La storia imposta a maggioranza dei voti

Il Parlamento europeo

Il 19 settembre scorso il Parlamento europeo ha emanato la Risoluzione sull’importanza della memoria per il futuro dell’Europa, con 535 voti a favore, 66 contrari e due astenuti. Con questo documento, con il quale si equipara il comunismo al nazismo e al fascismo, la maggioranza nell’Assemblea UE (inclusi i socialdemocratici) fa proprio di fatto il cosiddetto “anticomunismo istituzionale” che già si pratica in Ungheria, Polonia, Repubblica ceca, nei Paesi baltici… Si tratta in realtà dei preparativi per l’affermazione dello “stile europeo di vita” annunciato dalla nuova presidente della Commissione. Per conseguire questo obiettivo è necessario eliminare quanto prima alcuni dubbi e le differenti memorie storiche e questo si può ottenere in maniera più efficace con l’aiuto dello Stato.Così in uno dei 21 punti della Risoluzione si “sottolinea che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia d’Europa, è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti, in base ai quali due regimi totalitari, che avevano in comune l’obiettivo di conquistare il mondo, hanno diviso l’Europa in due zone d’influenza”. Però i dati di fatto storici sono ben diversi. La causa principale della Seconda guerra mondiale sta nella volontà della Germania nazista di annullare le conseguenze negative del Primo conflitto mondiale, per garantirsi la supremazia globale. Questo punto non collima con quello in cui si “chiede l’affermazione di una cultura della memoria condivisa, che respinga i crimini dei regimi fascisti e stalinisti e di altri regimi totalitari e autoritari del passato come modalità per promuovere la resilienza alle moderne minacce alla democrazia”. Inoltre, nella Risoluzione si “sostiene che la Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e che il suo sviluppo in uno Stato democratico continuerà a essere ostacolato fintantoché il governo, l’élite politica e la propaganda politica continueranno a insabbiare i crimini del regime comunista e a esaltare il regime totalitario sovietico; invita pertanto la società russa a confrontarsi con il suo tragico passato”. Se il Parlamento UE ha ragione, pur non ponendo in forse i grandi crimini che il totalitarismo comunista ha commesso nei confronti dei polacchi, dei popoli dei Paesi baltici e di altri, comunque non si può sottacere un evidente dato di fatto. La Russia è nel contempo anche la maggiore vittima (assieme ai popoli dell’ex URSS) del nazismo. Chi avrebbe liberato l’Europa dal nazifascismo se non ci fossero state l’Armata rossa e gli oltre venti milioni di morti tra i popoli dell’ex URSS? Una simile interpretazione della nostra storia s’impernia su una memoria che divide, che non tiene conto della necessità di rispettare tutti i dati di fatto rilevanti, inclusa la memoria dell’altro.
Particolarmente indicativa è quella parte della Risoluzione in cui s’invitano “tutti gli Stati membri dell’UE a formulare una valutazione chiara e fondata su principi riguardo ai crimini e agli atti di aggressione perpetrati dai regimi totalitari comunisti e dal regime nazista”. Questo significa dare luce verde all’intervento statale nel settore delle scienze storiche, per cui sarà lo Stato e non la scienza “a stabilire i crimini in maniera sovrana e di principio”. Possiamo soltanto immaginare quale sarà la valutazione fondata su principi nei Paesi dell’UE dove è già in atto la riabilitazione del fascismo. Ora è diventato ancora più evidente che il principale problema non è quello di condannare a ragione tutti i crimini del totalitarismo comunista, bensì sta nel fatto che contemporaneamente viene riabilitato il totalitarismo fascista. Uno dei più noti intellettuali al mondo, Umberto Eco, sottolinea tra l’altro: “La mentalità fascista, invece, è eterna, proprio perché – al contrario di altre ideologie deleterie come il nazismo o il comunismo stalinista – non poggia su granitiche basi filosofiche e ideologiche; cosicché può replicarsi in altre forme, adattandosi alle novità sociali come un batterio che si adatta a nuovi farmaci”.

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