Stella rossa, un cerchio che si chiude

Foto Goran Žiković

Gli occhi della Croazia sono puntati su Fiume in questi giorni. La stella rossa piazzata sul Grattacielo fiumano, nell’ambito della Capitale europea della Cultura 2020, ha suscitato reazioni a non finire. Inizialmente i primi a sobbalzare all’improvvisa apparizione sulla sommità del Grattacielo dell’installazione artistica di Nemanja Cvijanović sono stati quanti si riconoscono nella componente italiana, sia rimasti che esuli. Per tanti quel simbolo evoca il periodo duro del secondo dopoguerra. Ma in realtà, come si è ben visto dalle reazioni pepate successive, la stella rossa è un simbolo dal sapore ideologico che divide in profondità anche l’opinione pubblica e il mondo politico della maggioranza. Il primo a intervenire, come è noto, è stato il ministro del Mare, del Traffico e delle Infrastrutture, Oleg Butković, che ha definito un anacronismo l’installazione di Cvijanović. Subito dopo è intervenuto il ministro della Cultura, Nina Obluljen-Koržinek che ha definito il posizionamento della stella rossa come un’operazione politica. Il presidente del Sabor, Gordan Jandroković, è andato pure giù duro bollando l’installazione come un’opera mancata, una provocazione. Ma in assoluto il commento più pesante è arrivato dal Ministero dei difensori, che ha definito inaccettabile la stella rossa in quanto le truppe che hanno aggredito la Croazia negli anni Novanta si fregiavano di quel simbolo. La sua apparizione pertanto, secondo il dicastero, ha suscitato turbamento tra i reduci di guerra e in genere tra le vittime del conflitto.
Dalle file del centrodestra croato quindi è emersa la posizione classica dell’HDZ sul tema dei simboli del passato regime. Anche i tifosi dell’Armada, con la loro manifestazione per le vie di Fiume già lo stesso giorno dell’apparizione della stella hanno confermato di essere in sintonia con una visione fortemente nazionale, croata, emersa nel conflitto degli anni Novanta di quel simbolo di cui si fregiava l’esercito federale jugoslavo. Tra le file della sinistra tutt’altra musica, anche se a intervenire sono stati in pochi, forse perché i Socialdemocratici in questo momento sono troppo presi con le loro convulsioni interne, oppure preferiscono non essere visti eccessivamente come dei nostalgici. La più dura tra le file della sinistra è stata la deputata del Fronte operaio Katarina Peović che di fatto ha definito i detrattori della stella rossa come dei nostalgici filo-ustascia. La stella a cinque punte per la parlamentare, balzata alla ribalta per le sue posizioni a favore di una drastica tassazione dei risparmi più elevati, sarebbe un simbolo di solidarietà. Scontata la difesa dell’ufficio del sindaco di Fiume Vojko Obersnel della bontà dell’iniziativa, Obersnel ha negato che l’operazione stella abbia un sapore politico e he rilevato che le tesi di chi si oppone all’installazione sono infondate e maliziose. Ma il sindaco è andato più in là. Ha spiegato che l’installazione artistica, che doveva essere posizionata inizialmente – il rinvio era dovuto alla pandemia – sul tetto del Grattacielo il 3 maggio, che si festeggia come Giornata della liberazione di Fiume, è stata posta in un’altra data emblematica, ossia il 20 settembre, quando lo ZAVNOH, il Consiglio territoriale antifascista di liberazione popolare della Croazia, decretò l’annessione dell’Istria, del capoluogo quarnerino, di Zara e delle isole. E lo ZAVNOH, ha lasciato intendere, è incluso anche nel preambolo della Costituzione. Quindi non un’operazione ideologica, quella della stella, ma di carattere eminentemente nazionale. E qui il cerchio si chiude e ritorniamo all’inizio. La stella rossa, dalle nostre parti, non è soltanto un simbolo ideologico, ma anche nazionale e a questo si richiama di regola la sinistra per mettere in difficoltà i concorrenti politici della destra. In pratica una gara a chi cavalca meglio, a chi difende più coerentemente, il principio degli interessi nazionali. Perché è su questo campo che si vincono o si perdono le elezioni. In tutto questo braccio di ferro a essere scordata è l’altra faccia di quegli eventi del dopoguerra che la componente italiana conosce fin troppo bene. Non per niente le prime reazioni sono giunte da qui. Eventi, però, non scordiamolo, che hanno colpito anche vasti strati della maggioranza dappertutto in Croazia, ma anche in Slovenia.

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