Non c’è più la «zavorra» ma le incognite restano

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Martina Dalić

Alla fine Martina Dalić ha dovuto gettare la spugna. Come ha ammesso lei stessa, era diventata una zavorra, una palla al piede per il governo di Andrej Plenković. Se non avesse accettato di farsi da parte avrebbe trascinato nel baratro tutto l’Esecutivo. E questo chiaramente il premier e le forze politiche della maggioranza non potevano permetterselo. Alla conferenza stampa congiunta, Plenković ha lasciato intendere che le dimissioni della vicepremier e ministro dell’Economia sono state decise di comune accordo. Il premier ha avuto, come di prammatica in questi casi, parole di lode per il “grande contributo dato da Martina Dalić negli sforzi per rilanciare l’economia, per mettere a punto la strategia di riforme nazionale e creare i presupposti per l’introduzione, a tempo debito, dell’euro”. Plenković ha lodato anche quanto fatto dalla vicepremier per fronteggiare la crisi dell’Agrokor e procedere alla ristrutturazione del consorzio. “Non abbiamo permesso che il caos prendesse il sopravvento. Martina Dalić ha consultato coloro che erano in grado di fornire il loro aiuto in breve tempo per superare la crisi. La legge sull’Agrokor è stata approvata all’ultimo momento, quando la situazione rischiava di precipitare”, ha dichiarato il premier, esprimendo rammarico per il fatto che non ci sia stato il tempo necessario per svolgere tutto il procedimento con maggiore trasparenza ed evitare così che venisse gettato fango su un’azione che ha impedito che la crisi dell’Agrokor avesse un effetto domino su tutta l’economia, con conseguenze imprevedibili dall’ottica della tenuta del sistema finanziario ed economico. A questo punto, come puntualizzato dallo stesso premier, restano da chiarire tutti gli aspetti, anche quelli abbastanza misteriosi della vicenda. Come dire, Andrej Plenković vorrebbe vederci chiaro su chi abbia dato in pasto al portale Index.hr e quindi alla stampa le mail incriminate. Ovviamente, vorrebbe saperlo anche Martina Dalić: “Mi attendo che le indagini appurino chi sia stato a mettere in circolazione frammenti di mail. Si tratta di un reato”. L’ormai ex vicepremier ha rigettato ogni responsabilità penale nella vicenda dell’Agrokor, rilevando di essere vittima in pratica di una percezione negativa del suo operato che si è creata nell’opinione pubblica: “Non voglio essere una zavorra né per il premier né per l’HDZ”.
Che la vicenda sia tutt’altro che conclusa lo confermano anche le parole del capo dello Stato, Kolinda Grabar-Kitarović, che ha detto di voler discutere con il premier della situazione per decidere come andare avanti.
Lo scandalo Hotmail con le conseguenti dimissioni della vicepremier e ministro dell’Economia è stato un autentico invito a nozze per l’opposizione nel suo insieme, non soltanto quella di centrosinistra. I leader dell’opposizione non si accontentato chiaramente del benservito a Martina Dalić. Vorrebbero anche la testa del premier Andrej Plenković e di tutto il suo Esecutivo, con il conseguente ricorso alle elezioni anticipate. Emblematiche le parole della leader del Glas, Anka Mrak Taritaš: “Visto che alla conferenza stampa era annunciata la presenza di entrambi, mi attendevo che sia il premier che la vicepremier avrebbero rassegnato le dimissioni”. Anka Mrak Taritaš ha aggiunto che il primo ministro “era a conoscenza fin dall’inizio di tutte le attività del cosiddetto gruppo Borg (il nome in codice per indicare l’Agrokor) per cui è corresponsabile assieme a Martina Dalić del fatto di aver permesso a un gruppetto di soci di realizzare un buon guadagno a spese dello Stato”. Ma la maggioranza per il momento tiene duro. Il deputato della CNI e vicepresidente del Sabor, Furio Radin, ha confermato il sostegno delle minoranze al premier Plenković e agli sforzi del governo per salvare l’Agrokor. Una crisi al buio non converrebbe di certo né alle comunità nazionali, né a una buona parte dell’Accadizeta, come neppure agli altri partner della coalizione, men che meno in un momento in cui impera il populismo e il governo è impegnato a seguire una rotta moderata, con la barra saldamente al centro del panorama politico. I due referendum, sulla Legge elettorale e sulla Convenzione di Istanbul, incombono sempre sulla scena politica e l’impressione è che i promotori delle consultazioni riescano a calamitare l’interesse della gente che vuole genericamente un cambiamento senza la piena consapevolezza di che cosa possa celarsi dietro alle novità o presunte tali. Ragion per cui buona parte della maggioranza sicuramente vorrà evitare salti nel buio. Ma si tratta pur sempre di una maggioranza risicata, ostaggio dei rapporti di forza interni all’Accadizeta e al centrodestra, diviso più che mai in diverse correnti in rotta di collisione tra loro. A dire il vero, nemmeno al centrosinistra potrebbe convenire in questo momento andare alle urne, perché tutti i sondaggi danno in crescita i populisti, non certo l’opposizione tradizionale. Pertanto per i partiti “classici” in questo momento non dovrebbe essere conveniente tirare troppo la corda, rischiando che si spezzi con conseguenze imprevedibili.
E l’erede di Martina Dalić nel governo chi sarà? Forse addirittura nessuno, trattandosi di una poltrona che scotta. Dopo quello che è successo chi ha voglia di farsi avanti, hanno detto neanche tanto scherzosamente fonti dei Banski dvori. Del resto, di ministeri che si occupano di temi economici ce ne sono tanti, di quello dell’Economia in senso lato, magari si può anche fare a meno… Un’altra “zavorra” che se ne va, dunque?

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