ETICA E SOCIETÀ Obiettivo: una vita dignitosa

Un uomo con la mascherina davanti all'ospedale di Wuhan, l'epicentro del virus

Il mondo segue con attenzione e preoccupazione gli avvenimenti che riguardano i nuovi casi di persone colpite da coronavirus. Non parlerò degli aspetti medici, né, delle politiche pubbliche di prevenzione, o contenimento. Anche per quanto riguarda questo tema ci sono istituzioni competenti che non possiamo che ascoltare. Commento alcuni aspetti politici e sociali che questa nuova situazione sanitaria sta rimarcando e che le scienze sociali e umanistiche devono evidenziare.
Credo che stiamo vedendo, nuovamente, gli esiti deleteri, tra l’altro, delle disuguaglianze sociali e della deprivazione di vaste parti della popolazione. Lo dico basandomi in parte su alcune intuizioni e senza prove scientifiche dirette. Parto dal fatto che la nuova infezione è partita dalle condizioni non igieniche della vendita del cibo in una grande città cinese. La mia ipotesi è che la vendita, l’acquisto e il consumo del cibo che ha trasmesso un’infezione anche tra gli esseri umani derivi dalla situazione di estrema povertà di parti rilevanti della popolazione cinese. Faccio fatica a credere che questo cibo abbia avuto delle possibilità di entrare nelle cucine delle abitazioni, ad esempio, della benemerita famiglia Zhang, proprietaria della mia Inter. Se questa ipotesi è plausibile ai più, abbiamo delle ragioni per pensare che il nuovo virus che sta costando la vita a un numero crescente di persone trovi tra le proprie cause anche le deprivazioni sociali.
Un altro problema riguarda le condizioni delle libertà politiche e civili presenti in Cina. Da quanto si è potuto leggere, il rischio sarebbe stato denunciato in un momento precoce da un medico (nel frattempo, purtroppo, deceduto), ma i suoi sforzi sarebbero stati ostacolati dalle autorità pubbliche.
È importante sottolineare questi aspetti, che, se riproduco in modo corretto i fatti rilevanti, servono da ammonimento importante. In primo luogo, direi per quelle persone (tra le quali anche miei colleghi illustri) che indicano nella Cina un esempio da seguire. In effetti, questo grande Stato, sede di una grande tradizione e cultura, si sta affermando quale leader mondiale economico e, conseguentemente, anche politico e militare. Ma questo non vuole dire, necessariamente, che si tratti di un modello da seguire. I motivi sono proprio le disuguaglianze sociali e le restrizioni alle libertà politiche e personali presenti in Cina.
Più che commentare questo grande Stato, vorrei parlare degli sviluppi presenti nel mondo occidentale. Anche qui stanno crescendo le disuguaglianze sociali, anche da noi aumentano le deprivazioni di parti della popolazione sempre più ampie. Le libertà politiche e individuali non sono minacciate in modo diretto nella maggior parte degli stati, ma questo non si può dire per tutti i membri dell’Unione europea. Ormai da qualche anno, le autorità europee stanno tentando, con poco successo, di tutelare le garanzie giuridiche e istituzionali in Polonia e Ungheria. Ma il pericolo più diffuso non è rappresentato dagli attacchi diretti alle libertà politiche e civili, bensì da pratiche deleterie, come quelle rappresentate dalla diffusione di notizie false, disinformazione e comunicazione ingannevole. Ne ho scritto già in alcuni articoli nel nostro quotidiano.
Che fare? Tutelare le libertà politiche e civili e il loro valore che si manifesta anche nell’impegno per una democrazia basata su informazioni veritiere e su un elettorato competente, ma pure su un ruolo istituzionale adeguato per gli esperti e per chi, in generale, dispone di conoscenze adeguate. Questo richiede, tra l’altro, un impegno pubblico e quotidiano di chi ha il privilegio e il vantaggio di far parte della comunità accademica e scientifica. In questo impegno, dobbiamo superare le divisioni ideologiche e politiche e orientarci per l’affermazione di quelli che sono i nostri valori professionali. Proprio la verità e la diffusione della conoscenza.
Ugualmente importante è agire per l’uguaglianza sociale. L’azione deve essere graduale e saggia. In primo luogo, bisogna iniziare garantendo a tutti un livello di vita adeguato. Il tema più urgente, ma non unico, è quello delle deprivazioni gravi. Ma l’obiettivo è una società dove i meriti particolari sono premiati in modo particolare, ma ciascuno ha la possibilità di vivere una vita dignitosa.

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