Rachmaninov e Čajkovski per chiudere in bellezza

Ultimo appuntamento stagionale al TNC «Ivan de Zajc» con l’Orchestra dell’Opera diretta dal Mº Kamdzhalov; solista il pianista Michail Lifits

Yordan Kamdzhalov e Michail Lifits alla fine della prima parte del concerto. Foto Ivor Hreljanovic

Le immortali musiche di Rachmaninov e Čajkovski hanno segnato la fine della brillante stagione concertistica nel Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” con il concerto dell’Orchestra dell’Opera diretto dal Mº Yordan Kamdzhalov, che ha visto in veste di solista il pianista Michail Lifits. Ancora un appuntamento di alto gradimento con alcune delle composizioni più famose nell’universo della musica colta, tra le quali immancabilmente il meraviglioso Concerto per pianoforte e orchestra n. 2, op. 18 in do minore, di Sergej Rachmaninov.

La genesi

Questo Concerto, contraddistinto da delicate linee melodiche e da un’orchestrazione ricca di sfumature, fu composto tra il 1900 e il 1901, dopo che Rachmaninov si riprese dalla crisi artistica causata dal clamoroso insuccesso di pubblico e di critica della sua prima sinfonia. Dopo essersi ripreso, scrisse in breve tempo il secondo e il terzo movimento del Concerto. Rachmaninov stesso li eseguì a Mosca il 15 settembre 1900, nella Sala della nobiltà, e fu un successo. Il pubblico lo accolse calorosamente per cui, rigenerato da questo ritorno sulla scena, ultimò la partitura e la dedicò al suo medico, Dahl. Il Concerto ebbe la sua prima esecuzione integrale, con il compositore stesso come solista e il cugino Aleksandr Ziloti alla direzione d’Orchestra, alla Società Filarmonica di Mosca, il 27 ottobre 1901.
La ricchezza melodica, il denso tessuto armonico di quest’opera tardoromantica, gli slanci emotivi e dinamici, senza contare la sua dimensione virtuosistica, contribuirono alla straordinaria fama di questo Concerto, che venne utilizzato come colonna sonora di diverse opere cinematografiche. Dal punto di vista dell’interpretazione, questa composizione richiede una tecnica brillante e una spiccata musicalità, al fine di rendere con convinzione tutte le sfumature armoniche e il carattere di ciascun tema musicale.

Il pedale «una corda»

La musicalità è un punto di forza del pianista Michail Lifits, il quale ha offerto un’interpretazione sentita e disinvolta dello spartito, anche se alcune scelte tecniche ci hanno lasciati un po’ perplessi. Infatti, in alcuni punti nei tre movimenti del Concerto, al fine di creare una gradazione dinamica più accentuata, Lifits ha fatto uso del pedale di sinistra, ovvero dell’”una corda”, producendo un suono smorzato, che a malapena raggiungeva le ultime file della platea e veniva immancabilmente coperto dagli interventi dell’Orchestra, nonostante l’impegno del Mº Kamdzhalov di fare suonare l’organico il più piano possibile per non “coprire” il pianoforte. Il problema con l’”una corda”, nonostante la sua efficacia nella produzione di un suono più dolce, è che questo al contempo non possiede più quella brillantezza che si ottiene soltanto premendo più leggermente i tasti del pianoforte al fine di ottenere la dinamica di “pianissimo”. Ciò ha inciso sulla godibilità dell’ascolto e, a nostro avviso, è un’arma a doppio taglio, in quanto riduce la sonorità di alcune parti dello spartito. L’Orchestra, sotto il gesto suggestivo del Mº Kamdzhalov, ha creato una cornice musicale contraddistinta da grande slancio emotivo e dinamico, un giusto sostegno agli interventi del solista anche se in alcuni punti si sono verificate delle piccole sbavature ritmiche. Il pubblico ha premiato Michail Lifits con copiosi applausi, strappando un bis: il Notturno in Do diesis minore n. 20 di F. Chopin.

Celebre Sinfonia n. 5

Nella seconda parte della serata, l’Orchestra dell’Opera si è cimentata con la Sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64, di Čajkovski, composta nel 1888, eseguita la prima volta a San Pietroburgo il 17 novembre dello stesso anno. A dirigerla fu lo stesso compositore. Inizialmente, la critica non fu unanime nell’accogliere l’opera, ma con il tempo questa diventò una delle sinfonie più celebri di tutti i tempi. È noto soprattutto il secondo movimento (Andante cantabile, con alcuna licenza), caratterizzato da una melodia malinconica, che viene presentata inizialmente da un corno, al che viene ripresa da altri strumenti a fiato nel prosieguo del movimento. Dopo il cupo primo movimento e la malinconia del secondo, nel terzo movimento viene proposto un valzer di speranza, al che il quarto movimento rappresenta un’inversione maestosa del tema del primo movimento. Secondo Čajkovski, il quarto movimento rappresenterebbe la Provvidenza e un amore mistico.
Il Mº Kamdzhalov ha fatto “cantare” anche questa volta tutte le sezioni dell’Orchestra trascinando l’organico con il suo carisma e la sua energia. Si è distinta negli interventi la sezione dei fiati, che nella Sinfonia hanno un ruolo di spicco, mentre i violini hanno interpretato le loro linee melodiche con un suono omogeneo e pastoso.
Il pubblico ha premiato la valente Orchestra e lo straordinario Mº Kamdzhalov con un lungo applauso. Degna conclusione di una stagione concertistica memorabile.

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