«Igralke», una magia creata dal nulla

Il gruppo artistico fiumano nato da poco, è composto dalle laureande del corso di Recitazione e Media dell'Università di Fiume, Sendi Bakotić, Vanda Velagić, Anja Sabol e Ana Marija Brđanović. Nell'intervista raccontano come nasce il collettivo, l'ideazione dei brani che puntano sulle problematiche legate alla condizione della donna nella società, annunciando alcuni progetti e collaborazioni

Foto: FOTO MIRANDA LEGOVIĆ

Partecipare a progetti artistici importanti è molto difficile, soprattutto per i ragazzi che sono appena usciti dall’università e trovare un posto fisso nelle istituzioni artistiche è praticamente impossibile. La situazione si è fatta, se possibile, ancor più ardua con lo scoppio della pandemia, che ha portato ancor più precarietà e disoccupazione. Quattro ragazze di Fiume hanno deciso che se le occasioni di lavoro non si presentano la soluzione è crearle. È nato, così, il collettivo “Igralke”, che in questi giorni ha presentato il loro secondo progetto alla Filodrammatica di Fiume. Il collettivo “Igralke” è un gruppo artistico fiumano nato da poco e composto dalle laureande del corso di Recitazione e Media di Fiume: (classe di Rade Šerbedžija e Lenka Udovički) Sendi Bakotić, Vanda Velagić, Anja Sabol e Ana Marija Brđanović. Le ragazze firmano la produzione dei pezzi in cui recitano e sono, quindi, non solo le attrici, ma anche le autrici e produttrici degli spettacoli in cui si possono incontrare. Si tratta di un fenomeno unico nel panorama teatrale croato, ovvero sulla scena teatrale indipendente. Finora il collettivo, essendo al femminile, si è occupato principalmente di problematiche legate alla condizione della donna nella società. Il suo nuovo e ultimo progetto si intitola “Bakice” (Nonnine, nda) e ha debuttato a dicembre dell’anno scorso. In questo pezzo è stata presentata al pubblico la situazione esistenziale di un gruppo di donne della terza età che vive ai margini della società – le nonnine. Si tratta di un progetto socialmente impegnato che nasce dalla preoccupazione per le problematiche della comunità locale, visto che ormai è diventato quasi normale vedere persone che frugano per i cassonetti alla ricerca di vuoto a rendere, ovvero di bottiglie da restituire nei negozi per ottenere la cauzione degli imballaggi. Le giovani attrici hanno raccontato le sfide e le soddisfazioni del loro lavoro.

Ana Marija Brđanović, Anja Sabol, Sendi Bakotić e Vanda Velagić

Gioco, divertimento, creatività
Come avete scelto il nome «Igralke» e perché vi definite un collettivo?
Anja: “Scrivendo una mail a un regista sloveno ci siamo presentate con la parola che in sloveno significa attrice. Il termine ‘Igralke’ ci è sembrato più consono a descrivere ciò che facciamo. In croato ‘glumica’ (attrice) ha a volte una connotazione negativa e si usa spesso per offendere o per sminuire il comportamento di qualcuno. Noi volevamo far capire che per noi fare l’attrice non è ‘solo’ recitazione, ma che sulla scena giochiamo (dal croato igrati – giocare nda), ci divertiamo, creiamo. Il nostro ruolo nel collettivo trascende la mera recitazione e ha un aspetto organizzativo”.

Ana: “Secondo il teatrologo Boro Glišić la stessa radice della parola ‘gluma’ (recitazione nda) deriva dalla parola dello slaveno antico ‘ghlou’, che vuol dire ridere, giocare, scherzare. Proprio come ha detto Anja, il gioco è alla base della recitazione e serve già nell’infanzia per imparare a scoprire il mondo, esplorare, studiare ed è essenziale per la creazione di idee, senza le quali l’umanità non può esistere e svilupparsi. Noi ci occupiamo di recitazione e gioco perché pensiamo che ciò sia importante a ogni età. Nel gioco facciamo partecipare anche il pubblico, perché non esiste divertimento senza interazione. Il gioco ci aiuta a mantenerci in contatto con il mondo al di fuori del nostro microcosmo. Ci aiuta anche a imparare e agire e a condividere ciò che abbiamo imparato. A volte questa condivisione avviene attraverso la battuta, altre volte attraverso le lacrime. Per tutti questi motivi reputiamo che il nome ‘Igralke’ colga nel segno ciò che facciamo”.

