Il patrimonio letterario dell’Istroquarnerino

Il numero 217 della «Battana» riserva un angolo particolare a Schiavato e Maroević

Con l’edizione luglio/settembre 2020 de “La battana”, rivista trimestrale che rappresenta il fiore all’occhiello delle edizioni dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT, viene fatta una profonda riflessione sul concetto di identità italiana dell’area istroquarnerina. Come è stato scritto nella Premessa dalla caporedattrice Corinna Gerbaz Giuliano, a tal proposito risultano mirate le riflessioni di Ezio Giuricin, che si interroga sul senso della nostra presenza, sul nostro ruolo e sulla nostra dimensione, come italiani, in queste terre. Afferma Giuricin: “La domanda è cruciale, sofferta. Perché essere italiani, oggi, e continuare ad esserlo, in Istria, Fiume e Dalmazia, quale rapporto stabilire, se esodati, con la terra da cui proveniamo, quali relazioni costruire, e con quali prospettive, fra ‘andati’ e ‘rimasti’? Come immaginare e, se possibile, plasmare il nostro futuro, siglando un nuovo patto tra di noi, tra le nostre comunità, con il ‘mondo’ da cui proveniamo e in cui ci troviamo attualmente a vivere, con le nostre radici?” L’idea del fascicolo nasce e si sviluppa a seguito del convegno organizzato dal Circolo di cultura istroveneta “Istria”, dal titolo “Ritornare, si può? I presupposti per un progetto di ritorno culturale e socio-economico delle seconde e terze generazioni dell’esodo”, organizzato a Trieste e a Fiume il 21-22 novembre 2019. L’obiettivo dei convegni è proprio quello di cercare di rispondere a interrogativi di questo genere. In sede di convegno sono stati numerosi i contributi che hanno fatto leva sul patrimonio letterario e culturale in genere della nostra minoranza.

 

“La Battana” continua con l’articolato discorso letterario dedicato in primis a due grandi che non sono più con noi – Mario Schiavato e Tonko Maroević. La sezione “Uomini e segni” ricorda la voce genuina di Mario Schiavato che ci lasciato il 28 settembre c.a. Il contributo di Gianna Mazzieri-Sanković e Corinna Gerbaz Giuliano, dal titolo “Non c’è più Mario Schiavato, rimane il suo lascito dai valori genuini. Ricordando l’autore”, ripercorre la poetica dell’autore che lascia un’impronta indelebile nella letteratura istroquarnerina. Specificano le autrici: “La Comunità Nazionale Italiana perde un uomo che ha lasciato il segno del nostro vissuto, della nostra storia, della nostra appartenenza a queste terre e grazie al quale ci sentiamo ancora qui presenti anche nelle espressioni culturali che formano la nostra identità”.
“Pensando a Mario Schiavato – scrivono ancora le due autrici – il paragone con la poetica del ‘fanciullino pascoliano’ diventa un percorso obbligato, e quel fanciullino in Pascoli ricorda sempre Schiavato, capace di dire con semplicità valori profondi come i fanciulli che, privi di filtri e regole, guardano il mondo con occhi diversi. Ma lo Schiavato che affascina tutte le generazioni di lettori non è solo questo: è la coerenza tra l’autore che si legge e la persona che si ha avuto la fortuna di conoscere, è quell’uomo di cultura, appassionato della vita vissuta con onestà intellettuale, sempre vicino al mondo della scuola. Affiorano alla memoria le sue incursioni alle prove della filodrammatica della scuola elementare ‘Mario Gennari’ (oggi ‘San Nicolò’) fatte per vedere dal vivo l’andamento dello spettacolo dell’Arlecchino e l’orso di pezza da lui scritto”. Inoltre, la passione per la natura rappresenta una costante nella vita dell’autore, l’amore nei confronti della montagna e delle scalate si traducono in numerosi scritti. Il secondo contributo, dal titolo “Lo specchio adriatico. Ricordando Tonko Maroević”, reca la firma di Sanja Roić. L’autrice ricorda un collaboratore di vecchia data della rivista, Tonko Maroević, che si è spento l’11 agosto di quest’anno. Senza Tonko Maroević (Spalato, 1941), poeta, saggista, antologista, critico d’arte, critico letterario e traduttore dall’italiano, francese, latino, sloveno, spagnolo, catalano e gallego, sarà molto difficile preservare e mantenere in vita il paesaggio culturale contemporaneo croato. Roić ricorda che l’impegno di Maroević oscillava da sempre tra la storia dell’arte e la letteratura, tra la docenza universitaria e il ruolo del critico militante, tra il ruolo del poeta in prima persona e l’antologista, critico o traduttore, tra l’oralità della critica e la scrittura, tra il Mediterraneo (Dalmazia, la nativa Spalato e le origini familiari sull’isola di Lesina, l’amata Ragusa) e il continente (Zagabria, dove risiedeva dal 1959, soggiorni di studio a Roma, Milano, Trieste, Padova).

La sezione Saggi è dedicata al Convegno citato e agli esiti dello stesso. Sono due i contributi, “Il senso di un’appartenenza. Riflessioni sulla presenza e il futuro degli italiani dell’Adriatico orientale. La portata e gli obiettivi dei convegni promossi dal Circolo ‘Istria’” e “Intervista a Diego Zandel e Livio Dorigo”, entrambi a firma di Ezio Giuricin.

In chiusura di fascicolo viene proposta la recensione di Maurizio Casagrande dell’opera di Nicoletta Bidoia, “Scena muta”, introduzione di Alberto Cellotto, Ronzani Editore (collana “Qui e altrove”), Vicenza, 2019. La rivista riporta in copertina e al suo interno alcuni disegni della giovane artista Demi Boscia.

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