«La musica e la scienza debelleranno il Covid-19»

A colloquio con il baritono e clarinettista, Neven Stipanov, che ha all’attivo numerose esibizioni in tutta l’Europa, in Giappone e all’Opera di Bruxelles

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, ma a subire un duro colpo è stato soprattutto il settore culturale e nello specifico le arti performative. Nel campo della musica, cancellazioni di concerti e Festival si sono susseguite una dopo l’altra e i musicisti professionisti si sono trovati impossibilitati a esibirsi in pubblico e di conseguenza a guadagnare per vivere. La situazione è forse meno difficile per coloro che lavorano in seno a un ente teatrale o un’altra istituzione, ma resta comunque il fatto che le esibizioni sono rare e, se si svolgono, avvengono dinanzi a un pubblico ridotto, il che è una situazione che non infonde molto entusiasmo. A subire le conseguenze negative dei lockdown è anche il musicista connazionale Neven Stipanov, cantante d’opera e clarinettista che proviene da una famiglia di artisti e musicisti. Ha all’attivo numerosi concerti e tournée in Europa e Giappone e ultimamente ha cantato all’Opera nazionale di Bruxelles. Il musicista ha iniziato l’attività musicale in tenera età per proseguire con lo studio della tromba, del clarinetto, e successivamente del canto lirico.

 

In che modo la pandemia da coronavirus ha cambiato la tua vita e quella dei tuoi colleghi?
“Il virus ha stravolto le abitudini di tutti e alcuni miei amici e conoscenti hanno perso la vita a causa del Covid. Anche l’Opera di Bruxelles, dove ho lavorato, ha chiuso i battenti. Siamo a dicembre e la situazione è ancora drammatica in tutta Europa, ma confido nella musica e nella scienza, che debellerà il virus mettendo da parte eventuali interessi economici. In questo brutto periodo siamo fortunati di poter ascoltare la musica che più ci piace e rafforzare così il sistema immunitario con la produzione di endorfine”.

Hai studiato in Slovenia, Italia e anche in Slovacchia, dove hai frequentato l’Accademia di Musica di Bratislava. Ci racconti il tuo percorso musicale?
“Da bambino canticchiavo assieme a mia madre le canzoni della nonna e a tre anni cantai ‘La Cucaracha’ al campeggio di Salvore in Istria. Fu la prima insegnante di musica a darmi l’opportunità di cantare le canzoni per ragazzi che venivano proposte al Festival Voci Nostre. Contemporaneamente alle medie, iniziai a frequentare la Scuola di musica per studiare la tromba e il clarinetto. Al ginnasio continuai a cantare come corista e solista e a frequentare anche lezioni di canto lirico”.

Prima dello studio di canto ti eri dedicato alla tromba e in seguito al clarinetto. Che ricordi hai di quel periodo?
“Le basi dello studio della tromba consistevano nella respirazione diaframmatica e negli esercizi volti a rinforzare la muscolatura. Il professore mi invitava a sdraiarmi sulle sedie per esercitare la respirazione soffiando nel bocchino e solo più tardi utilizzando anche lo strumento. Alle lezioni di clarinetto iniziai a suonare le note tenute, che la mia gemella ascoltava spesso nella stanza attigua chiamandole ‘i fischi delle navi di Pirano’. Lo studio del clarinetto mi diede l’opportunità di conoscere un vasto repertorio, di collaborare con l’orchestra a fiati e di suonare negli organici cameristici”.

A che età hai incomiciato a cantare la lirica?
“A diciassette anni telefonai all’insegnante della Scuola di musica per presentarmi all’audizione. Mi esibìi con due brani di musica italiana e fui ammesso. Sono convinto che tutti siamo cantanti perché ci esprimiamo con la voce. Gli animali comunicano mediante i loro versi mentre gli esseri umani hanno una specifica capacità fonatoria che utilizzano in parte anche nel parlato. Durante le prime lezioni di canto non davo peso alla tecnica perché non la conoscevo. Cantavo in modo naturale, e impiegai un po’ di tempo per capire quale fosse lo scopo dei vocalizzi che l’insegnante proponeva. Della tecnica reputo fondamentale mettere le vocali cantate nella posizione corretta in modo da rendere omogenea la voce durante l’emissione”.

Secondo te, qual è l’approccio di un bravo insegnante di canto o di clarinetto?
“Un bravo insegnante, come un dottore, capisce immediatamente quali sono i pregi e i difetti dell’allievo. Sia durante il canto che durante l’esecuzione allo strumento è importante saper riprodurre le sensazioni corrette, che sono supportate dalle basi tecniche e guidate dagli stati d’animo. A volte, l’emozione adatta ci permette di cantare una nota che fatichiamo a produrre. Lo studio dello strumento e del canto richiedono molta pazienza, così come avviene in ambito sportivo e per i ballerini di danza classica. La mia insegnante di canto era severissima. Giustamente curava soprattutto la proiezione del suono e l’interpretazione. Oltre allo studio delle arie antiche iniziai a cantare il repertorio liederistico dal primo giorno. Cantavo un po’ ovunque, anche per i bambini d’asilo. Per un periodo di tre mesi studiai con un’altra insegnante con la quale imparai la messa di voce (tecnica di canto che richiede di sostenere un tono rendendolo gradualmente più forte) e alcune arie antiche. Il mio professore di clarinetto è stato, invece, uno dei pedagoghi più completi che abbia mai conosciuto”.

La pazienza è importante per un insegnante?
“Chi decide di occuparsi di musica deve per forza essere molto tollerante. Da ragazzo ero tra le nuovole. Un giorno mi capitò di non presentarmi al concerto di musica da camera, perché non sentìi la data dell’evento. Per realizzare il concerto, il maestro dovette trovare un sostituto. Con il passare degli anni ho imparato a tenere sotto controllo il mio carattere”.

Alla carriera concertistica combini l’attività pedagogica.
“Amo l’insegnamento perché posso offrire all’allievo ciò di cui ha bisogno, come, ad esempio, prepararlo per sostenere un esame o per presentarsi a un concorso”.

Attualmente, a causa del Coronavirus ti sei focalizzato sull’insegnamento del canto e del clarinetto tramite computer. Come possono contattarti gli allievi interessati?
“Per concordare le lezioni possono contattarmi sul sito facebook oppure scrivermi all’indirizzo di posta elettronica: [email protected] Gli allievi che non hanno la possibiltà di procurarsi un clarinetto possono prenderlo in prestito”.

Quali sono i tuoi pregi e quali i difetti?
“Lascio da parte i difetti perché ne ho tanti. I pregi possono essere anche delle pecche. Ad esempio, perdersi nel dettaglio per me rappresenta un pregio legato al modo di percepire la vita pure in ambito musicale, ma a volte può risultare un difetto. Reputo positivo non avere troppe aspettative dalla vita.
Sono riconoscente a tutti i docenti e soprattutto alla prima insegnante di musica, senza la quale forse non avrei mai intrapreso questo percorso. A mia zia, che mi riscrisse alla Scuola di musica, ai miei amici, che mi sopportano e supportano, agli organizzatori di eventi culturali e ai miei genitori”.

Chi giudichi essere un artista e come lo si diventa?
“A questa domanda è necessario che ciascuno trovi la propria risposta”.

Quali sono le tre cose importanti per diventare un musicista.
“Una sana pazzia, la misura e l’ascolto.”

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