Vanda: “Ci siamo accorte che discipline splendide come la recitazione e la filosofia nella lingua croata vengono usate in senso spregiativo. Che ruolo stai recitando? Si pensa sempre che la recitazione nasconda, distorca la realtà, mascheri la verità o indichi affettazione, ma raramente si vede l’aspetto ludico di tale pratica. La parola slovena ci è piaciuta perché è priva di connotazioni negative e, come ha già detto Anja, ci vogliamo allontanare dalla visione stereotipata di ciò che un’attrice è o dovrebbe essere e magari introdurre un significato nuovo nel linguaggio, anche perché tutte noi siamo molto più che semplici attrici”.

Foto: FOTO MIRANDA LEGOVIĆ

Il tempo passa troppo in fretta
Chi solo le Igralke? Com’è nato l’amore per la recitazione?
Anja: “Prima di entrare a far parte del collettivo ho terminato gli studi di logopedia alla Facoltà di Educazione e Riabilitazione di Zagabria. Dopo la dissertazione della tesi di laurea ho deciso di andare a fare la baby-sitter per un anno in Olanda. Lì ho avuto tantissimo tempo per pensare e di lavorare all’esame d’ammissione per l’Accademia d’Arte drammatica di Fiume. All’epoca i titolari del corso erano Rade Šerbedžija e Lenka Udovički, il che per me è stato una fortuna, in quanto si tratta di persone per le quali ho da sempre nutrito un grande rispetto e tanta fiducia e che ci hanno guidato con grande affetto durante tutto il corso di studio. Penso che tante persone decidano di fare l’attore e l’attrice perché sono affascinate dall’idea di trovarsi sulla scena, ma pochi comprendono quante privazioni e sforzi, quanti dubbi interiori ed esaurimenti nervosi siano necessari per poter salire un bel giorno sul palcoscenico e presentare con sicurezza il proprio personaggio, per poter accettare la critica e proteggere la propria persona da coloro che la vogliono sfruttare.

Personalmente, ho sempre amato viaggiare sulle ali della fantasia… mi ha sempre attirato il mondo che non esiste qui, che non è reale e nasce soltanto all’apertura del sipario, all’accensione dei riflettori e al passaggio in un’altra dimensione dove noi non siamo più noi. Penso che avrò sempre nostalgia dei mondi nei quali non ho mai vissuto e che non potrò mai scoprire”.

Ana: “Non ho mai potuto smettere di giocare. Le mie amiche, alla fine della scuola elementare facevano di tutto per sembrare più mature. Anch’io cercavo di integrarmi, ma le estati le trascorrevo a piedi nudi sul cemento davanti casa, con i bambini della via. Mio padre ripete sempre che il tempo passa troppo in fretta e che devo godermi ogni singolo istante e forse per questo motivo ho voluto fissarlo e non ho permesso alla bambina che c’è in me di scomparire. Perché le ho promesso di non diventare mai grande. Non ho potuto fare la stessa cosa con il corpo, ma il mio cuore è ancora lì, sul cemento arroventato dal sole. E allora ho deciso di iscrivermi a uno studio teatrale a Varaždin, presso un regista fantastico, Vlado Krušić. Lì ho scoperto un altro tipo di cemento arroventato. Sono arrivata a Fiume otto anni fa, dopo essermi iscritta a un corso di recitazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Ho concluso due anni di studio e poi ho provato a fare il provino per l’ammissione all’Accademia d’Arte drammatica. Quando sono stata presa, ho rinunciato al corso iniziale e non me ne pento. Alla Facoltà di Lettere e Filosofia ho conosciuto persone splendide, mentre la Recitazione l’ho affinata con i migliori maestri di quest’arte e i migliori professori di sempre”.

Vanda: “Mi sono iscritta al corso di recitazione a Fiume all’età di 25 anni. Prima di intraprendere questa strada ho frequentato il corso di antropologia culturale e sociale a Lubiana. La recitazione è stata da sempre un mio sogno nel cassetto, ma provavo avversione per l’accademia zagabrese e i suoi modi di lavoro e insegnamento. Sapevo da subito di non voler conseguire una laurea in arte drammatica soltanto per trovarmi un giorno sulla copertina di qualche rivista, ma per poter parlare di ingiustizia, per crescere come artista grazie alle arti sceniche. Quando ho scoperto che il corso dei professori Šerbedžija e Udovički è stato aperto a Fiume, ho raccolto tutto il mio coraggio e mi sono iscritta. Non se se l’ho già menzionato, ma adoro il teatro da sempre e per sempre (ride)”.

