Narrativa popolare, thriller, noir e gialli

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Narrativa popolare, thriller, noir e gialli
Alcuni dei volumi appena arrivati nella cartolibreria in Corso

Con i primi mesi dell’anno si arricchisce l’offerta delle librerie in seguito a una nuova annata editoriale. Gli amanti della lettura appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana saranno sicuramente curiosi di scoprire ciò che offre attualmente la cartolibreria Edit situata in Corso a Fiume. Quali sono le novità da non perdere sugli scaffali del nostro negozio? L’offerta è ovviamente vastissima ed è impossibile segnalare tutte le pubblicazioni degne d’interesse. Abbiamo selezionato una decina di libri da leggere in questi primi mesi del 2022.

 

Spazio a tutti i generi e a tutti i gusti: dai bestseller ai romanzi letterari, dalla narrativa popolare ai gialli, dalle saghe familiari ai thriller, dal noir all’avventura. I libri, dal prezzo molto economico, per chi non vuole farsi sfuggire le migliori occasioni, sono già in vendita. Passiamo ora alla lista di volumi, interessanti, divertenti ed emozionanti e per qualsiasi gusto.

La vetrina del negozio in Corso

Mancanza di calore familiare

Il desiderio di una famiglia e un amore impossibile sono i temi del romanzo “Fabbricante di lacrime”, di Erin Doom. Tra le mura del Grave, l’orfanotrofio in cui Nica è cresciuta, si raccontano da sempre storie e leggende a lume di candela. La più famosa è quella del fabbricante di lacrime, un misterioso artigiano dagli occhi chiari come il vetro, colpevole di aver forgiato tutte le paure e le angosce che abitano il cuore degli uomini. Ma a diciassette anni per Nica è giunto il momento di lasciarsi alle spalle le favole tetre dell’infanzia. Il suo sogno più grande, infatti, sta per avverarsi. I coniugi Milligan hanno avviato le pratiche per l’adozione e sono pronti a donarle la famiglia che ha sempre desiderato. Nella nuova casa, però, Nica non è da sola. Insieme a lei viene portato via dal Grave anche Rigel, un orfano inquieto e misterioso, l’ultima persona al mondo che Nica desidererebbe come fratello adottivo.

Sempre della stessa autrice italiana che scrive sotto pseudonimo (Erin Doom per l’appunto), che ha esordito su Wattpad, la piattaforma di social reading più famosa al mondo, con il nickname DreamsEater, troviamo il romanzo “Nel mondo in cui cade la neve”. Di Doom, come ha raccontato “La Repubblica”, si sa solo che è emiliana, under 30, e che ha una formazione giuridica alle spalle. In poco tempo le sue storie hanno conquistato il cuore dei lettori.

Ivy, protagonista del suo secondo romanzo, è cresciuta fra laghi ghiacciati e boschi incontaminati, circondata dalla neve che tanto ama. Ecco perché, quando rimane orfana ed è costretta a trasferirsi in California, riesce a pensare soltanto a ciò che si è lasciata indietro. Il Canada, la sua terra, e un vuoto incolmabile. Tra quelle montagne c’è il passato a cui la ragazza è tanto legata, lo stesso che, a sua insaputa, le ha cucito addosso un segreto pericoloso. Adesso l’unica famiglia che le rimane è quella di John, il suo dolcissimo padrino.

Un bambino privo di memoria

Il terzo romanzo da leggere è “La casa senza ricordi”, di Donato Carrisi, scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, una firma del “Corriere della Sera”. Carrisi ha vinto prestigiosi premi in Italia e fori dai confini del Belpaese come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie. Quando parliamo di un nuovo volume di Donato Carrisi l’attesa è inevitabile: ci riferiamo all’autore italiano di thriller più celebre al mondo, che, a un anno dal successo di “Io sono l’abisso”, torna puntuale in libreria, per Longanesi, con “La casa senza ricordi”.

