Cattedrale di Notre-Dame. Restauro e modernità

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Cattedrale di Notre-Dame. Restauro e modernità

A quasi tre anni dal grande incendio che il 15 aprile 2019 bruciò la guglia e buona parte del tetto della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi, al suo interno sono in corso i lavori di ristrutturazione, avviati dopo che a settembre 2021 la struttura era stata messa in sicurezza e consolidata. La seconda fase dell’intervento di recupero dell’antica Cattedrale, che dovrebbe apportare anche alcune modifiche agli interni, ha suscitato critiche e allarmi tra esperti e opinionisti conservatori.

Le modifiche previste al sistema di viabilità per i visitatori, all’illuminazione, ai posti a sedere e alle opere d’arte che si vorrebbero esporre hanno portato alcuni critici a parlare di “parco a tema woke” e “Disneyland del politicamente corretto”, scrive Il Post. La proposta è di far entrare i visitatori attraverso il portale centrale, e non più attraverso quello a sud. L’obiettivo, secondo il coordinatore padre Drouin, è “farsi catturare dall’assialità dell’edificio” ed essere incoraggiati a spostarsi da nord a sud e non viceversa. Tutto intorno alla navata, il “percorso catecumenale” tenterà di spiegare al visitatore il cammino della fede, un percorso per passare simbolicamente “dalle tenebre alla luce”. Sei delle sette cappelle a nord della navata sarebbero dedicate ciascuna a un passo dell’Antico Testamento. Superato il transetto, il visitatore entrerebbe poi nell’ambulacro “per vivere il mistero della fede” e vedere la corona di spine, la reliquia che avrebbe ricoperto il capo di Cristo.

L’incendio nel 2019 distrusse gran parte del tetto

 

Dialogo tra il classico e il contemporaneo

Dopodiché, il visitatore ritornerebbe verso la “luce”, passando davanti alla Vergine col Bambino – la statua ritrovata intatta dopo l’incendio – per poi uscirne nuovamente seguendo le cappelle a sud della navata, che illustrerebbero, in modo simmetrico con quelle dedicate all’Antico Testamento, i diversi aspetti della vita cristiana, scrive ancora Il Post. Per questo, il gruppo di lavoro della diocesi ha immaginato, nelle cappelle, di far dialogare il classico e il contemporaneo: Rubens (1577-1640) e Anselm Kiefer (nato nel 1945), Louis Chéron (1660-1725) e Louise Bourgeois (1911-2010), la Natività della Vergine di Mathieu Le Nain (1640) con un’opera del contemporaneo Ernest Pignon-Ernest. E tutto questo attraverso diverse modalità artistiche: arazzi e anche proiezioni di parole bibliche sui muri.

L’idea è poi quella di abbassare l’illuminazione e di rendere più soffusa la luce. Le sedie in paglia dovrebbero essere sostituite con panche e banchi appositamente studiati per illuminare i messali durante le funzioni serali e notturne. Le sedute dovrebbero essere mobili: pensate, cioè, per essere spostate durante le funzioni meno frequentate. I banchi, poi, avranno anche la funzione di casse di risonanza “per dare voce al coro dei fedeli”.

 

 

Un luogo d’incontro

La premessa delle modifiche proposte da Drouin è rendere Notre-Dame anche un luogo di incontro, capace di accogliere e di comunicare con chi non fa parte della cultura cristiana. L’intenzione, in sintonia con il Concilio Vaticano II, è quella di ristabilire un dialogo sia con chi viene a pregare sia con chi viene a visitare. “Un suono avvolgente perché l’insieme prenda coscienza di sé. Una luce avvolgente per avere la sensazione di essere uno… Quello che stiamo facendo non è rivoluzionario”, ha spiegato Drouin.

Ma l’accusa ai responsabili del progetto da parte dei critici con posizioni più conservatrici è di voler snaturare per sempre “lo spirito e l’anima che aleggiava in questo luogo sacro”, come ha scritto su Le Figaro l’accademico Jean-Marie Rouart. In una lettera pubblicata su Le Figaro, un centinaio di personaggi pubblici di orientamento conservatore ha accusato la diocesi di Parigi di voler sfruttare i lavori di restauro per “stravolgere completamente” anche l’interno e lo spazio liturgico della Cattedrale. L’illuminazione che cambia per creare “spazi emotivi”, le video-proiezioni alle pareti e altre soluzioni simili giudicate modaiole e comuni a “tutti i progetti culturali ‘immersivi’, dove la stupidità spesso compete con il kitsch”, dicono, distruggono “il concetto pazientemente sviluppato da Viollet-le-Duc”, l’architetto che ridisegnò Notre-Dame nel 1843. Invitano perciò a rispettare il suo lavoro e “i principi del patrimonio di un monumento storico”.

I ponteggi circondano la Cattedrale di Notre-Dame

 

Necessario un aggiornamento

Lo storico dell’arte Henri Loyrette si è pronunciato a favore delle modifiche: “Non possiamo immaginare una ricostruzione di Notre-Dame senza che ci sia un aggiornamento. La domanda non è ‘abbiamo bisogno dell’arte contemporanea?’, ma ‘che cos’è una chiesa oggi?’ Una ristrutturazione rigorosamente ispirata all’identico sarebbe una capitolazione”.