Sendi: “La mia strada, quella che mi ha portato a teatro, è stata lunga e impervia (o almeno così mi sembra), perché a causa della mia insicurezza e della mia paura dell’esame di recitazione, ho scelto prima la strada più agevole del corso di letterature comparate e russistica a Zagabria. Si tratta, però, di una decisione che non cambierei per niente al mondo! Se non avessi terminato quel corso di studio ora non sarei quella che sono e non potrei fare tutto quello che faccio per il collettivo ‘Igralke’ (dalla stesura dei progetti fino al PR), pensare i progetti in maniera matura e con il gusto che ho sviluppato negli anni. Se non fosse per tutto questo sarei una semplice attrice e non avrei mai incontrato Vanda, Anja e Ana. Non avrei mai potuto dire di essere un’Igralka”.

Foto: FOTO MIRANDA LEGOVIĆ

Autrici dei propri ruoli
Come siete giunte all’idea di iniziare questo progetto?
Vanda: “Già nel corso dei nostri studi i professori ci hanno sempre incoraggiate a considerarci degli operatori teatrali, a imparare numerose mansioni teatrali, non legate strettamente alla recitazione, in quanto tutto ciò ci sarebbe potuto servire un giorno a essere più indipendenti. La professoressa Lenka sognava di poter fare di tutta la classe una troupe che si sarebbe esibita in gruppo. Realizzare un gruppo teatrale con 14 persone, però, è un’impresa difficile, ma noi quattro ragazze abbiamo notato da subito di avere una sensibilità molto simile e un interesse per gli stessi temi. Siamo molto diverse, ma assieme formiamo un gruppo compatto che si occupa di tutto, dalla stesura dei progetti, alla promozione, produzione, fino alla collocazione delle luci e altri problemi tecnici. Non abbiamo voluto aspettare di conquistare qualcuno ai provini, ma ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo dato vita a qualcosa di nostro e la soddisfazione che deriva dal duro lavoro è indescrivibile. L’idea per lo spettacolo ‘Bakice’ (Nonnine) è nata gradualmente…”.

Sendi: “Negli spettacoli in cui mi sono esibita ho iniziato a sentirmi inibita. Avevo sempre qualcosa da ridire sulla modalità di lavoro, sui contenuti o i messaggi… Come conseguenza di questo rapporto con il teatro istituzionale, a un certo punto abbiamo deciso di voler diventare le autrici delle nostre parti. Vogliamo poter riprodurre con convinzione ciò che è scritto e vogliamo che ciò abbia per noi un significato profondo. Vogliamo fare spettacoli importanti in senso lato, ma importanti anche per noi individualmente. Avendo tali idee è molto difficile trovare un posto sul mercato, soprattutto perché uno del genere non esiste in Croazia. Annualmente ci sono 3 o 4 provini e se si inizia a rimuginare se tali progetti siano in sintonia con ciò che si prova, è una battaglia persa in partenza. Come ‘Igralke’ ci apriamo degli spazi per una collaborazione come la immaginiamo noi, costruiamo una nostra piccola utopia. Il prezzo da pagare per vivere questo sogno sono lunghe ore di duro lavoro, spesso non retribuito. Ma come dice bene Vanda, non esiste soddisfazione maggiore della sensazione di aver creato una magia dal nulla, un incantesimo che ha toccato il pubblico, proprio come il progetto ‘Bakice’”.

Foto: FOTO MIRANDA LEGOVIĆ

Splendide opportunità di collaborazione
Quali progetti avete realizzato finora?
Anja: “Finora abbiamo realizzato lo spettacolo ‘Plastika fantastika’ (in collaborazione con il centro Ri:use e il gruppo di associazioni Molekula di Fiume) e un cartone interattivo per il teatro pensato per i bambini che noi scherzosamente definiamo ‘cartone teatrale di fantascienza’. Il tema di cui ci siamo occupate è stato l’ecologia. La première del pezzo l’abbiamo avuta a giugno del 2019 ed è seguita la presentazione alla settima edizione di Non-festival internazionale dei teatri degli oppressi a Gornji Grad, in Slovenia, ma abbiamo partecipato anche al ‘Plesni zbirkus’ a Fiume, ci siamo esibite in varie scuole in tutta la regione e online nel corso del primo lockdown e grazie all’organizzazione Club Močvara di Zagabria. Nel pezzo dedicato ai bambini siamo tre supereroine che cercano di risolvere il problema dell’inquinamento, ma per farlo abbiamo il bisogno di un aiuto esterno da parte dei bimbi”.