E veniamo alla trama del nuovo romanzo, in cui torna uno dei personaggi più riusciti nati dalla penna dello psicologo infantile e ipnotista Pietro Gerber, già presente nel bestseller “La casa delle voci”: il libro si apre con un bambino senza memoria che viene ritrovato in un bosco della Valle dell’Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze.

Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l’ha nutrito, l’ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile.

L’unico in grado di risvegliarlo è l’addormentatore di bambini. Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia.

L’Istria nel dopoguerra

Oltre alla ricca offerta di autori italiani, la cartolibreria Edit propone romanzi di scrittori provenienti da Paesi dell’ex Jugoslavia. Tra questi “Il quaderno scomparso a Vinkovci”, di Dragan Velikić, la cui traduzione dal serbo è stata fatta da Estera Miočić.

Lo scrittore serbo nato a Belgrado (1953) e cresciuto a Pola, città che è spesso fonte d’ispirazione dei suoi scritti, è stato ambasciatore a Vienna dal 2005 al 2009. Giornalista, collaboratore di numerose testate europee, nei suoi saggi palesa una forte coscienza critica attraverso l’analisi lucida della disgregazione della Jugoslavia e della situazione sociopolitica del suo Paese.

Dragan Velikić è uno degli autori più importanti della letteratura balcanica. Inoltre, si è aggiudicato alcuni dei maggiori premi letterari dei Balcani come il Premio “Nin” – per due volte – e il Premio “Meša Selimović” ai quali si sono aggiunti il Premio letterario “Mitteleuropa-Preis”, il Premio della Città di Budapest e il Premio “Vilenica” per la letteratura mitteleuropea. Le sue opere sono tradotte in numerose lingue.

I giardini profumati, i colori e le voci dell’Istria, il dialetto fiumano, le storie dell’orologiaio Malesa che un tempo riparava gli apparecchi di Tito, i fili della vita della greca Lisetta e ancora luoghi, paesi, città (Pola, Spalato, Belgrado, Trieste, Salonicco, solo per citarne alcune), alberghi, ferrovie che non esistono più, famiglie distrutte e persone scomparse. Sono i punti di una mappa che, pagina dopo pagina, Dragan Velikić riporta in vita e fissa su carta in questo romanzo in grado di trasformare un piccolo universo familiare nello specchio della storia dei Balcani e dell’Istria. Al centro la figura della madre dell’autore che era solita registrare su un quaderno i fatti e i luoghi della propria vita. La sua scomparsa diventa il motore di un meccanismo narrativo, di una polifonia di voci che Velikić orchestra con maestria. “Il quaderno scomparso a Vinkovci” contiene ciò per cui Velikić è noto: un perfetto senso dei dettagli, precisione linguistica e uno stile brillantemente raffinato. Il romanzo sulla madre diventa una confessione auto-poetica, ma anche una storia sul paese e sulle persone che non ci sono più.

Dragan racconta dunque un’epoca, i cambiamenti che l’hanno caratterizzata, i drammi, le violenze, ma anche le speranze, gli ideali.

La famiglia di Velikić fu testimone delle vicissitudini dell’Istria negli anni del dopoguerra: arrivò quando ebbe luogo l’esodo di massa degli italiani dovuto all’assegnazione della zona B del Territorio Libero di Trieste alla Jugoslavia (1954). Le case lasciate dagli italiani vennero assegnate alle famiglie provenienti dagli altri stati della federazione jugoslava, principalmente croati e serbi, ma non solo. E fa un certo effetto anche a Dragan bambino, che ovviamente non conosce ancora tutto ciò che è accaduto, trovare nei cassetti in casa della vicina Lisetta abiti eleganti e cappelli, piatti di porcellana, che non sembrano appartenerle. Ma, a distanza di qualche decennio, la storia degli esodi si ripete perché a seguito della dissoluzione della Jugoslavia e al ristabilirsi dei confini nazionali – dopo le guerre balcaniche degli anni Novanta – sono i serbi a dovere lasciare le loro case – compresa la famiglia di Dragan.

