L’INTERVENTO Siamo italiani

Mancano ancora pochi giorni alla conclusione del Censimento della popolazione in Croazia. Anche questa volta siamo chiamati a esprimere la nostra identità nazionale e la madrelingua, oltre ad altri dati personali. A prescindere da quello che sarà il dato statistico, che rappresenterà un’immagine della situazione demografica su un territorio definito, ne scaturirà un’onda crescente e/o decrescente, che non dovrà essere sottovalutata. Per questo motivo è necessario confermare la nostra presenza e la nostra italianità, la cui espressione va ben oltre la stessa definizione del concetto di appartenenza nazionale. La nazionalità, per noi italiani d’Istria, Quarnero, Dalmazia e parte della Slavonia, è un’espressione, che dal mio punto di vista, supera la tradizionale definizione del termine stesso di nazionalità. Per noi appartenenti alla CNI, l’espressione della propria nazionalità trova la sua forza espressiva nell’identificazione personale stessa dell’appartenenza a una famiglia, a un cognome, e questa non può essere definita né tantomeno negata da alcun grafico statistico. Come potrei io, oggi, negare la mia appartenenza e le mie radici familiari, il mio cognome, le origini di mio padre e di mia madre, le radici dell’essenza della mia identità personale.
La nostra identità nazionale è la nostra appartenenza alla “gens”. Nella Grecia e nella Roma antica genos rispettivamente gens, definivano un gruppo di famiglie che si riconosceva in un’origine comune. Osservando la storia con la lente d’ingrandimento possiamo evocare che la nostra identità nazionale per definizione rappresenta l’espressione delle proprie origini come uomini.
Sono sicuro che i nostri connazionali sanno bene da dove vengono, chi sono e quali sono le loro origini familiari. Rimane soltanto una possibile fonte di confusione nella propria evocazione di identificazione e di scelta, ossia nelle unioni in famiglie di diverse culture. Ricordiamo che l’intreccio di culture crea multiculturalismo, che a sua volta rappresenta una ricchezza per la civiltà globale come anche per i figli di tale unione. Secondo il mio punto di vista, in queste espressioni d’incontro d’identità l’uomo, figlio di tale amore, dovrebbe poter scegliere un concetto che gli Stati nazionali non riconoscono, ossia la pluri-identità. Ai giovani che oggi si ritrovano in questa pluri-identità va chiesto di dichiarare l’identità della minoranza, in quanto la maggioranza non si trova in una situazione di sofferenza.
Questa è la nostra situazione in queste terre, che hanno visto nel corso della storia molte bandiere nazionali, ma le nostre origini superano il valore stesso della mera definizione di nazionalità ed è per questo che possiamo dire che siamo fieri di essere italiani, a volte più fieri di esserlo degli stessi italiani in Patria, difendendo le proprie origini, la lingua, le parlate locali, il proprio stile di vita. Una vita che con fierezza viene tramandata dai padri ai figli e che nessun censimento potrà fermare e sminuire.
*presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana

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