IL CALAMO Tirare l’elastico finché non si spezza

Chi non ha provato, da bambino, a giocare con un elastico? Non quello piccolo, da rotolo di fogli protocolli che si apre con le dita, né quello bianco o verde a banda larga, con cui la mamma di ritorno dal supermercato porta a casa un fascio di “odori”, carote e sedano per il minestrone. Ma quelli gialli e sottili che negli uffici servono per raggruppare fascicoli, quelli lunghi lunghi. Merce rara per i piccoli. Il trofeo del monello leader. Un’arma scelta da imboscata strategica tra banchi e sedie, insomma. L’arma vincente che può fare la differenza tra le bande di corridoio, in guerra tra il 1° e il 2° piano per il controllo dell’accesso ai bagni, dove rinchiudersi per fumare la prima sigaretta. Il gioco è bello finché dura. Quando l’elastico si spezza, è finita. L’estremità lacerata della gomma rimbalza all’indietro, ritorcendosi contro il suo stesso cecchino. Ne schiaffeggia il volto con una perfidia sottile, acuta, impietosa. E allora giù a piangere, perché la frustata ha preso di coda l’occhio o ha colpito a sangue il labbro e non perdona. L’elastico lungo è roba da professionisti. Chi gli sopravvive passa alla storia. Curioso come certe abitudini persistano anche da adulti, in tutte le epoche storiche. Tanto per ricordarne una, basti pensare alla Rivoluzione francese. Amareggiati da una corona inadeguata, incapace di governare, stanchi degli abusi della nobiltà, corrotta e viziata, e dell’indulgenza nichilista del clero, i francesi scesero in strada per fare piazza pulita di tutto. Palazzi, titoli, storia. Devastarono persino le cappelle secolari dei Capetingi, scaraventandoli fuori dalle loro tombe. Salvo poi incappare in un regime totalitario di autentico terrore, capeggiato da degli accaniti rivoluzionari di prim’ora (Danton, Marat e Robespierre), con cui ritrovarsi in un inferno persino peggiore. Le donne, attirate sulle barricate per fare massa con la promessa di maggiori libertà, furono messe da parte poco dopo. La ferocia dei ribelli si fece brutale e sanguinaria, mentre la dirigenza, compiacente e intimorita, istituì una giustizia del tutto sommaria che, se da un lato sedò la rabbia del popolo, giustiziando gli alti ceti, dall’altro non garantì ai cittadini alcun diritto a lungo termine. Tant’è vero che, dopo la Rivoluzione, fu restaurata la monarchia e questa, per la pace di tutti, durò altri cent’anni. I ribelli finirono uccisi o ghigliottinati a loro volta, come il re e la regina di Francia qualche anno prima, per loro mano. Effetti dell’elastico che si spezza e rimbalza. Oggi, in piazza, al di là dell’Atlantico, ci sono i Black Lives Matter. L’immagine della facoltosa coppia di avvocati di St. Louis nel Missouri, i coniugi McCloskey, che dalla soglia colonnata della loro imponente villa post-coloniale, stile Via col vento, intimano ai manifestanti di andarsene dalla loro proprietà, esibendo lei una pistola e lui un fucile, ha fatto il giro del mondo. E via ai tanti commenti di parte, sui social: “ricchi spregevoli”, “protestare è un diritto”, “giustizia per tutti”. È invece girata meno la foto che ripropone lo sconfinamento dei rivoltosi nella proprietà, con la devastazione del cancello d’entrata, divelto e lacerato. Chi sta qui dalla parte del giusto e chi del torto? Chi decide cosa sia lecito e cosa sia fuorilegge? Chi ha, oggi, la statura morale e una dignità credibile per giudicare e distinguere fatti e avvenimenti con senno e imparziale coerenza? Come già ribadito, ci sono poi gli elastici da ufficio. Quelli lunghi lunghi. Che vengono tesi sottobanco da mani fini ed esperte, in apparenza linde e irreprensibili. Se non fosse che l’elastico, per sua natura, quando tirato al limite tradisce anche il migliore dei suoi manipolatori. Ed ecco che, dopo anni cruciali in cui le folle animate (allora si disse “assetate di verità”, oggi si sottolinea “aizzate da chi le ha istruite sul da farsi per raggiungere i propri personali obiettivi”) gridavano alla giustizia, anni che hanno cambiato il corso della storia politica italiana, infangato la dignità e l’identità professionale di persone e cose, traghettando l’intero Paese verso una deriva con cui siamo costretti a fare i conti mentre già siamo in ginocchio per altro, a fronte dell’inadeguatezza dei vertici al potere, ecco che emergono vecchie intercettazioni di certi magistrati (corrotti) e dichiarazioni di altri (in piena crisi di coscienza per i torti inflitti). L’elastico, dopo anni di strappi e tensioni, si è usurato e (finalmente) ha ceduto. Il gioco è finito e non è stato per nulla divertente. Né per chi fu preso di mira, restando composto al proprio posto, né per chi se l’è spassata, pensando di farla franca infrangendo l’ordine e la legge. Ma che fine han fatto i bidelli che tiravano le orecchie ai monelli e gli insegnanti che li punivano, richiamando i genitori dal preside? Ah già, i bidelli sono diventati assistenti educativi virtuali scaricabili dall’App-Store, i presidi campeggiano su più poltrone (capita che al momento non ci trovino su quella giusta), e nelle famiglie (allargate, arcobaleno ecc.) manco più si sa chi sia il genitore di riferimento, se quello biologico, acquisito, l’uno o il due. Naturale che, a tali premesse, nemmeno il ministro dell’Istruzione sappia quando si tornerà di nuovo a scuola.

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