Dragan Velikić con il suo romanzo-memoir, offre al lettore un biglietto per un bellissimo viaggio, attraverso i luoghi e il tempo, in compagnia delle persone che hanno popolato la sua vita tra Belgrado, Pola, Pomer e Trieste.

Rapporti familiari

Tra gli scaffali della nostra cartolibreria troviamo poi il romanzo finalista al Premio Strega 2021 e al Premio Campiello 2021.

Giulia Caminito dà vita a un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono. Il lago è uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, vediamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.

”L’acqua del lago non è mai dolce” è una storia ambientata nel paese lacustre di Anguillara Sabazia, una provincia italiana simile e diversa da molte altre province letterarie: dove le case popolari si intrecciano alle villette, all’antico centro storico, al lungolago e ai capannoni in uno sviluppo disarmonico che rispecchia e genera le disarmonie del vivere, uno sviluppo malato nel quale si annidano oscuri i conflitti. In questi luoghi narrativi Giulia Caminito dipana i percorsi di una famiglia proletaria dominata dalla potenza e prepotenza di una madre, Antonia, la prima a imporsi sulla scena con uno stratagemma e una protesta degni della migliore tradizione neorealista, quella inventiva degli inizi.

Della scrittrice Camilla Boniardi, che ha fatto della sua esperienza di vita materia pulsante, vivida, e soprattutto universale, è in vendita il romanzo d’esordio “Per tutto il resto dei miei sbagli”. Protagonista della storia è Marta, la quale vive ogni giorno in preda a uno strano e costante senso di inafferrabilità: anche le scelte più semplici, le decisioni più ovvie sembrano sempre un passo più in là di ogni suo sforzo. Non sfugge a questa sua irrequieta condizione nemmeno l’amore, che sembra volersi arrendere allo stesso senso di inadeguatezza: mai abbastanza affascinante, mai sufficientemente intelligente, mai all’altezza o idonea a soddisfare le aspettative dei partner.

Le complessità della natura umana

La lista degli ultimi arrivi propone poi uno degli scrittori di gialli più in voga nel panorama editoriale italiano. Ci riferiamo all’attore e sceneggiatore romano Antonio Manzini.

Ne “Le ossa parlano”, l’autore procede di un altro capitolo nel grande romanzo del suo personaggio: Rocco Schiavone. Un romanzo unico composto da più gialli intricati che esplorano le complessità della natura umana.

Il suo detective Rocco Schiavone è un vicequestore della polizia di Roma che viene trasferito in Valle d’Aosta dopo aver riempito di botte uno stupratore seriale, figlio di un politico molto influente deciso a fargliela pagare. Profondamente innamorato di sua moglie Marina, Schiavone porta con sè il dolore del lutto da quando la donna muore uccisa in un agguato diretto a lui.

La lista si conclude con il thriller e romanzo d’avventura: “La stazione”. Mescolando i generi più popolari con vorticosa generosità d’invenzione, Jacopo De Michelis continuamente apre e chiude davanti agli occhi del suo lettore le porte di storie differenti eppure sempre collegate, e lo conduce in giro per sotterranei favolosi e inquietanti senza mai perdere il filo di Arianna della sua scatenata gioia di raccontare. Chi leggerà “La stazione”, non guarderà più la Centrale ferroviaria di Milano con gli stessi occhi. Il romanzo d’esordio di Jacopo De Michelis, milanese di nascita e veneziano d’adozione già editor presso Marsilio, è monumentale come l’architettura della stessa stazione.

S'informano i gentili lettori che tenuto conto delle disposizioni dell'articolo 94 della Legge sui media elettronici approvata dal Sabor croato (G.U./N.N. 111/21) viene temporaneamente sospesa la possibilità di commentare gli articoli pubblicati sul portale e sui profili sociali La Voce.hr.

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