La poeticità del dialetto incontra la melodiosità della poesia

La poetessa boumbara Gianna Belci ha incontrato il pubblico nel Vecio torcio di Dignano per presentare le sue poesie dimostratesi una rivelazione

La serata si è tenuta nel Vecio torcio

Non fanno forse ancora parte di una raccolta poetica, si trovano sparse su dei quaderni o fogli nascosti per bene in casa, in qualche cassetto o in fondo all’armadio… ma non per questo valgono meno. Anzi. Le poesie di Gianna Belci, dignanese, boumbara, sono una rivelazione. In tutta la loro musicalità e suggestività. È stata ancora poesia nel Vecio torcio a Dignano, che ha ospitato una serata letteraria con Gianna Belci, organizzata dall’Università popolare aperta “Vodnjan-Dignano” assieme alla Città. A condurre la serata Carla Rotta, mentre gli interventi musicali sono stati della stessa poetessa e di Dina Žufić. Duo stupendo.

 

Il dialetto è poesia

Un appuntamento con la poesia che Carla Rotta ha definito “appuntamento doppio con il dialetto e la poesia; ma si potrebbe anche dire che nel nostro caso il dialetto è poesia. Il nostro dialetto, per la precisione, quello che gli studiosi definiscono istroromanzo nella variante dignanese e che per noi è più semplicemente e veracemente el boumbaro, ‘quil ca i nostri veci jo favelà e che un fjà favelen anca nualtri’, ‘testimone prezioso di storia civile e culturale del territorio’. Con la poesia si va oltre il favelà e quindi l’impiego e la valenza dell’idioma raddoppiano. Questa sera la poeticità del dialetto incontra la melodiosità della poesia”.

Carla Rotta e Gianna Belci

Passione per la scrittura

Nata a Pola, la giovane poetessa ha frequentato la scuola elementare a Dignano, il ginnasio generale a Pola, per spostarsi poi, all’età di 18 anni a Udine, dove ha frequentato la Facoltà di Agraria. Sin dall’infanzia ha fatto attivamente parte della Comunità degli Italiani di Dignano, dedicandosi a numerose attività quali il folclore, il coro, la filodrammatica. Oggi vive e lavora a Udine, dove continua ad alimentare la sua passione per la recitazione quale membro della Compagnia teatrale “Chi è di Scena”. Parlando di poesia, Gianna Belci dice di aver cominciato a scrivere in effetti molto prima di partecipare al concorso letterario “Favelà”, bandito dalla locale Comunità degli Italiani, sin dall’adolescenza: “è proprio lì che nasce la mia passione per la scrittura. Ho iniziato a buttare giù versi su carta, prima in lingua italiana e poi, spinta dall’amore per l’istroromanzo, anche nel nostro amato dialetto. La mia famiglia mi ha insegnato a preservare le tradizioni e farne tesoro ed è per questo che ho continuato a coltivare la mia passione”. La sua poetessa dialettale preferita? Loredana Bogliun.

Sentimenti e memorie

Come precisato da Carla Rotta, “nelle poesie di Gianna, troviamo tutti gli ingredienti che fanno poesia: le emozioni risvegliate dall’amore, dal ricordo, l’amore che può essere per l’altra metà del cielo come per il paese natio. Ma non è puro sentimentalismo evocativo, che potrebbe sembrare patetico e scontato. L’emozione è in bilico tra il tempo passato e quello che verrà. I versi si distendono sulla campagna per un’appartenenza quasi mitologica a questa terra e a queste pietre, ma sono proiettati nella ricerca di una certezza di vita, carichi dei dubbi, delle paure che a volte ci accompagnano in questa eterna ricerca della felicità”.

Numerose le liriche che Gianna ha voluto recitare e regalare al pubblico. Innanzitutto la prima poesia che ha scritto per “Favelà”, nel lontano 2007, “L’anema al pascolo”. “In quile sire” ripercorre invece ricordi d’infanzia, momenti trascorsi assieme alla nonna, “quei riti della buona notte che sono un po’ ricordi di tutti”.

E poi “Salvadeiga”, “Cara meija”, “Preima de durmi”… Assieme all’amica Dina Žufić, Gianna ha poi proposto alcuni intermezzi musicali, in cui hanno presentato alcune canzoni classiche e moderne, nella loro libera artistica interpretazione, cantandole in inglese, in italiano standard… inserendoci un po’ di boumbaro.

A breve una raccolta di poesie

Un mix inaspettato. Ma riuscitissimo: è piaciuto tanto. Una piacevolissima serata letteraria, tra poesia, canto, ma soprattutto emozioni, che Gianna ha voluto condividere con la sua gente e la sua Dignano. E che a breve si prepara di condividere con un pubblico molto più vasto: le sue poesie dovrebbero venir pubblicate in una raccolta. Un sogno nel cassetto che auguriamo si avveri. La motivazione e l’ispirazione non mancano. Alimentate dall’amore verso il paese natio, la famiglia, l’infanzia, la vita. E l’amato dialetto che trasforma tutto in musica e che è continua fonte d’ispirazione.

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