ROBE DE MATTEONI Rocco e il calcio croato

Rocco Žikovič con la maglia della nazionale giovanile croata

Come avevo già scritto qualche mese fa, l’Istra 1961 è vicinissimo a un grande colpo di mercato. Per i tifosi non sarà forse la notizia che s’aspettavano, però per il calcio polese, istriano e croato è uno… spettacolo. Rocco Žiković, classe 2005, alla fine del mese in corso diventerà un giocatore professionista del Red Bull di Salisburgo. Che qualcosa stesse bollendo in pentola lo intuì perfettamente a ottobre. Un mio carissimo amico, che fa anche lo scouting per il Milan, mi telefonò qualche settimana dopo il torneo internazionale Vlatko Marković riservato agli Under 16. Mi raccontò che era stato a Osijek per seguire l’evento e mi disse che vari sui colleghi erano rimasti impressionati dal talento del capitano della Croazia. Rocco, nato il 21 gennaio 2005, infatti venne anche proclamato il miglior giocatore del torneo. E poi l’amico uscì allo scoperto, dicendomi: “Peccato che gli austriaci siano stati più veloci…”.
Facile capire che si trattava della Red Bull, la multinazionale che controlla, fra altro, varie società calcistiche in Austria, Germania, Brasile e Stati Uniti. L’azienda è nota come produttrice dell’omonima bevanda energetica, con la quale il proprietario Dietrich Mateschitz è diventato dal 1984 straricco. Mateschitz è nato in Austria da genitori di origini croate. Nel 2005, quando Rocco aveva 3 mesi, l’imprenditore decise di investire nel calcio. Acquistò il Salisburgo e con il tempo lo fece diventare il club dominante in Austria. Poi si rese conto che per fare il salto di qualità a livello europeo, che avrebbe portato nuove risorse e visibilità al suo brand Red Bull, l’Austria era troppo piccola. Così ha fondato il club a Lipsia, in Germania, e in pochi anni lo ha portato ai vertici della Bundesliga. Per farlo ha dovuto combattere le animosità dei tifosi tedeschi, sempre contrari ai proprietari unici nel calcio. Con la Red Bull tedesca Mateschitz ha ottenuto finalmente lo strumento per dare più visibilità alla sua idea calcistica, e di riflesso espandere i propri interessi imprenditoriali. Oggi la Red Bull è calcisticamente presente a Salisburgo, New York, San Paolo, Lipsia. La gerarchia è precisa e globale. C’è un protocollo tecnico, organizzativo e finanziario: tutte le società sono connesse con lo stesso metodo di lavoro. La priorità è trovare talenti ancora giovani, che non costano troppo, inserirli nel club e farli crescere fino a quando il mercato non presenterà l’offerta giusta. In tal senso, i più giovani vanno a Salisburgo. Quelli che già dimostrano di poter competere a livelli più alti se li prende il Lipsia. Infatti, l’anno scorso ci finì Dani Olmo dalla Dinamo. Lo spagnolo oggi è in prima squadra e interessa al club in cui è cresciuto, il Barcellona. A settembre la società ha messo sotto contratto Guardiol, lasciandolo maturare alla Dinamo fino a giugno. Ecco, Rocco Žiković, il più giovane, con 15 anni entra nell’orbita della Red Bull, che non bada a spese quando i tecnici definiscono un ragazzino un giocatore di grandi prospettive.
Il trasferimento sarà formalizzato a fine mese, quando il ragazzo di Fontane avrà compiuto 16 anni. La FIFA infatti vieta ai giocatori al di sotto di quest’età di firmare contratti professionistici e cambiare Paese. Per questo motivo la Red Bull è stata molto discreta nella trattativa con l’Istra 1961. Dalle informazioni a mia disposizione, il prezzo del cartellino di Žiković ha una base fissa che si aggira sui 2 milioni di euro. Poi ci sono vari bonus che possono portare la cifra fino a 3 milioni di euro. Non è solo un bel colpo per la società polese-basca, ma è una “bomba di mercato”. Mai nessun giocatore in Croazia era stato venduto per tale cifra a soli 15 anni. Ne vale la pena, se lo chiede qualcuno a Pola e dintorni? Mi pare una domanda insensata. L’Istra 1961 fino ad oggi non ha mai venduto un giocatore per più di 400mila euro. Ottenerne quasi dieci volte tanto per un ragazzino rappresenta una grandissima operazione di mercato, che dà una nuova dimensione alla società. Diciamo che altri scout si sono fatti avanti per alcuni giocatori delle giovanili. Tra questi spicca il talento di Cukon, che fa gola da tempo ai club più importanti in Croazia. Questo crescente interesse è la conferma che la squadra di questi ragazzini, che nel 2020 concluse il campionato allievi (interrotto per il Covid) come leader nazionale, ha qualcosa di speciale. Che poi è molto semplice da spiegare. I proprietari baschi hanno investito nella scuola calcio, selezionato i talenti di tutta l’Istria e portato qualche giovane interessante da altre parti. In questo contesto sono fioriti talenti di livello internazionale, un’altra conferma che sì, anche in Istria ci sono giocatori talentuosi. Quando le cose sono fatte per bene, ovviamente supportate dagli investimenti, ecco che arrivano anche i veri colpi di mercato, che fino a ieri per Pola e l’Istria sembravano da fantacalcio. Se i baschi adottassero questa logica anche con la prima squadra, probabilmente ci sarebbero anche risultati migliori e la possibilità di fare business. La domanda giunge spontanea: perché non lo fanno?

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