«Il piccolo principe» ora anche in dialetto vallese

La scrittrice connazionale Romina Floris è l’autrice della traduzione di una delle opere più celebri della letteratura moderna

La copertina del libro

Dopo la versione in dialetto fiumano fatta alcuni anni fa da Daniela Kružić e redatta dall’attrice connazionale Elvia Nacinovich, “Il piccolo principe”, una delle opere più celebri della letteratura moderna, è stato tradotto anche in dialetto vallese. La pubblicazione, prodotta dalla casa editrice tedesca Edition Tintenfass, è stata firmata dalla scrittrice Romina Floris.

 

Date le vigenti restrizioni antiepidemiche, non è stato organizzato un evento d’inaugurazione del volume, che quindi dovrà attendere la ripresa delle attività culturali. Al momento, il libro è acquistabile online, per il tramite del sito web dell’editore (http://www.verlag-tintenfass.de/index.html).

L’autrice connazionale, una delle più rinomate scrittrici dialettali del nostro territorio, ci ha spiegato nel corso di una breve intervista il lavoro che ha portato alla traduzione del capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry.

Romina Floris

Com’è nata l’idea di tradurre «Il piccolo principe» in dialetto vallese?
“Collaboro ormai da anni con la rivista MicRomania, pubblicata dalla casa editrice CROMBEL. Il professor Jean-Luc Fauconnier, curatore della CROMBEL, mi ha messo in contatto con l’Edition Tintenfass, che è alla continua ricerca di parlanti e studiosi di lingue antiche provenienti da tutto il mondo e che sono quindi in grado di tradurre testi importanti, in questo caso ‘Il piccolo principe’. Su proposta della Tintenfass ho scritto la traduzione. Inizialmente avevo tradotto i primi due capitoli che sono stati sottoposti a valutazione da parte dell’editore. Poi, vedendo che il progetto sarebbe stato fattibile, abbiamo proceduto”.

 

Termini usati nella quotidianità
Quali sono state le maggiori difficoltà nella traduzione?
“L’intero lavoro è stato piuttosto laborioso. Ad esempio, ci sono state delle frasi o delle parole sulle quali ho dovuto lavorare per ore, anche consultando altri vocabolari istrioti per poter recuperare dei termini che, per il momento, non fanno parte del Vocabolario vallese, per cui ho dovuto ricavare circa 150 parole non presenti nel volume, che è una raccolta di termini utilizzati dai parlanti. Quindi, confrontando il nostro dialetto ad altri dialetti istrioti, come il rovignese, il dignanese e il gallesanese, ho ricavato dei termini di fatto utilizzati dai parlanti. È stato perciò anche un lavoro di ricerca perché, oltre che rispolverare la memoria, ho dovuto consultare anche alcuni vecchi testi e appunti presi in passato. Da un lato, è stato un grosso lavoro tradurre un testo così importante mantenendone il significato originale, quindi attenendosi a ciò che l’autore ha voluto esprimere; dall’altro, ho cercato di mantenere l’originalità del nostro dialetto vallese, delle nostre parole e dei nostri modi di dire, recuperando al massimo i vocaboli autoctoni.

Ho fatto riferimento a parole italiane solamente in pochi casi, quando si è trattato di termini non esistenti nel nostro dialetto. La difficoltà più grande è stata proprio quella di mantenere il senso e la percezione di alcuni passi del libro che non erano traducibili alla lettera: la traduzione non è stata perciò sempre immediata, bensì è stata adeguata al fine di rispondere a entrambe le esigenze. Più che di semplice traduzione, in alcuni casi si è trattato proprio di interpretazione del messaggio originale con termini del dialetto vallese”.

Quali fonti ha consultato per la traduzione?
“Ho utilizzato i testi che ho a disposizione, in particolare il Vocabolario del dialetto di Valle d’Istria e vocabolari di altri idiomi istrioti. Poi ho consultato anche i miei familiari, dato che a casa parliamo il vallese, soprattutto per verificare se certe frasi fossero comprensibili e adeguate alla letteratura per l’infanzia. Certe parole per i bambini saranno nuove, per cui ho fatto attenzione a inserirle nel testo in modo da essere comprensibili dal contesto. L’editore a questo proposito mi ha dato molta libertà. Per questo in certi punti appaiono delle frasi più lunghe, al fine di esprimere meglio i concetti dell’originale. Poi è vero che nella traduzione al vallese sorgono anche tanti dubbi sulla grammatica. In quei casi ho consultato il professor Sandro Cergna, autore del Vocabolario vallese”.

 

Legata alle proprie origini
È stato quindi un lavoro piuttosto impegnativo.
“Sì, alla fine il lavoro è stato immenso, però dà tante soddisfazioni. Il vallese è sempre stato una lingua soprattutto parlata, con pochissimi testi scritti. Da quando ho iniziato a scrivere, circa quarant’anni fa, ho avuto diverse difficoltà nella scrittura, non sapevo bene come utilizzare gli accenti e segnare alcuni suoni.

Al momento stiamo scrivendo e registrando molto in dialetto, il che mi rende felice, così questo patrimonio potrà rimanere alle generazioni future. Parlare la propria lingua è ciò che ci rende più legati alle nostre origini e alla nostra terra.

Registrare gli idiomi
Sarà pubblicata anche una versione audio del libro?
“Al momento non è stata pianificata, però è un’idea che mi piacerebbe realizzare. Spesso le persone mi chiedono dei chiarimenti riguardo la pronuncia di certe parole, per cui ho inserito sul mio sito web una sezione con le registrazioni audio delle poesie che ho pubblicato. Inoltre, la CI di Valle in passato ha già realizzato delle registrazioni e filmati in dialetto. Credo che poter documentare la pronuncia sia molto importante. Quando avevo iniziato a scrivere, seguivo le indicazioni dei rovignesi, ovvero dei Pellizzer, di Libero Benussi e di Vlado Benussi, soprattutto per quanto riguarda gli apostrofi. Il professor Cergna invece, nel suo Vocabolario, elimina questi apostrofi. Da quel momento, ho seguito le norme del professor Cergna, per utilizzare il Vocabolario come esempio, creando meno confusioni. Tuttavia, in Istria, in altre occasioni, vengono utilizzati i vocaboli come scritti dai rovignesi, per cui spesso si crea confusione. La registrazione della pronuncia è utile, dunque, a risolvere i dubbi che possono scaturire da una diversa ortografia”.

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