Un progetto di riconciliazione per costruire un futuro migliore

S'intitola «Chiudere il cerchio. Memorie giuliano dalmate» il primo volume di una serie di quattro raccolte presentato a Udine, a firma di Guido Rumici

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Un progetto di riconciliazione per costruire un futuro migliore
L’incontro è stato organizzato in collaborazione con il Club UNESCO e con la Regione FVG. Foto: UPT

La presentazione di un libro può provocare delle grandi emozioni? Sì, è successo a Udine per il libro intitolato “Chiudere il cerchio. Memorie giuliano dalmate”, di Guido Rumici. Lo ha detto un commosso Emilio Fatovic, nato a Zara, presidente dell’Università popolare di Trieste. “Nelle pagine di questo testo – ha precisato Fatovic, nel dibattito seguito alle letture del libro – leggo dell’internamento dei goriziani nel 1917, come accadde a mia madre, che finì nel Campo di Černovice, in Cecoslovacchia, poi affrontò un altro esodo dopo la Seconda guerra mondiale, venendo via da Zara. Voglio infine ringraziare per questo incontro, dato che senza la memoria non si può costruire il futuro”.
L’evento, organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), si è tenuto nell’aula magna dell’Università della Terza età di Udine in collaborazione con il Club UNESCO cittadino e con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Ricordare le tragedie del ‘900
Ha aperto l’incontro Maria Letizia Burtulo, presidente dell’UTE, che ha ricordato le lezioni tenute dall’ingegner Silvio Cattalini, esule di Zara e presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017. “Cattalini ha fatto conoscere e apprezzare Zara ai friulani – ha detto Burtulo – e adesso le lezioni su quelle terre proseguono qui da noi con i corsi di Franco Fornasaro, Lucio Costantini ed Elio Varutti, per una memoria storica attiva, che ci faccia sentire partecipi dei fatti del Novecento”.
Ha poi parlato Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Ho saputo che la UTE cambierà sede dal viale Ungheria per andare a Paderno, in periferia – ha detto Zuccolin – perciò siamo orgogliosi che l’ultimo evento importante in queste aule sia organizzato da noi in collaborazione con altri enti per una cultura della pace, già perché ricordare i fatti tragici del Novecento sia di auspicio affinché non debbano più verificarsi”.
Ha avuto la parola la professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO, in sala con vari soci del sodalizio. Capria D’Aronco ha elogiato gli organizzatori per l’interessante iniziativa, ricordando l’impegno dell’ANVGD per essere vicino agli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia e ai loro discendenti. Un saluto particolare è stato quello dell’ingegnere Sergio Satti, nato nel 1934, esule di Pola, componente del Comitato esecutivo dell’ANVGD di Udine e già vicepresidente ai tempi di Cattalini. Il decano Satti ha parlato di vari periodi del Novecento istriano, soffermandosi in particolar modo sui Campi d’internamento nella Grande Guerra, come quelli di Wagna o di Vienna.

Diari, racconti e testimonianze orali
In seguito il professor Elio Varutti, coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine ha presentato il professor Guido Rumici, vicepresidente dell’ANVGD di Gorizia e autore di “Chiudere il cerchio. Memorie giuliano dalmate”, edito nel 2008 dall’ANVGD di Gorizia e da Mailing List Histria. Si tratta di un libro di testimonianze dai primi del Novecento al secondo conflitto mondiale, dato che è il primo volume di una serie di quattro raccolte. “Si tratta di diari, racconti, episodi dalle fonti orali, ove è stato possibile – ha detto Rumici – perché la storia di Istria, Liburnia e Dalmazia non è solo fatta di violenze, come le uccisioni nelle foibe, o il divieto di usare la madrelingua, ma anche di momenti belli di vita da ricordare”.
Varutti ha voluto menzionare l’antropologa slovena Katja Hrobat Virloget, autrice de “Il silenzio dei ricordi: l’esodo in Istria”. È la prima volta che un libro di autori non italiani mette nel titolo la parola: Esodo. È un innovativo volume uscito in coedizione tra l’Università del Litorale (Capodistria) e le Edizioni Stampe Triestine che dà voce a quelli che sono rimasti e a coloro che sono partiti, mettendo a nudo le ferite aperte del territorio. L’autrice si confronta con il vuoto di Capodistria, Isola e Pirano.
Tra il pubblico presenti Bruno Bonetti, vicepresidente dell’ANVGD, con avi di Zara, Spalato e di Brazza, Paolo Pertusati, di avi istriani, membro del Consiglio di Quartiere 1 – “Udine centro”, Aldo Suraci, di Fiume, Claudio Bugatto, con genitori di Zara e Giorgio Gorlato, nato a Dignano, con avi internati a Wagna nel 1915. C’era, infine, la professoressa Manuela Fabbro, autrice di diversi saggi sul tema della pace.

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