Droghe leggere tra scienza e politica

Un vasetto di marijuana adibita a uso medico

Tra i malintesi a sfondo scientifico c’è quello per cui le droghe “leggere”, come la marijuana, non sarebbero nocive, ma incondizionatamente utili. La tesi è respinta, da Rosario Sorrentino su corriere.it. L’autore è un affermato neurologo e si possono leggere le sue qualifiche sul suo sito. Sorrentino denuncia il silenzio degli scienziati in relazione a un tema vissuto come politico, mentre, in realtà, riguarda la salute. Mi dissocio parzialmente. Anche nella mia opinione si tratta di un problema che riguarda la salute e un interesse collettivo. Saluto gli scienziati che parlano in pubblico, quando le loro competenze sono richieste, di questo e altri temi che riguardano il bene comune, soprattutto quando ciò è richiesto per dissolvere luoghi comuni e pseudoscienza. Ma dissento dall’idea che questo non sia un tema politico.
Per vederlo, parliamo di un caso analogo, l’alimentazione. La scienza ci dice che esiste un tipo di alimentazione che ha la tendenza a provocare danni per la salute. Un problema diverso è quali politiche sociali fonderemo con questo dato. Ad esempio, possiamo imporre maggiori tasse a chi segue un’alimentazione non raccomandata scientificamente, o ridurre il livello di assistenza sociale medica offerta a queste persone, o vietare un certo tipo di cibo, o ostacolare il suo consumo restringendo gli spazi nei quali può essere venduto, o decidere che condurre una vita sana o meno è una scelta individuale, con la quale le istituzioni pubbliche non interferiscono.
L’insegnamento è che la scienza ci dà i dati rilevanti. Ma le reazioni istituzionali basate su questi dati sono oggetto di una scelta politica. In modo analogo, Sorrentino è prezioso nell’indicarci che sul tema dell’uso delle droghe leggere circola disinformazione e c’è poco impegno da parte degli esperti, per rimediare a questo difetto. Ma la reazione istituzionale deve essere il risultato di una scelta politica ponderata. Sorrentino ci dice che esistono dati scientifici recenti che confermano che la cannabis usata per divertimento ha effetti dannosi per il cervello e la salute dei giovani. L’uso chiamato ricreativo è diverso dall’uso terapeutico. Quanto detto, infatti, non esclude che ci possa essere un uso utile, dal punto di vista medico, della cannabis. Ma, in questo caso, vale quanto è valido per ogni altro tipo di medicina. Queste vanno prese su prescrizione medica e un uso improprio provoca danni. Ad esempio, vi sono medicinali molto diffusi per controllare la pressione del sangue alta. Questi sono fondamentali per chi soffre di ipertensione, ma, naturalmente, sono controindicati per gli altri.
Fonti attendibili come la National Health Agency e il National Institute on Drug Abuse riprendono le preoccupazioni di Sorrentino, anche se con maggiore cautela scientifica. Il NIDA parla di dati contrastanti, per quanto riguarda la modificazione della struttura del cervello che sarebbe causata dall’uso della cannabis in età precoce. La NHA sottolinea che la cannabis può influire sulla memoria e ridurre la motivazione delle persone in relazione allo studio e al lavoro, come pure la concentrazione. Quanto meno, si vede che la scienza non esclude che la cannabis possa essere nociva, in particolare se usata in età giovanile. Ricerche future dovrebbero esprimere dati più certi, ma, nel frattempo, è utile che i giovani e le loro famiglie prendano coscienza del fatto che non si tratta di un gioco per il quale è provato che sia innocuo. In Croazia, l’uso personale di cannabis non costituisce reato. Ma è reato venderla e regalarla. Quindi, anche condividere uno spinello con altri. È reato permettere a qualcuno di far uso di marijuana nel proprio appartamento. Quindi, anche se l’uso personale non è reato, quasi sempre lo implica.
Rimane da discutere se le leggi attuali siano giuste o meno, come pure se i rischi implicati dall’uso rappresentino un ragione valida per il divieto. Il dovere primario della comunità scientifica è indicare i fatti, i rischi, lo stato della ricerca e la condizione legislativa.

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