Secondo Bloomberg, Notre-Dame è diventata il campo di battaglia di una guerra culturale tra i sostenitori della modernità e dell’ecumenismo, da una parte, e due tipi di fondamentalismo dall’altra: quello dei puristi, per i quali anche il minimo intervento è un crimine di lesa maestà nei confronti di Eugène Viollet-le-Duc, e quello dei movimenti cattolici conservatori e tradizionalisti interni alla Chiesa.

L’ironia è che l’aspetto di Notre-Dame prima dell’incendio è esso stesso il prodotto di un’ingerenza culturale. La Cattedrale fu modellata e rimodellata nel corso dei secoli, e il suo aspetto cambiò drasticamente nel XIX secolo, proprio quando l’architetto Eugène-Emmanuel Viollet-le-Duc la rinnovò facendo significativi cambiamenti, conclude Il Post.

 

Ricostruzione nella forma originale

Il presidente francese Macron aveva promesso nel luglio 2020 che tutto ciò che è stato inghiottito dalle fiamme verrà ricostruito nella sua forma originale e a questo fine più di mille alberi secolari sono stati selezionati con cura nelle foreste francesi e spediti alle segherie in tutto il Paese per poter essere in seguito incorporate nelle strutture portanti della cattedrale. Mentre centinaia di artigiani sono intenti a riprodurre una replica della Cattedrale, gli interni, come detto sopra, subiranno alcune modifiche. Stando ai piani dei conservatori, la cattedrale verrà riaperta al pubblico nel 2024.

Nonostante le critiche di coloro che desiderano ripristinare l’aspetto della Cattedrale come questa si presentava prima dell’incendio, fatto sta che fin dall’inizio della sua opera di edificazione quasi mille anni fa (1163–1345), Notre-Dame subì delle modifiche.

La cattedrale fu da sempre un punto fisso nel paesaggio di Parigi e un simbolo della nazione, in quanto la sua storia è la storia della Francia. Notre-Dame è stata testimone di rivoluzioni e rivolte, è stata profanata, sottoposta a restauro e rimodellata innumerevoli volte. L’incendio che devastò il suo tetto, la guglia e le pareti superiori nel 2019 fu soltanto uno dei tanti episodi drammatici che visse nella sua lunga storia.

 

La costruzione in una miniatura

La prima illustrazione topograficamente precisa della Parigi medievale include anche la Cattedrale di Notre-Dame. L’immagine è conservata nel “Libro d’Ore” di Étienne Chevalier, uno dei codici miniati più celebri del XV secolo. Venne magnificamente illustrato da Jean Fouquet, artista alla corte dei re Carlo VII e Luigi XI. Nel paesaggio riportato nella pagina del codice, Notre-Dame si distingue tra gli altri monumenti riconoscibili dell’Île de la Cité.

Una miniatura del “Libro dell’Ore” del XV secolo

Già prima del completamento della Cattedrale vi venivano celebrati grandi eventi nazionali. Nel 1214, il re Filippo Augusto vi celebrò la vittoria militare su John Lackland, duca di Aquitania, Normandia e re d’Inghilterra. La grandezza della cattedrale, che poteva accogliere un gran numero di persone, la rendeva ideale per l’organizzazione di eventi prestigiosi, inclusi anche battesimi di principi. Lo scoppio della Rivoluzione francese, caratterizzata da forte anticlericalismo che portò all’abolizione del cattolicesimo quale religione di Stato, travolse la Cattedrale. Diverse statue vennero distrutte, i suoi arredi vennero saccheggiati e la Cattedrale cadde in un periodo di decadimento e abbandono. Nel 1801 venne firmato da Napoleone Bonaparte e da papa Pio VII un concordato nel quale il cattolicesimo venne ridefinito come la religione della maggioranza del popolo francese, ma non più la religione di Stato, segnando un punto di svolta per Notre-Dame. Fu proprio nella Cattedrale che Napoleone venne coronato imperatore nel 1804.

 

La ristrutturazione di Viollet-le-Duc

Durante la Monarchia di luglio (1830-1848), la politica culturale francese subì una trasformazione. Monumenti e palazzi dell’Ancien Régime come la reggia di Versailles e il Louvre vennero selezionati per il recupero e la conservazione.

Nel 1844, i giovani architetti Eugène Viollet-le-Duc e Jean-Baptiste-Antoine Lassus vinsero il concorso per l’opera di restauro di Notre-Dame, che durò 25 anni (Lassus morì nel 1857). Il restauro, pesantemente intervenzionista, che comprese la ricostruzione della guglia e della sagrestia, la realizzazione di nuove sculture, vetrate e campane basata su nozioni sull’artigianato medievale che vigevano all’epoca, rimane controverso ancora oggi.

L’interesse per il passato medievale della Francia, molto diffuso nella metà del XIX secolo, risultò in numerosi interventi di restauro, a volte troppo invadenti, a volte fantasiosi, di molti importanti monumenti francesi.

La Cattedrale nel XIX secolo, all’epoca del restauro di Viollet-le-Duc

Fin dall’opera di restauro di Viollet-le-Duc, la Cattedrale è quasi costantemente sottoposta a interventi di rinnovo, conservazione e pulitura. Dall’inizio del XXI, ad esempio, Notre-Dame è minacciata dal terrorismo e dall’erosione causata dall’inquinamento atmosferico e dalla pioggia. Nel 2017, vennero investiti ben 150 milioni di euro in un ampio programma di restauro della struttura fino alla distruzione causata dal fatidico incendio del 2019.

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