Sendi: “Durante gli studi abbiamo partecipato a numerosi progetti che ci hanno permesso di crescere e imparare. Si tratta di occasioni bellissime di collaborazione con il Teatro Ulysses (‘Notti estive shakespeariane’, ‘Il buon uomo di Szechuan’ con la regia di Lenka Udovički) o con il TNC ‘Ivan de Zajc’ (‘Il lago dei cigni’ di Staša Zurovac, ‘La nostra educazione’ di Renata Carola Gatica)… Sapevamo di voler lavorare insieme e questo è stato il presupposto di base per la creazione del gruppo ‘Igralke’”.

Le quattro giovani attrici nella sala della Filodrammatica

Cos’è per voi il teatro e che messaggio volete trasmettere con questo medium?
Anja: “Per me il teatro è un’arena nella quale si svolgono diverse lotte – sociali e personali. È uno spazio di libertà, creazione, responsabilità, bellezza, sincerità…

Provo un grande rispetto nei confronti della scena e una grande responsabilità nella creazione di qualcosa che dovrebbe avere un’utilità, ma ci dovrebbe dare anche la possibilità di esprimerci e di fare una ricerca sociale. Il teatro è vivo solo in quanto comunica con il pubblico, in quanto desta gli spettatori dal loro torpore e dalla passività – a livello mentale o emotivo, ma anche a livello sensoriale. Mi piace uscire dal teatro con la sensazione di aver vissuto qualcosa, di essere stata da qualche parte. Il mio desiderio è fare questo tipo di teatro”.

Ana: “Per me il teatro è uno spazio in cui si creano dei mondi. È uno spazio di infinite opzioni, possibilità, uno spazio vicino alla verità. Per il pubblico, ma anche per l’attore, il teatro può offrire la possibilità di provare quello che è al di fuori della sua portata, di empatizzare con qualcuno che non è nella sua vita. Lo spettacolo è il riassunto di un determinato problema attraverso il processo di recitazione e la presentazione di un personaggio, di una comunità o di un mondo in un’ora e mezza”.
Sendi: “Io non credo nell’arte, credo negli spazi di condivisione. E se avviene una condivisione autentica, allora questo è la forma più grande d’arte. Il teatro è un luogo di discorso pubblico, condivisione pubblica, uno spazio in cui l’uomo si racconta. Cerca una speranza e la salvezza”.
Vanda: “Un luogo in cui possiamo immaginare una società diversa, seppur soltanto per un’ora o due”.
Arte e impegno sociale
Il teatro impegnato può avere un fascino aggiunto rispetto a quello fine a sé stesso?
Anja: “L’arte impegnata è un terreno difficile perché presuppone molti insuccessi e la messa in questione di convinzioni e limiti non solo sociali ma anche personali. Esiste sempre il rischio dello sfruttamento dei gruppi marginalizzati per promuovere la propria persona e se non si è abbastanza svegli si può giungere alla banalizzazione del problema. Nella realizzazione dello spettacolo ‘Bakice’ abbiamo continuato a ripeterci domande di carattere etico e siamo state molto attente a fare in modo che nessuna delle donne intervistate si sentisse sfruttata. Abbiamo tutelato la loro identità e ci siamo fatte seguire da loro nel nostro lavoro. Non abbiamo voluto deluderle, questa per noi è stata una priorità. Personalmente non ci vedo niente di male nell’Ars gratia artis o arte fine a sé stessa. Mi piace consumarla in tutte le sue forme. Questo tipo di arte ha il vantaggio di essere privo da falsi moralismo e prediche, ma d’altra parte può essere altrettanto potente e impegnato”.

Ana: “L’arte impegnata è necessaria, ma non deve diventare fine a sé stessa. Penso che l’arte impegnata deve essere dolce, ma al contempo rabbiosa, chiara e concreta. Sì, tale arte ha un fascino e non vorrei sembrare poetica, ma dopo uno spettacolo impegnato si formano dei sorrisi che scaldano il cuore”.

Vanda: “Personalmente, non posso immaginare di occuparmi professionalmente di un’arte che non sia impegnata, anche perché tutti i progetti che facciamo sono su base volontaria o quasi. Quello che mi dà soddisfazione e piacere è, appunto, questa componente di impegno sociale e la sensazione che il teatro sia generatore di cambiamenti sociali è stata il motivo che mi ha spinto a occuparmi di recitazione. Adoro i film fatti con un budget limitato e l’arte ‘trash’ non impegnata, ma nata da un semplice gioco e senza alcun obiettivo, perché questo tipo di creazione artistica accomuna sia i professionisti che i dilettanti, ma di queste cose mi occupo nel tempo libero e non sono legate alle ‘Igralke’ e quindi non rientrano nel mio curriculum (ride)”.

