DIARIO DI UN DIPLOMATICO La diplomazia dei libri di Diego Zandel

Diego Zandel

La diplomazia della cultura, ovvero “diplomazia pubblica”, è stata sempre un potente strumento per far conoscere il proprio Paese all’estero. E lo stesso vale per la pubblicazione delle traduzioni: molti Paesi hanno finanziato traduzioni di autori importanti attraverso le proprie reti di istituti o centri di cultura. Tra di essi, anche la rete di Istituti italiani di cultura, che hanno sostenuto e finanziato le traduzioni di molte opere italiane importanti. Questo, naturalmente, vale per il periodo dell’era di Guttenberg, ovvero prima dell’invenzione di Internet, quando procurarsi un libro dall’estero non era così facile. Reciprocamente, anche l’ex Jugoslavia era consapevole della necessità di far conoscere la propria cultura all’estero e perciò gestiva un numero abbastanza esiguo di centri di cultura, tra i quali anche il Centro di cultura e informazione a New York, che ho avuto il piacere di dirigere tra il 1986 e il 1990. A missione completata, tornando a casa, su richiesta del ministro degli Esteri croato avevo elaborato un piano di apertura di vari centri culturali croati all’estero, per far conoscere la cultura della Croazia, appena diventata indipendente, oltrefrontiera. Tra l’altro, avevo proposto di istituire una rete di sei centri culturali e tra quelli anche un centro culturale a Roma. La mia proposta era stata ascoltata, ma non realizzata.
E così, quando sono approdato a Roma, una ventina d’anni dopo, a fare l’Ambasciatore croato, non potevo non ricordarmi della mia proposta di fondare un centro culturale nella capitale italiana. Però, anche se questa volta il governo in carica era sembrato più sensibile all’idea e alla proposta, mancavano i fondi – la rete delle Ambasciate e dei Consolati croati era ormai cresciuta a dismisura e soldi per aprire magari due o tre centri culturali non c’erano più. Cosicché la “diplomazia culturale” che mi pareva una parte imprescindibile delle attività diplomatiche a Roma, fu ridotta a poche iniziative personali. Però, grazie al sostegno di conoscenti e amici, vecchi e nuovi, acquisiti a Roma, riuscii a portare a segno alcune iniziative. Dopo aver conosciuto lo scrittore e giornalista Diego Zandel, ci mettemmo al lavoro per pubblicare dei libri di autori croati in italiano.
Zandel propose alcuni autori che egli considerava importanti per far conoscere non soltanto scrittori croati, ma anche autori italiani che vivono in Croazia. Per tale motivo i primi due libri pubblicati da Zandel furono il romanzo di Laura Marchig “Snoopy polka” e un libro di racconti di Giacomo Scotti “Guerre, uomini e cani”. Tutti e due i libri furono presentati a Roma, ed ebbero l’apprezzamento della critica. E io mi trovai nei panni di presentatore di questi libri, insieme a Zandel, che era lo “spiritus movens” di questa attività. E poi, continuammo con altri autori: venne il turno dell’autrice fiumana Vedrana Rudan con il romanzo “Odore di madre”, in originale “Dabogda te majka rodila”, e poi della scrittrice istriana Tatjana Gromača con il suo libro “Creature di Dio”. Zandel avrebbe voluto pubblicare anche le opere di due scrittrici croate di fama mondiale – Dubravka Ugrešić e Daša Dnrdić.
Però, il libro di Dubravka Ugrešić “Europa in seppia” venne pubblicato dall’editore Nottetempo, mentre il volume di Daša Drndić “Trieste” (in originale “Sonnenschein”) venne pubblicato dalla Bompiani. Naturalmente, in questi due casi gli editori non fecero richiesta di sovvenzioni, a causa della notorietà delle due scrittrici, che ricevettero delle recensioni entusiasmanti dalla critica.
E Diego Zandel, anche se si vide scappare di mano lo “scoop” editoriale, non rifiutò di farsi promotore del libro della Drndić, mentre io venni invitato a parlare della saggistica di Dubravka Ugrešić alla Casa delle donne di Roma.
E così Diego Zandel e io ci alternammo per far conoscere al pubblico italiano un piccolo scorcio della produzione letteraria croata. E poi, discutemmo molto a lungo se pubblicare o meno il libro di Nedjeljko Fabrio, “Esercitazione alla vita”, in italiano. Infine, prevalse la decisione di far tradurre il libro, impresa tutt’altro che facile dato lo stile un po’ barocco del Fabrio scrittore. Prevalse dunque il sì, ma a patto che la traduzione venisse fatta dal miglior traduttore dal croato all’italiano, il genovese Silvio Ferrari, che aveva già tradotto “La chioma di Berenice”, il secondo romanzo della trilogia di Fabrio, in italiano per i tipi della “Hefti edizioni”.
Silvio Ferrari aveva inoltre tradotto un libro intraducibile – le “Ballate di Petrica Kerempuh” di Miroslav Krleža – un’impresa ardua, data la lingua usata da Krleža, un dialetto kajkavo.
Io lasciai il posto di Ambasciatore, ma Diego Zandel continuò a presentare e promuovere libri di autori croati, come Drago Hedl, il giornalista di Osijek, autore di due romanzi sulla corruzione criminale in Croazia, e infine Slobodan Šnajder con il suo romanzo “La riparazione del mondo” – in croato “Doba mjedi”. Dovevamo presentarlo insieme, a Roma, questa primavera. Purtroppo, il coronavirus ce lo ha impedito. Ma Diego Zandel non si scoraggia, e ha già in vista altre iniziative letterarie. E così, la Croazia non è riuscita ad aprire un suo centro culturale in Italia, ma grazie a Diego Zandel se non altro è riuscita a non sfigurare…

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