”, e coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine, è stata pubblicata nei giorni scorsi un interessante intervista al visinadese Giulio Sabatti, oggi esule ad Arezzo.

Giulio Sabatti oggi

”La sua storia dell’esodo è esemplare” – scrive sul suo blog Elio Varutti. “Nato a Visinada, in provincia di Pola, nel 1943, Giulio Sabatti è esule dall’Istria nel settembre 1948. S’imbarca assieme alla famiglia a Parenzo, con alcune masserizie. Sbarcano a Trieste, dopo due giorni di navigazione. Vengono ospitati al Campo raccolta profughi di Padriciano (Trieste), mentre le masserizie vengono depositate nel Magazzino 18, divenuto famoso in seguito allo spettacolo teatrale di Simone Cristicchi. Dopo alcuni giorni, i profughi Sabatti sono al Centro smistamento profughi di Udine dove, dopo adeguate visite mediche, apprendono che la loro destinazione successiva è il Campo raccolta profughi di Laterina (Arezzo). Il piccolo Giulio frequenta la prima classe della scuola elementare dentro il Campo profughi nell’anno scolastico 1949-1950. La sua maestra è Silvana Benucci Lombardi, una supplente di 29 anni nata a Montevarchi (AR), compila in baracca diligentemente alla fine dell’anno scolastico il suo registro, che viene regolarmente vistato dal direttore didattico. La classe 1.ma A mista nell’anno scolastico 1949-1950 conta 33 iscritti, dei quali 23 femmine e 10 maschi, tutti residenti al Crp. Nella stessa struttura per profughi si tengono anche delle scuole serali per adulti. Nel 1951 muore Rodolfo, il babbo di Giulio. Nella baracca-casa di Laterina madre e figlio rimangono fino all’estate del 1954, quando alla mamma, Redenta Verbi, viene offerto un lavoro a Poppi, nel Casentino, dove i Sabatti trasferitisi si integrano pian piano. I nomi dei Sabatti madre e figlio compaiano nell’Elenco dei profughi giuliani del Comune di Laterina. Si tratta di un elenco manoscritto di 4.693 nominativi, molto utile nelle ricerche, nonostante contenga qualche errore materiale, oltre a un paio di cancellature. L’esule Giulio Sabatti è stato intervistato dalla RAI per il Giorno del ricordo del 2012. Alcune sue considerazioni sull’esodo giuliano dalmata compaiono nel web su varie pagine Facebook e sul portale di “valdarnopost.it”. Giulio Sabatti sempre per il Giorno del ricordo, ha fatto diversi interventi nelle scuole o con la cittadinanza come, ad esempio, di Arezzo, Perugia, Subbiano (AR), Cavriglia (AR) e Montevarchi (AR). Gli è toccato il compito di spiegare agli studenti che cosa voleva dire venir via dall’Istria nel secondo dopoguerra e vivere in un Campo profughi, pur con gli aiuti degli aretini, spinti dal senso di umanità”.

Nel testo che precede l’intervista Varruti riporta anche alcune dichiarazioni di Sabatti rilasciate alla stampa.

”Eravamo sistemati in camerate lunghe una sessantina di metri. Le famiglie erano separate le une dalle altre da coperte appese a dei fili di ferro; di paglia era il materasso. Abbandonare la casa ed il paese ove si è vissuti per diversi anni è un dolore che può capire solo chi ha fatto una simile esperienza. Lasciammo dietro di noi luoghi tanto familiari che ci hanno visto nascere e gioire nei giorni della nostra giovinezza. È un abbandono definitivo, fatto con la certezza di non ritornare mai più. Andammo verso un mondo sconosciuto che forse ci sarà ostile perché non comprenderà le ragioni della nostra decisione”.

”Le famiglie di mezzadri di Laterina ci offrivano amicizia e lavoro durante la battitura del grano e nella vendemmia. Molti di noi avviarono attività commerciali non presenti in quella zona agricola. Vivevamo in 14 baracche vuote, senza stanze e con bagni comuni esterni; ma poi, organizzandoci, avevamo anche un campo di calcio dove giocavamo con l’Audax Montevarchi, la Sangiovannese, l’Arezzo”.

”Una parte di quegli esuli giuliano dalmati si è in seguito integrata bene in Valdarno, anche grazie all’aiuto di due giovani preti, don Bruno Bernini e don Luciano Giovannetti. Quest’ultimo diviene, nel 1981, il vescovo di Fiesole (FI).

Giulio Sabatti insieme ai genitori in una foto scattata il 14 maggio del 1950

Ecco la breve intervista.

Signor Sabatti, cosa pensa del Giorno del ricordo? Ha avuto delle ricadute positive dal 2004 per gli esuli giuliano dalmati?

”In Italia c’è ancora molto negazionismo soprattutto in riferimento alla vicenda delle foibe. È stata una bella istituzione, ma non tutti i Comuni rispettano quella legge”.

Come erano i rapporti dei profughi del Crp coi Laterinesi?

”Le dico quello che dicevano il mio babbo e la mia mamma – replica –; siamo stati sei anni in quelle baracche e sono sorte grandi amicizie con le persone di Laterina, si potrebbe dire che noi istriani avevamo un rapporto idilliaco con i Laterinesi, poi sono arrivati altri tipi di profughi e ci sono stati alcuni problemi con la gente del posto. Vede, io avevo due zie di Abbazia, una esule a Bologna e l’altra esule a Brescia, anche loro erano diverse da noi istriani”.

Signor Sabatti, so che nel 2021 è stato a fare un intervento per il Giorno del ricordo al Liceo classico musicale “F. Petrarca” di Arezzo che è giunto alla produzione di un originale audiovisivo intitolato Confini: cum-finis, a cura della professoressa Claudia Vigini, con la collaborazione della professoressa Gabriella Barneschi. Come valuta quell’esperienza?

”Sono stato molto contento di come hanno operato gli studenti con i loro professori, ho trovato molta disponibilità a trattare i temi dell’esodo giuliano dalmata con rispetto e desiderio di capire ciò che è accaduto”.

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