Sendi: “Cos’è in realtà l’arte e quanta vera arte abbiamo la possibilità di vedere nella nostra città o Paese? Ogni arte è bellissima se quelli che la creano e la fruiscono escono da questa esperienza migliori. L’arte esiste affinché noi non siamo statici. Credo fermamente nell’importanza dell’impegno sociale, soprattutto in seno alle ‘Igralke’, ma non me la sento di dire che gli altri tipi d’arte sono da meno. C’è posto per tutti. L’arte è qui per spostarci, almeno mentalmente o esteticamente, per darci pace o agitazione, ciascuna a modo suo. Quando veniamo toccati da diversi tipi di bellezza diventiamo persone migliori. ‘Bakice’ possiede un tipo particolare di bellezza, nella sua sincerità e vulnerabilità”.
State già lavorando al vostro prossimo progetto. Quando possiamo aspettarcelo?
Anja: “Già l’estate scorsa abbiamo iniziato le prove per un nuovo spettacolo. Ci siamo fermate per completare il progetto ‘Bakice’, ma il tema di questo nuovo progetto si inserisce benissimo nella domanda precedente: l’obiettivo e la ragione dell’arte, i suoi limiti, i problemi e la funzione del collettivo in un più ampio contesto sociale. Sono molto contenta di poter lavorare a quest’idea e visto che le condizioni in cui operiamo sono molto difficili, non dubito che sarà un’impresa ardua (ride)”.

Vanda: “Il nuovo progetto è iniziato più di un anno fa e il testo è nato dai nostri diari, ma è ispirato al periodo fiumano di Gabriele D’Annunzio. A questo grande progetto collaboreremo pure con la regista inglese Sammy Glover del teatro londinese ‘Almeida’ e con lo scrittore Erico Moses (Vienna-Boston)”.
Sendi: “Il genere di tale progetto è diametralmente opposto allo spoglio stile documentaristico di ‘Bakice’. Si tratterà di un dramma distopico che parla di rivoluzione, patto col diavolo e le contraddizioni della libertà. Sono entusiasta di questo processo creativo! Per il 2021 stiamo preparando anche uno spettacolo d’improvvisazione con la collaborazione di un’attrice e autrice francese. In ogni caso porteremo a Fiume estetiche nuove e collaboratori internazionali che sono come noi, dei professionisti emergenti. Vogliamo lavorare a livello internazionale e affermarci sulla scena europea per portare a Fiume nuove collaborazioni e progetti. Prima del lockdown avevamo iniziato anche il programma ‘Allenamento psicodrammatico’ alla Casa croata di cultura di Sušak (HKD), realizzato dal nostro collega Jaka Sotlar. Speriamo che questo programma riprenda presto e che i fiumani abbiano la possibilità di scoprire lo psicodramma quanto prima”.

In attesa di un momento di gloria
Com’è la situazione per le giovani attrici neolaureate a Fiume?
Anja: “La possibilità di lavorare in maniera precaria si trova sempre, ma questo tipo di lavoro è estenuante, sia a livello materiale che psichico. La situazione è difficile e le occasioni di lavoro si devono creare, ma quando le persone vedono che tu hai voglia di lavorare, che sei determinato ed entusiasta, ti danno una mano. Senza l’aiuto degli altri non si arriva lontano. Tante persone ci hanno aiutate in questo processo (a partire dalle collaboratrici e collaboratori che non hanno chiesto subito ‘quanti soldi?’, ma ‘di cosa parla lo spettacolo?’) e cerchiamo sempre di pagarle per quanto ci è possibile. Sulla scena indipendente, però, è tutto molto più modesto e rischioso. Nonostante tutto, abbiamo incontrato e scoperto dei valori che mi hanno ridato speranza nel genere umano”.

Ana: “Non c’è tanto lavoro, sono tempi duri, motivo per cui diamo il massimo per creare qualcosa di nostro. Non è facile, ma ogni inizio è difficile, o così dicono almeno. Ma se la passione per il lavoro è presente, ciò viene notato e apre tante porte. Per le giovani attrici emergenti la situazione a Fiume è favorevole soltanto se esiste un pubblico disposto a sostenerle e interessato al loro lavoro. Finché ci sono spettatori che ci guardano, quello che facciamo ha un senso. E qualche kuna non è mai di troppo”.
Sendi: “Continuo a sperare che il prossimo progetto sarà più facile, che la prossima volta non sarò costretta a lavorare pro bono, che arriverà il momento quando anch’io sarò in grado di vivere e lavorare normalmente… Non è facile, ma non è nemmeno impossibile. Da quando sono in questo splendido collettivo, vedo che abbiamo tanto da offrire al pubblico e sono sicura che il nostro momento di gloria sta per arrivare”.

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