«Tristano e Isotta»: ovazioni meritate

Il capolavoro di Wagner torna allo «Zajc» dopo circa 90 anni di assenza

Accoglienza trionfale da parte del pubblico per la tanto attesa première di “Tristano e Isotta”, il capolavoro wagneriano inscenato sabato sera al TNC “Ivan de Zajc” e prima produzione di tale opera a Fiume, dopo circa novant’anni di assenza dal cartellone degli spettacoli lirici.
Si tratta di un progetto musicalmente grandioso, che costituisce una sfida anche per gli enti lirici più agguerriti, “Tristano e Isotta” era stato “covato” e meditato a lungo dai dirigenti dello “Zajc” che alfine hanno deciso di allestirlo in collaborazione con un cast di artisti internazionali, inserendolo nell’ambito di Fiume CEC 2020.
La trama è basata sul poema Tristan di Gottfried von Straßburg, a sua volta ispirato dalla storia di Tristano, raccontata in lingua francese da Tommaso di Bretagna nel XII secolo.
La prima rappresentazione del Tristano nel 1865 a Monaco di Baviera ebbe un effetto non indifferente sul pubblico dell’epoca.
Facciamo notare che Richard Wagner, poeta, librettista, regista teatrale, direttore d’orchestra, saggista, rivoluzionario, diversamente dalla maggioranza degli altri compositori di opera lirica, scrisse sempre da sé il libretto e la sceneggiatura per i suoi lavori. Versi preziosissimi intrisi di raffinate immagini poetiche, molteplici significati filosofici, psicologici e anticipatori – secondo alcuni – dei misteri della psicanalisi. Apice della riforma wagneriana, mito dell’amore eterno, opera stratificata, precorritrice e conturbante, “Tristano e Isottta” suscitò reazioni contrastanti nel mondo musicale e culturale. Perfino Verdi ne rimase profondamente impressionato, chiedendosi come faceva a reggersi un tale costrutto così gigantesco.
Regia: approccio decostruttivista
La regia dello spettacolo è stata affidata ad Anne Bogart, regista e pedagoga statunitense, una delle figure di maggior rilievo del teatro contemporaneo per il suo approccio decostruttivista all’opera. Anne Bogart nella sua lettura ha operato una trasposizione temporale, dal misterioso e leggendario medioevo all’epoca moderna, databile intorno agli anni ‘20. Una scelta che desta in noi perplessità in quanto la storia dei due amanti “respinge le convenzioni di tempo e spazio”, come la stessa Bogart asserisce. Va oltre il tempo. È atemporale. Infatti, questa musica lievitante, metafisica, estatica, dai contorni smussati, indefiniti (con il suo ossessivo e strisciante cromatismo sospeso che si risolverà solo alla fine), sfugge da ogni tipo di concretezza storica; “Tristano” va oltre il tempo.
Quest’opera wagneriana “racchiude in sé la percezione di un mondo misterioso e fantastico in cui esprimere la propria “eterna eccezionalità”. L’amore dei due amanti infatti non è destinato a risolversi nel reale, ma in un’altra dimensione, quella eterna e metafisica, nella morte, come inizio della vita vera. Come suggerisce la musica, Tristano è un racconto per atmosfere, allusioni, emozioni, domande filosofiche che certamente non possono avere un “equivalente visivo” in un Tristano in giacca e cravatta, stile capo ufficio, e in un Isotta, in tenuta da segretaria. Costumi di James Schuette, come pure le scene.
Duetto d’amore… a distanza
Per quanto riguarda il duetto d’amore del primo atto, saremmo molto grati se finalmente qualcuno ci spiegasse perché – è ormai un classico delle regie moderne – i due innamorati (in questo caso Tristano e Isotta) stanno a distanza di almeno cinque metri, algidi, senza nemmeno guardarsi, nonostante l’esplicita volontà dell’autore sia all’opposto. Dunque: “ISOTTA (cadendo sul suo petto) Caro infedele! TRISTANO (abbracciandola con ardore) Donna celeste! (Restano in muto abbraccio). E quindi i versi infuocati del libretto che fanno: “…Come tutti i sensi fremono e gioiscono! Ammantante ardore d’amoroso desiderio, beato ardore di languido amore! Repente in petto bramosa voluttà! “. Tutto questo non l’abbiamo visto né percepita in scena.
Lo stesso dicasi per la notte d’amore dei due adulteri. Non che si debbano “rotolare”, ma almeno un qualcosa di simbolico… Il terzo atto è stato molto più coinvolgente, tra i tormenti allucinati di Tristano e l’arrivo di Isotta che, finalmente con i capelli sciolti, piange sull’amato ormai privo di vita.
Solo che invece di morire a sua volta sul corpo di Tristano, Isotta si gira e se ne va. Sarebbe molto interessante conoscere i motivi di questa scelta registica. Sostanzialmente nulla di nuovo.
Immenso mare di musica
Suggestivi i video di Greg Emetaz. Quel mare immenso che “respirava” con la musica di Wagner…
I protagonisti principali (difficilissimi i loro ruoli), lo svedese Lars Cleveman (Tristano) e la tedesca Maida Hunderling (Isotta) hanno dimostrato, in tutti i sensi, di essere artisti di calibro. Pure Ivana Srbljan (Branghena) si è fatta onore. Forte Robert Kolar come Kurwenal. Si è distinto per stile e affascinante vocalità Luka Ortar come Re Marco; e ancora Marko Fortunato, Dario Bercich, Aljaž Farasin.
Semplicemente magnifica l’Orchestra diretta da Ville Matvejeff, il quale, da artista straordinario qual è, ci ha fatto assaporare fin nei particolari i sospiri, i turbamenti, drammaticità, passione, riflessività, profondità di questa incredibile partitura, con la lucidità e l’esattezza chirurgica che lo distinguono. Maestro concertatore Romeo Drucker. Maestro del coro Nicoletta Oliveri. Creative le luci di Brian Scott. Movimento scenico di Christopher Murrah.
Rileviamo che dal 1890 fino al 1914 a Fiume furono rappresentati i seguenti titoli, più di una volta: “Lohengrin”, “Tannhauser”, “Walchiria”, “I Maestri cantori” e “Tristano e Isotta” (1913). Negli anni ‘30 fu rappresentato “L’anello del Nibelungo”. Ciò per ricordare quanto fosse aggiornato e vario il cartellone del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi”. Gli spettacoli si realizzavano con l’Orchestra e il Coro del Comunale con compagnie di canto ospiti, soprattutto italiane.

 

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